SPACCHETTAMENTO DEL VERDE A LATINA, IL CONSULENTE DELLA PROCURA: “IL DIRIGENTE FIRMAVA DETERMINE IRREGOLARI”

Fabrizio Cirilli
Fabrizio Cirilli

Processo sulla spacchettamento del verde: è ripreso il processo presso il Tribunale di Latina che vede alla sbarra l’ex vice sindaco Fabrizio Cirilli

Una nuova udienza del processo sugli appalti del verde pubblico in favore delle cooperative nel capoluogo si è celebrata davanti al I collegio del Tribunale di Latina composto dai giudici Soana-Coculo-Orecchio. Ad essere esaminati gli ultimi due testimoni dell’accusa, rappresentata in Aula dal pubblico ministero Giuseppe Bontempo. Sul banco degli imputati l’ex assessore al Comune di Latina, Fabrizio Cirilli, difeso dall’avvocato Armando Argano, per fatti che si perdono nella notte dei tempi politici: tra il 2012 e il 2014. Presente anche il Comune di Latina come parte civile, difeso dall’avvocato Cinzia Mentullo.

Il primo testimone ad essere esaminato è stato il consulente della Procura Giancarlo Vignone che verificò e analizzò tutte le determine afferenti al verde urbano, quando Cirilli era assessore all’Ambiente nella Giunta municipale del sindaco di centrodestra Giovanni Di Giorgi.

Il consulente, stimolato dalle domande del Pm e dal controesame dell’avvocato difensore, è stato chiaro sugli anni presi in esame dalla sua relazione: in molti casi le determine dirigenziali, che affidavano i lavori del verde urbano alle cooperative, autorizzavano lavori già iniziati o addirittura finiti. Praticamente un modus operandi di malcostume amministrativo, con profili penali, che faceva sì che le stesse determine fossero piene zeppe di irregolarità: dalla mancanza di parere contabile, alla assente giustificazione di adottarle con il regime della somma urgenza. Uno dei servizi citati dal consulente riguardava l’irrigazione del verde al lido di Latina: in questo caso concreto, la determina fu adottata dopo che il lavoro era già stato eseguito. Una disposizione ex post che infrangeva chiaramente la legge.

A dire il vero, ha evidenziato il consulente della Procura, ogni determina analizzata presentava profili di irregolarità amministrativa, come erano irregolari i frazionamenti e gli affidamenti senza evidenza pubblica. Ma di chi era la responsabilità nei periodi presi in esame (negli anni tra il 2012 e il 2014)? A questa domanda formulata dall’avvocato Argano, il consulente risponde chiaramente: era il dirigente di area che firmava le determine con gli affidamenti irregolari e che avrebbe dovuto far rispettare le procedure. Ecco perché, disporre determine dopo che il servizio era stato eseguito o comunque iniziato, mancanti peraltro dei pareri per la somma urgenza, ha significato un vulnus amministrativo. Il Comune, infatti, avrebbe dovuto servirsi di gare d’appalto, e non per forza di cose di affidamenti diretti sotto soglia che hanno comportato il famigerato spacchettamento dei servizi a favore delle coop.

Secondo il consulente, il dirigente, in questo modo, era più una figura che sanava situazioni spinte al limite. Ed era senza dubbio l’unico responsabile delle determine irregolari. Un aspetto che scagionerebbe l’imputato Fabrizio Cirilli il quale, a differenza dei co-imputati, ha rinunciato alla prescrizione. E prima degli anni presi in esame, come funzionava al Comune di Latina? Alla domanda dell’avvocato Argano, il consulente non sa rispondere perché mai ha analizzato periodi precedenti a quelli presi in esame dall’indagine. Eppure, ciò che ha aggiunto il consulente è particolarmente significativo: il responsabile delle determine irregolari non era solo il dirigente competente, ma anche il collegio dei revisori, che avrebbe dovuto valutare a campione gli atti prodotti in Comune, e il segretario generale dell’epoca.

E proprio l’ex segretario generale dell’era Di Giorgi, Pasquale Russo, si è presentato in Aula come secondo testimone di giornata. Russo, che in Aula ha specificato di non sapere chi fosse l’imputato odierno, ha spiegato che le cooperative facevano riferimento alla politica, ma che è il dirigente ad avere il potere e il dovere di essere esente da pressioni. E su Fabrizio Cirilli, il giudizio di Russo è netto: “Era una persona molto corretta“. C’era sì un orientamento politico-amministrativo a far lavorare le cooperative che impiegavano persone con disabilità, ma, come testimoniato da Russo, si trattava anche di un indirizzo normativo.

Il processo è stato rinviato al prossimo 23 ottobre quando saranno esaminati due testimoni della difesa, tra cui il consulente tecnico e l’imputato Fabrizio Cirilli.

LA STORIA DEL PROCESSO – La vicenda risale al periodo in cui Fabrizio Cirilli, ex esponente della destra a Latina, ricopriva il ruolo di vice-sindaco e assessore all’Ambiente nella Giunta Di Giorgi (dal 2011 al 2014). Ad essere rinviati a giudizio – accusati dapprincipio, a vario titolo, di turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture e abuso d’ufficio – 10 tra amministratori, dirigenti e titolari di cooperative a cui venivano appaltati i lavori dal Comune di Latina: oltre a Cirilli, i dipendenti comunali Raffaele Feliciello, Alfio Gentili, Grazia De Simone, i titolari delle cooperative Dario Campagna, Giuseppe Bagnato, Annunziata Bruzzese, Maria Edwige Angotta, Massimo Di Guglielmo e Angelo Nicotra.

Secondo le ipotesi degli inquirenti, in un’inchiesta condotta tra il 2014 e il 2016 dai sostituti procuratori Luigia Spinelli e Cristina Pigozzo, che coordinarono la Squadra Mobile di Latina, la manutenzione del verde del Comune di Latina sarebbe stata lottizzata, così da far lievitare il costo fino a quasi due milioni di euro all’anno da spartire tra coop ritenute dall’accusa amiche e tramite affidamenti diretti.

Come noto, ad aprile 2022, l’ex assessore (anche nella prima Giunta Finestra) ed ex consigliere regionale Fabrizio Cirilli aveva depositato la memoria di rinuncia alla prescrizione per far sì che il processo proseguisse e accertasse la sua innocenzaTutti gli altri imputati sono stati prosciolti per intervenuta prescrizione.

Cirilli fu rinviato a giudizio con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e, a maggio 2023, sono stati ascoltati tre testimoni di quello che appare un processo morto.

A sfilare davanti ai giudici, tre ex esponenti politici: Gianni Chiarato, ex consigliere comunale e ad oggi Segretario del sindacato Confail; Giorgio De Marchis, ex consigliere comunale di opposizione per 18 anni, dal 1997 al 2015, nelle fila dei DS e del PD, oggi Direttore dell’Ente Parco regionale Monti Aurunci; infine, Agostino Mastrogiacomo, ex assessore ai Servizi Sociali nella fu Giunta di Giovanni Di Giorgi (in realtà nell’esecutivo per appena nove mesi).

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