Accusato di aver diffamato Coldiretti attraverso video pubblicati sui social: la Cassazione conferma il sequestro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Danilo Calvani, noto agricoltore, un tempo nel movimento dei Forconi, oggi rappresentante del movimento C.R.A. Agricoltori Traditi. Il ricorso rigettato era stato presentato contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro di due video ritenuti diffamatori nei confronti della Coldiretti.
Con ordinanza del 20 gennaio 2026, il Tribunale di Roma, sezione del riesame, in accoglimento parziale dell’appello proposto dal Pubblico ministero di Roma, contro l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari capitolino, ha disposto il sequestro preventivo mediante oscuramento di due video presenti sulla piattaforma “Instagram”, nei confronti del pontino Danilo Calvani, 64 anni, in relazione al reato di diffamazione.
Il Tribunale del Riesame, ritenuta la propria competenza per territorio, ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di diffamazione in relazione ai video postati sulla piattaforma Instagram e in relazione alla diretta sulla piattaforma “Facebook” tenuta dall’indagato, nel corso dei quali Calvani, rappresentante del movimento C.R.A. Agricoltori Traditi, aveva rivolto frasi offensive nei confronti della Coldiretti e dei suoi vertici, “che non costituirebbero espressione del diritto di critica, in quanto non rispettosi del requisito della continenza espositiva, trasmodando in una ingiustificata aggressione all’immagine della Coldiretti e dei suoi rappresentanti”.
I giudici hanno, inoltre, ritenuto sussistente il “periculum in mora”, “in quanto i relativi video erano ancora presenti sul web e perciò accessibili da una vasta platea di utenti, sicché sarebbe ravvisabile il pericolo concreto e attuale di aggravamento delle conseguenze del reato in ragione della diffusività dello strumento impiegato”.
Calvani ha eccepito sulla competenza del Tribunale di Roma, ritenendo quello di Latina idoneo a giudicare la sua posizione. Inoltre, secondo il ricorrente, vi sarebbe l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e del periculum in mora. “Sotto il primo profilo il ricorrente, premesso di essere esponente del CRA (Comitato agricoltori riuniti) e leader del movimento “I Forconi”, fortemente impegnato a combattere le frodi dei Fondi PAC dell’Unione europea, sostiene che nella specie ricorrerebbe la scriminante del diritto di critica, atteso che le frasi contestate si inserirebbero nell’ambito della polemica
concernente temi di rilevanza sociale e non conterrebbero attacchi personali”.
Il ricorso, secondo la Cassazione, è infondato. Nel merito “se è ben vero che essa presuppone in ogni caso un fatto che è assunto a oggetto o a spunto del discorso critico, tuttavia il giudizio valutativo, in quanto tale, è diverso dal fatto da cui trae spunto e, a differenza di questo, non può pretendersi che sia “obiettivo” e neppure, in linea astratta, “vero” o “falso”.
“La motivazione spesa dal Tribunale del Riesame – spiegano gli ermellini – in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza è ampia e articolata, descrivendo le condotte incriminate, consistenti nella pubblicazione di video contenenti messaggi in cui l’indagato censurava aspramente l’operato della Coldiretti e dei suoi esponenti apicali, con affermazioni di contenuto diffamatorio, le quali – tenuto conto anche del complessivo contesto in cui esse si inserivano – non potevano ritenersi scriminate dall’esercizio del diritto di critica, in quanto prive del requisito della continenza, trasmodando in una ingiustificata aggressione all’immagine e alla credibilità dell’associazione di categoria e dei suoi esponenti”.
Il Tribunale ha rigetta il ricorso e condannato Calvani al pagamento delle spese processuali.
