Porto commerciale di Gaeta, le associazioni “Comunità del Lazio meridionale e delle Isole Pontine” e “Incontri & Confronti” scrivono al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ai sindaci dei comuni del Golfo e agli assessori regionali Elena Palazzo e Giancarlo Righini
“Si sente parlare spesso di economia blu, sostenibilità ambientale, futuro di mare e turismo, ma quasi sempre queste affermazioni non trovano riscontro con quello che il mare sta diventando e di come continuiamo a trattarlo. Si tratta di fenomeni presenti da tempo, ma che ora con il cambiamento climatico diventano drammatici. Gli sversamenti dei reflui urbani, delle attività industriali e zootecniche, tutto ciò che finisce nel golfo portato dai fiumi Garigliano e Volturno, stanno asfissiando il mare. Le acque all’interno della rada di Gaeta hanno raggiunto un grado di eutrofia e torbidità tali, da risultarne compromesse.
L’istituzione dell’Area Sensibile con delibera regionale del 19 febbraio 2010 n. 116, adottata dopo lo studio della Commissione Ardizzone (Provincia di Latina – 2005), fu un primo passo. Successivamente lo studio Samobis del 2015, quello di ARPA Lazio “Stato dell’Ambiente Marino Costiero del Golfo di Gaeta – Dieci anni di monitoraggi 2001 – 2011, la tesi di Laurea in Ingegneria, realizzata dall’Ing. Vittorio Guglielmo nel 2015, i dati attuali di ARPA Lazio, indicano la necessità di intraprendere altre ed immediate misure di tutela.
In questo quadro, se negli anni precedenti sono stati realizzati importanti allacci fognari con i depuratori, entrati in funzione alla fine del secolo scorso, oggi è necessario un ulteriore passo in avanti, con l’adeguamento dei sistemi di trattamento dei reflui urbani ed industriali.
L’abbattimento dell’Azoto e del Fosforo provenienti dai detersivi e dagli allevamenti di pesce, l’eliminazione di ogni scarico incontrollato, il recupero delle plastiche, l’adeguamento dei depuratori, lo scarico nel porto commerciale di Gaeta di merci inquinanti con sistemi a circuito chiuso che impediscano le dispersioni di polveri, rappresentano la condizione unica per salvaguardare le risorse del mare, delle spiagge e della costa.
Uno studio dell’ARPA Lazio (“Specie aliene e microplastiche – monitoraggio delle coste laziali 2015 – 2020”) circa la presenza di microplastiche in mare sulle 4 stazioni di rilevamento di Formia, San Felice Circeo, Ostia e Tarquinia, ha evidenziato nella prima stazione, quella di Formia, la percentuale maggiore di microplastiche: 0,076 per metro quadrato. Com’è noto le microplastiche finiscono nelle carni dei pesci e poi in quelle degli umani. Si pensi alle cozze che filtrano microplastiche e che non si possono eviscerare, come ad esempio il pesce, e dunque si mangiano con tutto ciò che filtrano.
La direttiva europea 27/11/2024 n. 19 obbliga i comuni sopra i 1000 abitanti al trattamento secondario dei reflui urbani entro il 2035, mentre i trattamenti terziario (rimozione azoto e fosforo) e quaternario (per i microinquinanti, microplastiche) diventeranno obbligatori rispettivamente dal 2039 e, dal 2045, per quelli superiori a 150 mila abitanti equivalenti.
A questo punto è necessario porre alcune domande. Quali iniziative concrete intendono intraprendere i tre principali comuni del Golfo Formia, Gaeta e Minturno? La Regione Lazio? Che fine ha fatto il “Contratto di Fiume” per disinquinare il fiume di Gianola? Perché non si realizza appieno l’Area Sensibile adottata dalla Regione Lazio nel 2010?
Purtroppo, a quel che si vede, si parla di tutela del mare, dell’istituzione di aree marine protette ma non c’è la benché minima azione concreta, operativa, sul campo. Anzi se qualcosa accade è in direzione contraria. È quello che è accaduto con le cozze. È stato affermato che esse non inquinano anzi filtrano, e dunque possono restare laddove sono. Un’altra picconata all’Area Sensibile e alla carta vocazionale che obbliga lo spostamento della maricoltura fuori dal golfo, arriva nel 2023.
L’Assessore regionale all’agricoltura, Giancarlo Righini nell’ambito della legge di stabilità 2026, ha proposto una proroga di tre anni a favore degli impianti di pescicoltura operanti nello specchio di mare tra Formia e Gaeta. In base a detta proroga un’azienda, la Piscicoltura del Golfo di Gaeta, ha chiesto in concessione un’area di sperimentazione (3 milioni e 220 mila mq.) fuori dal golfo, ma nel frattempo, chiede anche di restare all’interno della rada per altri tre anni con gli impianti esistenti. Quali garanzie ci sono per una rimozione di questi ultimi se la sperimentazione offshore si rivelasse negativa?
Ciò premesso, ci si chiede cosa bisogna fare. Ebbene, si cominci ad adeguare i depuratori secondo le direttive europee (Acqualatina), a garantire l’abbattimento delle polveri nel porto commerciale di Gaeta (Autorità Portuale), a disporre un’isola ecologica a Formia per consentire ai pescatori di smaltire le plastiche raccolte con le reti (Comuni del Golfo).
Il mare ha bisogno di un grande patto tra le istituzioni, i cittadini, le imprese che praticano le attività di pesca, balneazione e turismo. La cura della materia prima di cui vivono tante attività è vitale. Accanto ai Piani di Utilizzo degli Arenili, tema importantissimo, si agisca anche su tutti i rifiuti che si gettano in mare. Il territorio è cambiato cosi come il clima, ma proprio per questo è necessario porre fine all’incuria, all’abbandono, alle dispersioni dei rifiuti, soprattutto plastiche, abitudini pessime, che non possiamo più permetterci.
L’Assessore regionale all’agricoltura, Giancarlo Righini nell’ambito della legge di stabilità 2026, ha proposto una proroga di tre anni a favore degli impianti di pescicoltura operanti nello specchio di mare tra Formia e Gaeta. In base a detta proroga un’azienda, la Piscicoltura del Golfo di Gaeta, ha chiesto in concessione un’area di sperimentazione (3 milioni e 220 mila mq.) fuori dal golfo, ma nel frattempo, chiede anche di restare all’interno della rada per altri tre anni con gli impianti esistenti. Quali garanzie ci sono per una rimozione di questi ultimi se la sperimentazione offshore si rivelasse negativa?
Ciò premesso, ci si chiede cosa bisogna fare. Ebbene, si cominci ad adeguare i depuratori secondo le direttive europee (Acqualatina), a garantire l’abbattimento delle polveri nel porto commerciale di Gaeta (Autorità Portuale), a disporre un’isola ecologica a Formia per consentire ai pescatori di smaltire le plastiche raccolte con le reti (Comuni del Golfo).
Il mare ha bisogno di un grande patto tra le istituzioni, i cittadini, le imprese che praticano le attività di pesca, balneazione e turismo. La cura della materia prima di cui vivono tante attività è vitale. Accanto ai Piani di Utilizzo degli Arenili, tema importantissimo, si agisca anche su tutti i rifiuti che si gettano in mare. Il territorio è cambiato cosi come il clima, ma proprio per questo è necessario porre fine all’incuria, all’abbandono, alle dispersioni dei rifiuti, soprattutto plastiche, abitudini pessime, che non possiamo più permetterci.
