Tentato omicidio in zona pub: concluso il rito abbreviato per il ventenne accusato di aver accoltellato Matteo Morandi
7 anni e 4 mesi di reclusione col rito abbreviato per aver accoltellato, riducendolo in fin di vita, un ragazzo 16 anni nella cosiddetta zona pub di Latina. È questa la sentenza decisa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano, pronunciata oggi, 21 luglio, a carico del 21enne Mirko Iorio, assistito dall’avvocato Alessandro Farau e ritenuto colpevole del tentato omicidio dell’allora sedicenne Matteo Morandi avvenuto ad autunno 2024.
Il giudice ha stabilito per il giovane di Latina l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento da calcolarsi in sede civile a favore dei genitori della vittima, costituitisi parti civili e difesi dall’avvocato Silvia Siciliano. Iorio, a cui il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche, dovrà pagare alle parti civili una provvisionale di 30mila euro.
All’esito della sentenza, le parti civile, tramite l’avvocato Siciliano, hanno espresso soddisfazione per l’accertamento della verità e della giustizia: “Un caso di allarme sociale che riguarda tutti, in quanto coinvolge la sensibilità di ogni genitore. Una risposta che lo Stato ha dato”. Al contempo, la difesa, rappresentato dall’avvocato Farau, ha ritenuto la pronuncia del giudice come “una sentenza da valutare”. Soddisfatti per “il riconoscimento delle generiche. Valuteremo, alla lettura della sentenza tra 90 giorni, se impugnare o meno in modo tale da ottenere un sesto di sconto della pena come prevede la legge”.
Stamani, prima della sentenza, le parti avevano discusso. La difesa aveva chiesto le attenuanti generiche e della provocazione, la rimodulazione dell’entità della pena, oltreché alle riqualificazione del reato da tentato omicidio a lesioni aggravate.
Lo scoros 23 giugno, il pubblico ministero Giuseppe Bontempo, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto per Iorio una pena di 8 anni e 8 mesi. Iorio deve rispondere del triplice tentato omicidio: non solo Morandi, l’unico a costituirsi parte civile, ma anche di altri due ragazzi che si trovavano in zona pub quella maledetta sera del novembre 2024.
Prima della requisitoria lo psichiatra Alfonso Tramontano, consulente nominato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, chiamato a giudicare Iorio, aveva relazionato sul giovane, definendolo come assolutamente capace di intendere e volere. Iorio, che si trova tuttora ai domiciliari, aveva optato, ammesso, al rito abbreviato. La sua posizione era stata stralciata. Parallelamente è alle battute finali anche il processo col rito ordinario nel quale rispondono di tentato omicidio di Morandi Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, entrambi imputati e da giugno ai domiciliari dopo essere stati ristretti in carcere sin dal febbraio 2025.
Dopo gli arresti effettuati dalla Squadra Mobile di Latina, Mirko Iorio, il ragazzo di 21 anni accusato di aver impugnato il coltello con cui ha ferito tre giovani, tra cui il sedicenne, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri due giovani, Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, avevano ammesso le accuse a loro carico davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. I due giovani avevano spiegato di aver partecipato alla maxi-rissa, di aver colpito gli “avversari”, ma non di non aver utilizzato nessun corpo contundente, né tantomeno un coltello. Lo scorso 14 luglio, nell’ambito del processo, il pubblico ministero Marco Giancristofaro ha chiesto per Manauzzi e Iustic, rispettivamente difesi dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino e Giovanni Lisco, la pena di 10 anni ciascuno. Le arringhe difensive e l’intervento della parte civile, rappresentata anche in quella sede dall’avvocato Silvia Siciliano, si terranno il prossimo 23 settembre.
Tornando a Iorio, nel corso dell’udienza del rito abbreviato dello scorso gennaio, l’avvocato Farau aveva chiesto per Iorio una perizia psichiatrica, nominando la consulente e psicologa Alessia Micoli. Il difensore aveva chiesto, quindi, che il rito abbreviato fosse condizionato alla perizia psichiatrica.
Lo scorso 27 febbraio, la consulente aveva esposto la sua perizia, spiegando che Iorio sarebbe stato affetto da parziale incapacità di intendere e volere nel momento della violenza perpetrata ai danni di Morandi. Il giovane, infatti, avrebbe difficoltà a controllare la rabbia e su questa insufficienza emotiva avrebbe avuto quella incapacità di controllare i suoi gesti.
I FATTI – Il 23 novembre 2024, nella cosiddetta zona Pub di Latina, intorno alle 23 e 30, c’era stato un violento scontro tra i ragazzi di due gruppi “rivali” a cui avevano partecipato una decina di giovani. Da una parte il gruppo Q4, quello degli imputati, dall’altra il gruppo Colosseo, di cui faceva parte Morandi. Le fasi concitate della prima rissa erano durate meno di un minuto e subito dopo tutti i partecipanti si erano allontanati.
