SPARI IN VIA LONDRA: CHIESTI 8 ANNI PER IL TENTATO OMICIDIO

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Cesare De Rosa

Spari in via Londra: contestato il tentato omicidio per Cesare De Rosa, il Pubblico Ministero chiede la sua condanna

Il Pubblico Ministero Valerio De Luca ha chiesto la pena di 8 anni di reclusione per Cesare De Rosa, il rampollo più violento della nota famiglia rom, legata al clan Di Silvio, accusato di tentato omicidio nei confronti di un uomo di 45 anni, di nazionalità marocchina, arrestato recentemente per aver sequestrato una donna nel complesso dell’ex Svar. Vittima che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Amleto Coronella

Cesare De Rosa, difeso dall’avvocato Oreste Palmieri, ha affrontato stamani, 29 giugno, l’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Latina, Mario La Rosa. La strada scelta è quella del rito abbreviato.

Il prossimo lunedì 3 luglio il giudice per l’udienza preliminare La Rosa dovrebbe pronunciare la sentenza a carico di De Rosa.

Il fatto si riferisce al fermo disposto, lo scorso maggio 2022, dal sostituto procuratore di Latina Valerio De Luca, eseguito contro Cesare Da Rosa, dagli uomini della Squadra Mobile di Latina, in collaborazione con i colleghi di Caserta, che chiudeva il cerchio sul tentato omicidio nei confronti del senzatetto marocchino. Quest’ultimo, l’anno scorso, si trovava al civico 20 di Via Londra, insieme a un connazionale, dopo aver adibito un garage in disuso alla stregua di un rifugio.

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Nessuno degli abitanti della zona aveva avuto nulla da dire ai due marocchini fino a che, sabato 16 aprile, nel primo pomeriggio, Cesare De Rosa, già noto per molteplici episodi di violenza, si era recato da loro minacciando di morte i due uomini se questi non avessero abbandonato subito il garage e la zona. Una sorta di controllo del territorio caratterizzato da violenza selvaggia, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti.

I FATTI – I De Rosa abitano lì da sempre e il 28enne Cesare avrebbe pensato bene di fare piazza pulita, almeno stando alla ricostruzione degli investigatori che si sono avvalsi di quattro testimonianze, tra cui quelle dei due malcapitati.

Forte dell’arma che aveva con sé, De Rosa, intorno alle 14 di sabato 16 aprile, avrebbe raggiunto con l’auto il posto e gridato all’indirizzo dei marocchini: dovevano andarsene. Finestrino abbassato, braccio proteso, De Rosa avrebbe sparato due volte all’indirizzo del marocchino che poco prima aveva inteso bene le minacce (l’altro connazionale non parla l’italiano). Due colpi di cui uno finito proprio contro l’addome del nordafricano.

Al che, ferito e impaurito, il marocchino insieme al connazionale, inseguiti dalla Peugeot rossa di De Rosa, presa in noleggio, hanno iniziato a fuggire disperatamente tanto è che l’uomo colpito dall’addome, nell’estremo tentativo di salvarsi, ha anche scavalcato una recinzione per rifugiarsi nel giardino di un privato. Accasciato a terra nel giardino privato, il marocchino si è salvato: prima grazie all’intervento dei poliziotti della Squadra Volante accorsi sul luogo – ai quali lo stesso ferito avrebbe sin da subito detto: è stato “De Rosa quello che abita qui davanti” -, poi perché in ospedale è stato immediatamente operato e messo fuori pericolo.

Uno scenario da sobborgo improntato alla legge del più forte, purtroppo non raro nella zona calda di Via Londra, quartiere vicino al cimitero da sempre ad appannaggio della famiglia De Rosa.

L’identità di De Rosa e soprattutto la dinamica di quel pomeriggio di spari e violenza è stato ricostruito anche da alcuni abitanti testimoni oculari della scena, uno dei quali ha udito lo sparo che, alle orecchie di una persona non avvezza, è sembrato un petardo.

Cesare De Rosa si è poi dileguato e gli investigatori sono riusciti a ricostruire il suo tragitto da più di un elemento, primo tra tutti la Peugeot rossa noleggiata il cui Gps ha permesso di monitorare il mezzo, abbandonata in Via Vespucci.

In seguito, gli investigatori hanno stretto il cerchio su alcuni componenti della famiglia De Rosa, tra cui, in particolare, sul cugino Leonardo De Rosa il quale, nell’auto parcheggiata presso la sua abitazione a Guidonia, aveva con sé le chiavi della Peugeot rossa dalla quale Cesare De Rosa avrebbe sparato i colpi all’indirizzo del marocchino. Il cugino più giovane, escusso dagli investigatori della Squadra Mobile, non ha saputo spiegare il perché avesse con sé le chiavi.

Secondo le ipotesi degli investigatori, sarebbe stato proprio il cugino ad accompagnare Cesare De Rosa via dal luogo del tentato omicidio e, successivamente, a Lusciano, in provincia di Caserta, dove il 28enne, a casa di parenti, è stato arrestato ieri sera 2 maggio perché, per il Pm De Luca, sussiste il pericolo di fuga.

Dopo essere stato arrestato l’anno scorso, De Rosa, interrogato dal Giudice per le indagini preliminari, ha negato il coinvolgimento negli spari a Via Londra.

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