Morte come conseguenza di altro reato: la Cassazione ha pronunciato sentenza di prescrizione per gli imputati accusati del decesso di un anziano al Goretti di Latina
La Corte di Cassazione ha emesso sentenza per non doversi procedere in quanto i reati sono stati dichiarati prescritti. Si tratta del caso dell’anziani di 82 anni Francesco Trotto, rimasto bloccato nell’ascensore del Santa Maria Goretti di Latina nell’ottobre del 2009 e deceduto dopo 15 giorni di agonia.
Nel 2018, erano stati condannati il tecnico della Asl di Latina Gianfranco Gardosi (un anno di reclusione) e il responsabile della Siram spa, Fabio Setteneri (11 mesi), accusati di morte come conseguenza di altro reato, truffa e falso. Furono condannati in solido anche la Asl e la Siram al risarcimento in favore degli eredi della vittima, da quantificare in separato giudizio.
L’anziano, che si recava periodicamente in ospedale per essere sottoposto a dialisi, stava entrando in ascensore quando gli si erano chiuse le porte davanti. L’uomo era rimasto incastrato con un braccio e nel tentativo di divincolarsi aveva urtato la testa contro una parete. La violenta caduta gli aveva procurato un trauma cranico in seguito al quale era stato sottoposto a un intervento chiururgico durante il quale era deceduto.
Il giudice di Latina, Laura Morselli, aveva disposto una provvisionale esecutiva di 120mila euro complessivi per le 4 parti offese: la moglie e i tre figli di Trotto. Riconosciuto anche il risarcimento alla Asl e alla Regione Lazio, che nel procedimento si erano costituite parti civili.
Secondo l’accusa i due imputati avrebbero sottoscritto falsamente la manutenzione degli ascensori dell’ospedale Goretti, chiesta dall’Asl e questa era stata quindi pagata dalla Regione. In realtà non sarebbe stata effettuata, o comunque non come prevedeva l’appalto: non sarebbero state inserite neanche le fotocellule necessarie ad evitare la chiusura improvvisa delle porte.
Ora, la Cassazione, tranne per un capo d’imputazione rinviato ad altra sezione d’Appello ma solo ai fini civilistici, ha dichiarato prescritti i reati per i due imputati.
Ad ogni modo, nelle motivazioni, gli ermellini spiegano che è stato provato il fatto e viene dimostrato “oltre ogni ragionevole dubbio” che quando Trotto rimase incastrato “la fotocamera Slim a tutta altezza non era presente, come invece affermato nella certificazione redatta dagli imputati, in quanto ove fosse stata installata sarebbe stata in grado di rilevare la presenza del braccio del Trotto e avrebbe perciò impedito la chiusura delle porte dell’ascensore, così evitando che vi rimanesse incastrato. Da tanto discende che era contraria al vero l’attestazione contenuta nel certificato di ultimazione dei lavori che erano stati eseguiti in conformità con le prescrizioni contrattuali e corrispondevano a quelli richiesti. I giudici dell’Appello hanno ravvisato l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta di falso e le lesioni (e poi la morte) del Trotto, ritenendo integrata un’ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto, per essere derivata quale conseguenza del reato di falso contestato nei confronti dei due imputati”.
