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400 MILIONI DI BUONI SPESA COMUNE PER COMUNE: ECCO COSA PREVEDE L’ORDINANZA

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L’ordinanza del capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, attraverso cui il Governo ha deciso di distribuire subito 400 milioni di euro ai Comuni ha stabilito determinati criteri

Angelo Borrelli
Angelo Borrelli

Come noto, il Governo, confrontandosi con l’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) ha deciso anche di anticipare di oltre un mese la consegna dei 4 miliardi e 700 milioni di euro dovuti come ogni anno ai Comuni (Fondo di solidarietà).

Per quanto riguarda la somma aggiuntiva dei 400 milioni, questa servirà ai “buoni spesa” da consegnare alle famiglie in difficoltà. I 400 milioni euro saranno divisi tra gli ottomila comuni italiani secondo due criteri.

Una quota, pari al 80 per cento del totale (320 milioni di euro), sarà girata in proporzione alla popolazione residente di ciascun comune; Il restante 20 per cento (80 milioni) è ripartito “in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione”. Nessun comune, per quanto piccolo, avrà meno di 600 euro. La misura è temporanea e serve a tamponare l’emergenza alimentare in alcune fasce di popolazione più svantaggiata, finché non saranno operativi gli aiuti economici previsti dal decreto “Cura Italia”. I soldi dovranno bastare fino al 15 aprile 2020, giorno in cui dovrebbe cominciare l’erogazione dei 600 euro per la fasce deboli previsti dal suddetto decreto.

L’ordinanza, come detto, prevede i criteri di distribuzione degli aiuti. I sindaci sono autorizzati “all’acquisizione di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale”.
I comuni, grazie anche alle donazioni di privati, potranno comprare direttamente “generi alimentari o prodotti di prima necessità”, avvalendosi “per l’acquisto e per la distribuzione dei beni” anche degli enti del Terzo Settore.

Come saranno divisi i fondi?

I soldi saranno distribuiti agli 8.000 Comuni con una divisione per abitanti: secondo Antonio Decaro, sindaco di Bari e Presidente dell’Anci, “useremo anche un algoritmo per utilizzare i 400 milioni aggiuntivi dove c’è più bisogno e dunque erogando una somma maggiore a quelle amministrazioni dove c‘è un numero più alto di cittadini in difficoltà”.

I buoni spesa

Non sono ancora chiare le modalità: ogni Comune dovrebbe dividerli come meglio ritiene di farlo, questa è la linea. Decaro ha spiegato: “Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo, altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa e se si tratta di anziani che non hanno la possibilità di uscire saranno i volontari ad occuparsi di andare al supermercato e poi consegnare la spesa. Il criterio generale è che si vada da un minimo di 25 euro a un massimo di 50 euro per nucleo familiare. Ma anche su questo ogni Comune potrà regolarsi a seconda delle esigenze”.
Secondo uno schema della Lega della Autonomie locali, però, il riparto per nucleo famigliare del buono spesa è assegnato una tantum pari a 300 euro. Un criterio che però non trova conferma nell’ordinanza firmata da Borrelli.

Entro domenica ogni Comune dovrà attivare un numero da chiamare. Nel frattempo chi ha bisogno del contributo può chiamare il numero del Comune e chiedere di ottenere immediata assistenza. Ogni amministrazione municipale dovrà rendere nota la lista dei supermercati “convenzionati” dove si potranno utilizzare i buoni.

Le quote Comune per Comune

Ai Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti è riconosciuto un contributo non inferiore a 20mila euro.

Ai Comuni con popolazione compresa tra i 5000 e i 30000 abitanti è riconosciuto un contributo di 50mila euro.

Ai Comuni con popolazione compresa tra i 30000 e i 69000 abitanti è riconosciuto un contributo di 80mila euro.

Ai Comuni capoluogo di provincia e di Regione è riconosciuto un contributo di 150mila euro.

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