MINACCE AI CONNAZIONALI CHE DENUNCIAVANO LE PREPOTENZE: I DUE KILLER DI BORGO MONTELLO A PROCESSO

Singh Jiwan, il 43enne indiano, commerciante a Borgo Bainsizza, dove gestisce con la famiglia un negozio di alimentari. L’uomo è stato condannato per l'omicidio volontario del 29enne Sumal Jagsheer
Singh Jiwan, il 43enne indiano, commerciante a Borgo Bainsizza, dove gestisce con la famiglia un negozio di alimentari. L’uomo è stato condannato per l'omicidio volontario del 29enne Sumal Jagsheer

Minacciarono un uomo che aveva denunciato una rapina ad Aprilia: i due imputati sono i killer dell’omicidio di Via Monfalcone a Borgo Montello

Diventate definitive a maggio 2025 le loro condanne, a oltre 25 anni di reclusione, per l’omicidio volontario del connazionale di 29 anni Sumal Jagsheer, avvenuto il 30 ottobre 2021 a Borgo Montello, nei pressi della discarica, Singh Jiwan (43 anni), il cosiddetto capo banda, e Singh Devender (44 anni), devono affrontare un altro processo con l’accusa di minacce.

Il processo è incardinato dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia, che, oggi, per mancanza del testimone, ha rinviato all’udienza del prossimo 2 novembre. Costituito come parte civile, assistito dall’avvocato Simone Rinaldi, uno dei due indiani minacciato.

Il caso risale al 19 luglio 2021 quando, ad Aprilia, Singh Devender e Singh Jiwan avevano avvcinato un connazionale minacciandolo: “Quello che abbiamo fatto a Rajanpreet, la faremo a te, sei il prossimo”. Le minacce erano riferite al fatto che, un mese prima, i due soggetti avevano aggredito e rapinato Singh Rajanpreet.

Cinque giorni dopo, il 24 luglio 2021, Singh Jiwan – il leader del sodalizio che ha ucciso a bastonate Sumal Jagsheer per essersi fornito in un negozio diverso rispetto all’esercizio commerciale della moglie del medesimo Jiwan a Borgo Bainsizza (anche lei sotto processo per il favoreggiamento di quell’omicidio) -, avvenne un altro fatto contestato nel processo odierno.

Singh Jiwan avvicinandosi, sempre ad Aprilia, a un altro connazionale, lo avrebbe minacciato di rompergli le gambe.

La colpa dell’altro connazionale era quella di aver accompagnato dai Carabinieri Singh Rajanpreet a denunciare la rapina subita.

Peraltro, sia Singh Jiwan detto “Gighen” che Singh Devender, oltreché ad un altro sodale, sono stati condannati per tali episodi di rapine avvenuti al Parco degli Alpini di Aprilia.

L’indagine dei Carabinieri di Aprilia inizia con i pestaggi di due connazionali – Singh Rajanpreet e Singh Hardeep – portati a compimento da “Gighen”, Devender e l’altro connazinale, esattamente il 23 maggio 2021 e il 4 luglio 2021.

Il 23 maggio 2021, al Parco Degli Alpini di Aprilia, un gruppo di una quindicina di indiani aggredisce con spranghe e bastoni l’indiano, residente ad Aprilia, Singh Rajanpreet. Quest’ultimo non è solo ma insieme ad altri tre amici i quali, a differenza di lui, riescono a scappare. Tra di loro c’è anche Singh Hardeep che tornerà a breve in questa storia di “mafia” indiana.

Dopo il pestaggio, Rajanpreet è trasportato al Pronto Soccorso di Aprilia: il quadro diagnostico è di “trauma cranico, tumefazione ginocchio sinistro, braccio destro e sinistro, collo, ferita alla gamba ed ecchimosi”. Insomma, non proprio una passeggiata di salute.

Non solo le botte, anche il furto: durante il pestaggio, a Rajanpreet vengono sottratti con la forza una catenina d’oro e un cellulare. Non la prima aggressione messa in atto dalla banda di Singh Jiwan: un particolare che gli investigatori conoscono bene. Vogliono imporre il predominio sui propri connazionali, un fatto che ormai si è imparato a conoscere dopo i fatti di Borgo Montello.

Non è finita perché, dopo il pestaggio, Rajanpreet viene anche minacciato da uno dei picchiatori, Singh Devender: se parli e denunci, veniamo a prenderti di nuovo.

Passa un mese e mezzo e, il 4 luglio, uno degli amici di Rajanpreet, Singh Hardeep, riuscito a fuggire dal pestaggio di Parco degli Alpini, viene fermato insieme a un amico mentre viaggiano sulla sua auto, una Bmw X3. L’amico, curiosità della vicenda, è un omonimo del capo Jiwan.

Hardeep è costretto a scendere da un’auto e subito dopo scatta un pestaggio violento con mazze e bastoni. Gli aggressori spaccano tutto, distruggendo anche carrozzeria e cristalli, per poi trascinare fuori Hardeep e pestarlo barbaramente. L’uomo si ritrova fratturati tibia e perone destro, oltreché ad altre contusioni.

Tutti e due gli indiani aggrediti sanno con chi hanno a che fare: si tratta di un gruppo criminale che li terrorizza. E Hardeep viene aggredito proprio perché non doveva parlare e riferire alcunché alle Forze dell’Ordine in merito al pestaggio e alla rapina commessa ai danni di Rajanpreet al Parco Degli Alpini di Aprilia.

Sa bene Hardeep di essere sotto tiro poiché, prima dell’aggressione del 4 luglio, riceve telefonate minatorie dalla banda che gli intima di non testimoniare. E anche l’amico che era con lui in auto, il 4 luglio, dopo il pestaggio di Hardeep, viene aggredito due giorni dopo e riesce miracolosamente a darsi alla fuga. Nessuno deve parlare.

Un affresco di paura e sottomissione. Una banda capeggiata da un leader che tutto controlla e decide: per l’appunto una mafia emergente la cui sottovalutazione o indifferenza è e sarebbe grave.

Sono le attività investigative dei Carabinieri apriliani, condotte nell’arco temporale compreso fra il maggio ed il settembre 2021 – consistite nella acquisizione delle denunce sporte dalle parti offese, dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza e dei tabulati telefonici, dall’escussione di numerosi testimoni di etnia indiana e dalle connesse individuazioni fotografiche – a confermare l’esistenza di un gruppo di persone di etnia Sikh, capeggiati, per l’appunto, da Singh Jiwan detto “Gighen”.

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