Processo Tiberio. Non ancora concluso il processo per corruzione che vedeva sul banco degli imputati il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani
Il secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Elena Nadile, a latere le colleghe Francesca Zani e Clara Trapuzzano Molinaro, ha rinviato il processo Tiberio al prossimo 17 marzo, data nella quale ci sarà la camera di consiglio e la sentenza attesa per il primo pomeriggio di quel giorno.
Dura da nove anni il processo scaturito dall’indagine Tiberio. A maggio 2017 c’è stata la prima udienza per il procedimento penale che ha trattato diverse ipotesi di corruzione e turbativa d’asta tra Sperlonga, la Provincia di Latina e altri comuni pontini.
Lo scorso 20 gennaio, sono stati gli ultimi tre avvocati difensori Vincenzo Macari, Gianni Lauretti e Gaetano Marino a chiedere l’assoluzione per i rispettivi assistiti, sottolineando la genericità delle accuse e l’assenza di qualsivoglia patto corruttivo.
Oggi, 17 febbraio, era previsto che gli avvocati difensori contro-deducessero le due repliche del pubblico ministero Valerio De Luca depositate nelle scorse settimane. Al contempo, è ancora sub judice, dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, la richiesta di obbligo di firma per Cusani in merito alla nuova indagine che lo vede coinvolto e che ha svelato ipotesi di corruzione e altri reati. Coinvolti funzionari, un vigile urbano e anche un Carabiniere.
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A ottobre scorso, si era svolta la requisitoria del pubblico ministero Valerio De Luca, con la richiesta delle condanne a carico degli imputati, al netto di maturate prescrizioni per le turbative d’asta. A rimanere in piedi solo la corruzione, il reato più grave. Il pubblico ministero, dopo circa due ore e mezza abbondanti di requisitoria, ha chiesto le pene: Armando Cusani 6 anni di reclusione; Nicola Volpe 8 anni; Antonio Avellino 6 anni, Isidoro Masi 7 anni. Non doversi procedere per diversi capi riguardanti la turbativa d’asta prescritta.
Come noto, il processo ruota attorno alla vicenda dell’Hotel Grotta di Tiberio e di alcuni appalti, tra cui quello più importante riferibile, per l’appunto, al complesso archeologico di Villa Prato a Sperlonga per un importo di 700mila euro. A sedere sul banco degli imputati, oltreché al sindaco di Sperlonga Armando Cusani (ex DC e Forza Italia, al momento esponente della Lega), l’architetto Isidoro Masi, all’epoca dei fatti contestati in comando dalla Provincia presso il Comune di Sperlonga come Responsabile dell’Ufficio Tecnico, l’ex dirigente comunale Massimo Pacini e gli imprenditori Andrea Fabrizio, Antonio Avellino e Nicola Volpe. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Macari, Conca, Panella, Palmieri, Fusco, Lauretti, Pucci e Marino.
L’attuale dirigente del settore Ambiente del Comune di Latina, Gian Pietro De Biaggio, ha già patteggiato a 1 anno e 3 mesi nel procedimento “Tiberio”, coinvolto come responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Prossedi.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di aver messo in piedi un sistema illecito volto a favorire l’attività imprenditoriale del primo cittadino e a pilotare gare d’appalto a discapito della collettività. Turbativa d’asta e corruzione, i reati più gravi contestati dall’indagine che è stata portata avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Sperlonga. Uno degli imputati è deceduto: si trattava dell’imprenditore di Nettuno Mauro Ferrazzano (che fu condannato in abbreviato), le cui dichiarazioni sono ormai irripetibili, non più in grado di essere smentite e quindi cristallizzate: proprio queste potrebbero significare un punto a favore dell’accusa e un ostacolo difficile da superare per il sindaco di Sperlonga ed ex Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Quantomeno per il merito delle accuse.
Diverse le parti civili costituitesi nel processo: Comune di Sperlonga, Prossedi, Priverno, più il confinante dell’Hotel Tibero, Carmine Tursi, l’Associazione antimafia “Caponnetto” e, infine, i gli esponenti politici Alfredo Rossi, Marco Toscano, Alessandro Zori e Carla Di Girolamo. Proprio da Carmine Tursi, assistito dall’avvocato Francesco Di Ciollo, sono partite le denunce che hanno dato il via alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e della Stazione di Sperlonga. Al centro delle segnalazioni di Tursi gli abusi edilizi all’hotel “Grotta di Tiberio” (ad oggi acquisito al patrimonio del Comune di Sperlonga in quanto completamente abusivo), che vedeva Cusani comproprietario col suocero e dal cui prende il nome l’inchiesta.
Una inchiesta che si è allargata successivamente a un sistema di appalti considerati truccati tra cui il suddetto complesso archeologico di Villa Prato, da 700mila euro; la ristrutturazione del Comune di Prossedi, da 230mila; l’affidamento del servizio di pulizia delle strade extraurbane di Priverno, da 40mila; il restauro della scuola “Santoro” di Priverno, appalto da 35mila euro. Sia Masi che Pacini, secondo l’accusa, avrebbero garantito gli interessi di Cusani per l’hotel.
Nel novembre 2013 Armando Cusani fu sospeso dalla carica di presidente della Provincia e consigliere comunale di Speronga dall’allora Prefetto di Latina di allora, Antonio D’Acunto, che applicò la legge Severino in seguito alla condanna a un anno e otto mesi inflitta in primo grado dal Tribunale di Latina per abuso d’ufficio. Il caso riguardava la rimozione del comandante dei vigili urbani di Sperlonga nel 2003, quando Cusani era sindaco del comune del sud pontino.
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