Trascorsi appena 15 minuti dal primo episodio, alcuni ragazzi, tra cui i tre già coinvolti in precedenza, erano tornati sul posto, questa volta, però, armati di un coltello e spalleggiati da altri amici. Prima di torna in Via Neghelli, il gruppo si era spostato in via Fratelli Bandiera, nei pressi del ristorante etnico, ossia il loro luogo di ritrovo.
Con l’intento forse di vendicare il precedente “sgarro”, a quel punto, il gruppo ha aggredito violentemente due dei giovani che avevano preso parte alla precedente rissa (un sedicenne ed un diciottenne), e nella confusione era stato attinto al collo anche un terzo soggetto, un minorenne, Matteo, che aveva semplicemente cercato di fare ragionare le parti.
All’arrivo delle volanti della Polizia, sul posto erano rimasti tre ragazzi tutti feriti con arma da taglio, uno di questi, il sedicenne, era rimasto gravemente ferito ed era stato trasportato in condizioni gravissime all’ospedale dove, in pericolo di vita, è stato sottoposto a numerosi interventi chirurgici.
Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, guidata dal dirigente Guglielmo Battisti, hanno consentito di inquadrare nell’immediatezza il probabile contesto criminale in cui si era verificato il fatto: uno screzio tra giovanissimi gravitanti nel cosiddetto gruppo Colosseo, composto per lo più da minori, ed altri giovani facenti parti di un’altra “compagine”, il cosiddetto gruppo Q4. Di quest’ultimo gruppo fanno parte i tre arrestati.
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L’identificazione dei coinvolti e la ricostruzione delle singole condotte è stata particolarmente complessa. In particolare l’acquisizione delle testimonianze dei presenti, resa difficoltosa sia per la ritrosia, soprattutto iniziale, a collaborare con gli inquirenti, sia per l’assenza di conoscenza diretta dei membri del gruppo contrapposto. Determinanti in tal senso si sono rivelate invece le immagini degli impianti di video sorveglianza privata acquisite sul posto dagli investigatori.
L’identificazione dei sospettati della rissa e degli autori dell’accoltellamento, avvenuta da parte degli investigatori della Polizia di Stato, ha permesso di procedere alla perquisizione e al sequestro degli abiti dei presunti autori. Tale attività ha consentito di raccogliere ulteriori indizi a loro carico, a cui è seguito un intenso lavoro di analisi dei filmati di video sorveglianza e di comparazione delle stesse con i vestiti sequestrati.
Sarebbe stato Iorio a tirare fuori il coltello con cui sono stati feriti i tre giovani. Dopodiché sia Iorio che Manauzzi si sono recati anche loro al pronto soccorso del Goretti di Latina: il primo per capire quale fosse la situazione dei tre ragazzi feriti, il secondo per farsi curare le abrasioni causate dalla rissa. Manauzzi, alla fine, si recherà all’ospedale Icot. Iorio, peraltro, nella notte dell’accoltellamento, provò a contattare tre volte tramite Instagram uno dei tre accoltellati, un 17enne, non ricevendo risposta. È anche per questo che gli inquirenti ritengono che il giovane fosse ben consapevole del danno arrecato e volesse capirne l’entità.
All’esito dell’attività investigativa, la Squadra Mobile ha denunciato, a vario titolo, alla Procura della Repubblica di Latina e alla Procura dei Minori di Roma, 16 soggetti (nove dei quali minorenni), tra questi, i tre ragazzi tra i diciotto e diciannove anni, denunciati per tentato omicidio plurimo in concorso.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, valutate le risultanze investigative, ha emesso nei confronti dei tre indagati la misura della custodia cautelare in carcere, eseguita questa mattina dagli investigatori della Squadra Mobile.
Valutata la gravità dei fatti accertati e il pericolo di reiterazione, il Questore di Latina, Fausto Vinci, ha disposto ha carico dei 16 soggetti identificati dalla Polizia di Stato l’applicazione del cosiddetto DASPO Willy. I provvedimenti sono stati eseguiti da parte dei poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Latina.
Appare particolarmente allarmante – concludeva la nota della Questura di Latina – che i fatti di rilevanti gravità e il tentato omicidio, siano maturati in un contesto del tutto ordinario: nessuno dei 16 soggetti identificati e denunciati all’Autorità Giudiziaria era infatti mai emerso in attività di polizia, tutti i ragazzi coinvolti erano infatti incensurati.
Matteo Morandi, il ragazzo accoltellato e ridotto in fin di vita, dopo un mese di ospedale, è tornato a casa il 24 dicembre 2024. Due le operazioni ricevute dalle equipe Uoc di Chirurgia Generale del dottor Loreto Capuano e Uoc Anestesia Rianimazione e Anestesia del dottor Nania in seguito all’accoltellamento di Via Neghelli. Il ragazzo ha subito un intervento di embolizzazione e un’operazione di torsoctomia. Dopodiché il giovane è stato intubato e sedato. Una volta svegliato, l’11 dicembre, è stato trasferito al San Camillo di Roma per ricevere le cure al cavo toracico; successivamente, il 20 dicembre, è tornato al Goretti per finire il percorso di cura. Quattro giorni dopo la fine dell’incubo.
