SPACCIATRICE E “PAPPONA”, LE FAKE NEWS RIPRESE DALL’EUROPARLAMENTARE ADINOLFI SULLA DONNA CHE HA AGGREDITO SALVINI

Matteo Adinolfi e Matteo Salvini
Matteo Adinolfi e Matteo Salvini

Questa gentile signora a sinistra, mediatrice culturale del Comune di Pontassieve, è stata condannata per spaccio e sfruttamento della prostituzione”. Parole e musica di Matteo Adinolfi

Il caso è, come si sarà compreso, quello della giovane donna originaria del Congo che, ieri, si è avvicinata al leader della Lega Matteo Salvini e lo ha maledetto strappandogli di dosso il rosario. 

In particolare, Salvini è stato strattonato dalla trentenne che gli ha sbrindellato la camicia e tolto via la catenina che aveva al collo.
L’episodio, come raccontato da tutti i media nazionali e locali, è avvenuto a Pontassieve, in provincia di Firenze, dove l’ex ministro dell’Interno era appena arrivato. Salvini si trovava nella cittadina toscana per il suo tour elettorale in vista delle elezioni regionali del 20 e 21 settembre.

A fermare la giovane originaria del Congo sono state le Forze dell’Ordine, intervenute immediatamente bloccando la ragazza e identificandola.

Fin qui tutto già conosciuto e finito nel tritacarne mediatico, ma la questione, nell’era dei social e delle notizie usa e getta, non poteva concludersi qui.

Infatti, dopo l’episodio, la donna è stata oggetto feroce di una campagna propagandistica che l’ha messa ai raggi X manco fosse stata un’autorità istituzionale.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la trentenne congolese sarebbe impegnata nel servizio civile per il Comune di Pontassieve. Un particolare che già di per sé ha scatenato più di un commento. Ma a farla grossa è stata la vulgata secondo la quale la 30enne sarebbe una spacciatrice, oltre che condannata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Accuse che, come specificato da più giornali nazionali, come persino Il Tempo, sono completamente false. Balle sesquipedali, ma ormai il venticello social aveva preso a soffiare trasformandosi ben presto in uragano triviale tra razzismi, machismi e violenze lessicali.

A ricostruire e smontare la falsità è stato Open, il giornale fondato da Enrico Mentana, con un articolo a firma di David Puente il quale ricorda anche di come la trentenne, un anno fa, nel 2019, fu persino vittima di razzismo.

Così ebbe a dire il sindaco di Pontassieve Monica Marini: “La conosciamo svolge oramai da qualche mese il servizio civile in Comune insieme ad altri ragazzi, è stata selezionata col bando della leva civile nazionale. In passato lei è stata oggetto di pesanti discriminazioni: una persona gli ha sputato addosso ingiuriandola perché di colore, chiamandola scimmia, offendendola pesantemente”.

Per tutta la giornata, ad ogni modo, sono andati avanti post di dileggio e diffamazione nei confronti della trentenne dipinta come una pregiudicata. A far scattare la scintilla social un post che girava su Instagram il quale recitava la menzogna: “Favoreggiamento dell’immigrazione illegale e sfruttamento della prostituzione. Assunta come mediatrice culturale nel comune di Pontassieve (dopo aver collaborato con la Kyenge). Solo in Italia può capitare“.

A pensarci bene tutto il prontuario del razzismo dei tempi che viviamo con l’aggiunta dell’odio e quel rimando all’ex Ministro Kyenge per cui, da ricordare, l’ex Ministro Calderoli (Lega) ha subito una condanna a 18 mesi per diffamazione con l’aggravante razziale: la definì orango. Insomma un clima dell’intolleranza che sicuramente in molti cavalcano e verso il quale altrettanti hanno smesso di rispondere trovandosi disarmati rispetto a ignoranza e ottusità.

Solo che a Latina, che si distingue sempre per non essere da meno quando si parla di razzismo (vedi il profilo fake dell’hater che inneggiava ai picchiatori che hanno portato alla morte di Willy Monteiro), succede che un parlamentare europeo, originario del capoluogo, e pure commercialista, si comporta come uno dei tanti utenti del social e dà credito alle diffamazioni che infangano la congolese ormai finita nel mirino dei fan del Capitano.

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Sappiamo già la risposta dell’europarlamentare: non sapevo che non fosse vero. Anche perché, considerata l’assenza di critiche nei confronti della Lega nel territorio pontino, questi signori possono combinarne tante a livello verbale (gli esempi non mancano) finendo sempre per passarla liscia.

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Solo che adesso non si parla di gaffe o castroneria. Ciò che avalla un parlamentare che sta a Bruxelles e che dovrebbe rappresentare un territorio intero è grave. È possibile che un uomo politico non verifichi ciò che scrive su Facebook nel 2020? Sì, lo è, sopratutto perché ormai siamo assuefatti da Trump in giù.

Il problema è che quest’ennesimo esempio di ignoranza mista a piaggeria verso il capo fa male e scatena, come si dice con l’espressione abusata, gli istinti più bassi.

A margine del “dotto” post di Matteo Adinolfi, ça va sans dire, arriva di tutto. “Quanto alla signora nel cavalcavia c’è un posto libero vaiiiii“, “Ritorni sui viali“, “Scimmia è un complimento“, “Rimandarla in Congo, no?“, “Frustate subito“. E tanto altro ancora con menzioni a fantomatiche toghe rosse che salveranno la trentenne e attacchi a una generica sinistra solo perché la signora lavora in un Comune amministrato da un sindaco di area PD.

Non pago, tra i commenti, Adinolfi posta anche la foto che sta girando, falsa anch’essa, che raffigurerebbe la trentenne congolese in una espressione del viso arcigna e respingente.

Adinolfi fake

Insomma, un festival penoso e grave aizzato e provocato da un parlamentare europeo. E in tempi in cui si discute se diminuire o meno i parlamentare italiani, si parla, a sostegno del NO, di rappresentatività e sul possibile deficit di essa. Al netto del Sì e del No, siamo veramente certi di voler essere rappresentati da politici che non verificano neanche fatti così semplici come questi? Persone che presentano interrogazione parlamentari, avanzano mozioni…ma se questo è il modus operandi, forse di questa rappresentatività possiamo anche farne a meno.

Per un pezzo di propaganda nel recinto della sua supposta casa, l’europarlamentare tocca il punto più basso della politica latinense nell’anno di grazia 2020.

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