Maltrattamenti e umiliazioni dentro la struttura per anziani: ascoltati in udienza quattro testimoni dell’accusa
È alle battute finali il processo che vede sul banco degli imputati la 52enne Lucia Simeoni, difesa dall’avvocato Paolo Angeloni e accusata di maltrattamenti ai danni di diversi anziani ospiti di una casa di riposo di Latina. Rigettata la richiesta di patteggiamento, il processo è iniziato lo scorso maggio 2025.
Nell’udienza odierna, davanti al III collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, sono stati ascoltati quattro testimoni chiamati dalla difesa. Si tratta di parenti di alcuni anziani che erano ospiti nella struttura di Latina dove sarebbero stati perpetrati i comportamenti violenti da parte dell’imputata.
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L’imputata è stata scagionata dalle testimonianze dei parenti che l’hanno descritta come una figlia acquisita per gli anziani. Nessuno dei parenti ha notato lesioni sul corpo degli ospiti, né tantomeno lamentele da parte degli anziani.
Era stata lei che gli aveva detto che potevano andare a trovarla quando volevano, era cordiale e affettuosa con tutti. Lei portava spesso dei dolci alla madre, li portava a tutti. “È stata proprio Lucia Simeoni a dirci che potevamo andare a trovare i nostri parenti quando volevamo”. Il quadro che ne è uscito è stato quello di una operatrice che accudiva gli anziani, completamente in controtendenza con le accuse di Procura e Guardia di Finanza di Latina.
Il processo è stato rinviato al prossimo 25 giugno quando si dovrebbe arrivare alla sentenza finale.
L’INDAGINE – La donna deve rispondere di maltrattamenti contro gli anziani della struttura che gestiva alle porte di Latina e, poi, in Via dei Volsci, in una zona centrale del capoluogo. Diversi gli episodi contestati dai militari della Guardia di Finanza di Latina che hanno portato avanti l’indagine iniziata nel 2022 dopo la denuncia interna alla comunità alloggio per anziani da parte di ex dipendenti. Dentro la casa per anziani, accadeva un po’ di tutto stando all’inchiesta dei finanzieri.
I maltrattamenti sarebbero stati anche di natura fisica, con particolari agghiaccianti tipo gli sputi della donna nel piatto di un anziano che avrebbe dovuto mangiare di lì a breve. La pressione esercitata dalla donna ha determinato negli ospiti un clima di soggezione psicologica, così come raccontato anche da alcuni ex dipendenti della struttura.
Un clima che viene definito un vero e proprio “sistema di maltrattamenti fisici e psichici”, tanto da “cagionare sofferenze e umiliazioni”. E ancora insulti e comportamenti maneschi come afferrare gli anziani dal collo e percuoterli nel caso qualcosa non fosse andata come voleva la 50enne. Oltreché alla donna, sono state denunciate altre persone che lavoravano nella struttura.
“I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, – si leggeva in una nota ufficiale della Guardia di Finanza – hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare personale emessa dal G.I.P. del Tribunale di Latina, nei confronti di una persona ritenuta responsabile del reato, nella forma aggravata, di maltrattamenti ai danni dei fragili ospiti, per i quali le famiglie d’origine pagavano in media una retta mensile di circa 1.000/1.500 euro
L’operazione, denominata “Senex”, trae origine da un’attività informativa svolta sul territorio condotta dai Finanzieri del Gruppo di Latina, nei confronti di una struttura socio-assistenziale (gestita da una società pontina), che ha permesso di portare alla luce allarmanti episodi di maltrattamento, fisico e psicologico, ai danni degli anziani ospiti della struttura residenziale.
In particolare, l’attività investigativa condotta dal Gruppo di Latina ha consentito di acquisire elementi probatori a carico della responsabile e coordinatrice dei servizi socio assistenziali erogati all’interno della struttura, per la quale è stato ipotizzato – fatta salva la presunzione di innocenza nei confronti dell’indagata sino alla conclusione definitiva dell’iter processuale – il reato di maltrattamenti, aggravato dalla circostanza dell’aver commesso il fatto in danno di persone ospitate presso strutture socioassistenziali, attraverso l’utilizzo reiterato di metodi di vessazione fisica e psicologica, nei confronti degli anziani ivi ricoverati, costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura, oltre che di disagio psico-fisico.
Nell’arco delle indagini, sarebbero state infatti ricostruite numerose condotte di maltrattamento poste in essere in danno degli anziani ospiti della struttura, persone psicologicamente fragili, disabili ed indifese, costrette a regime di vita vessatorio e mortificante, oggetto di continue ingiurie e minacce, nonché di violenze fisiche (schiaffi, spinte, strattonamenti, etc.) e verbali, con offese ed insulti.
Le investigazioni svolte, infatti, hanno consentito di raccogliere e ricostruire elementi probatori in ordine a gravi comportamenti, come ad esempio la somministrazione di farmaci in modo superficiale e non aderente alla corretta terapia, invertendo talvolta i programmi terapeutici, al fine di tacitare i degenti, oppure la minaccia di essere legati e strattonati al fine di far cessare le lamentele, o ancora, il disinteresse per le richieste di soddisfacimento di bisogni primari ed essenziali, quali l’alimentazione, la necessità di essere lavati o di usufruire dei servizi igienici.
