Accusa il patrigno di averla palpeggiata per quattro anni: ascoltata come testimone in Tribunale, la ragazza ritratta tutto
La Procura di Latina è arrivata alla conclusione indagini nei confronti dell’uomo accusato di violenza sessuale ai danni della figliastra che, a novembre scorso, era stata ascoltata come testimone nell’ambito di un incidente probatorio in cui aveva negato tutto. I due, patrigno e figliastra, erano usciti a braccetto dal Tribunale di Latina ma, in teoria, avrebbero dovuto essere l’uno, il patrigno orco, l’altra, la giovane donna vittima di violenza sessuale aggravata dalla minore età.
Lo scorso 7 novembre, presso la Corte d’Assise del Tribunale di Latina, l’incidente probatorio era stato richiesto dal pubblico ministero Giorgia Orlando che aveva chiesto che fosse sentita come testimone la vittima denunciante, ossia la ragazza di 19 anni. Quest’ultima, lo scorso giugno 2025, aveva infatti denunciato in Procura di essere stata vittima di palpeggiamenti da parte del patrigno di 52 anni. L’uomo, per quattro anni, sin da quando lei aveva 15 anni, l’avrebbe spesso toccata nelle parti intime. Uno scenario che aveva fatto scattare la denuncia a carico dell’uomo, assistito dall’avvocato Carmela Massaro.
I fatti sarebbero avvenuti a Latina, città di origine e residenza dell’uomo che, fino a pochi mesi fa, conviveva con la madre della ragazzina, con quest’ultima e il fratellino, tutti e tre di origine dominicana. Una famiglia che aveva avuto il lutto della compagna dell’uomo, nonché madre della presunta vittima, tanto che da quando vi era stata la dipartita, la ragazza era rimasta a vivere con il 52enne.
Interrogata alla presenza della psicologa Gabriella Errico, la giovane aveva spiegato che l’uomo l’avrebbe più volte redarguita perché fa tardi la sera. Il casus belli era nato quando a inizio estate l’uomo le aveva negato 150 euro per andare a Ponza insieme agli amici. Dopo questo episodio, la ragazza si sarebbe vendicata, denunciando i palpeggiamenti, a novembre 2025 incredibilmente negati davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano.
Una storia creata ad arte per vendetta, questa era stata la tesi della ragazza che non si era costituita parte civile. Quelli che erano stati denunciati come palpeggiamenti ai Carabinieri, erano stati descritti in realtà come baci e carezze paterne, che non avevano alcun intento sessuale.
Un completo ribaltamento della questione e un finale ancor più sorprendete: patrigno e figliastra erano usciti insieme al Tribunale, d’amore e d’accordo.
Solo che, ora, la Procura ha concluso le indagini e l’uomo, entro i prossimi venti giorni, dovrà presentare una memoria difensiva o chiedere di essere interrogato dal pubblico ministero. È probabile che la Procura chieda il rinvio a giudizio. Il 52enne rischia di dover affrontare il processo, nonostante la ritrattazione della presunta vittima.
