Il patrimonio da circa 10 milioni di euro del boss apriliano, Patrizio Forniti, è stato sequestrato dalla Direzione Investigativa Antimafia nelle province diRoma e Latina nei confronti di un narcotrafficante originario di Aprilia, ritenuto figura apicale nel traffico internazionale di stupefacenti e nei circuiti criminali del territorio pontino
La Direzione Investigativa Antimafia, oggi, 19 febbraio, ha eseguito, con il supporto dei militari del Comando Provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Roma e Latina, un provvedimento di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione su proposta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti del narcotrafficante, originario di Aprilia, Patrizio Forniti.
Forniti, gravato da numerosi precedenti tra cui reati in materia di sostanze stupefacenti, armi, estorsione aggravata ed associazione di tipo mafioso, insieme alla moglie, Monica Montenero, si era reso irreperibile a luglio 2024 nel corso dell’operazione “Assedio” posta in essere dal Centro Operativo DIA di Roma e dal Reparto Territoriale dei Carabinieri di Aprilia. A seguito delle incessanti attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, a novembre 2025, entrambi sono stati rintracciati in Marocco e tratti in arresto, in attesa delle procedure di estradizione.
Nel corso delle pregresse indagini di polizia giudiziaria ha ricoperto un ruolo apicale nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti nonché è stato definito da altri sodali quale “capo dei capi” della provincia di Latina nel controllo delle diverse attività illecite perpetrate nel territorio ed in particolar modo, oltre che nel settore degli stupefacenti anche nell’usura e nelle estorsioni, poste in essere sempre facendo ricorso alle condizioni di intimidazione derivanti dal suo inserimento in contesti di criminalità organizzata.
Il decreto di sequestro riguarda la totalità dei beni aziendali e strumentali di 2 società operanti ad Aprilia ed Anzio, già sottoposte ad interdittiva antimafia, nonché 10 immobili tra cui 2 ville di vaste dimensioni munite di piscina site ad Anzio, 3 villini, 2 magazzini, 2 autorimesse, 1 terreno di circa 25.000 mq, 11 autovetture, orologi di pregio, gioielli, disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa dieci milioni di euro.
Tra i beni sottoposti a sequestro anche una villa in costruzione, sita nelle campagne apriliane, di imponenti dimensioni con rifiniture di estremo pregio, munita di piscina e circondata da svariati ettari di terreno recintati da un possente muro perimetrale. La stessa è dotata anche di un bunker sotterraneo, al quale si accede da una botola ricavata nella cucina a muro, con una lunga via di fuga che termina oltre la perimetrazione del terreno che avrebbe consentito al pregiudicato di eludere eventuali interventi delle Forze di Polizia.
Le investigazioni esperite dal personale del Centro Operativo DIA di Roma, hanno consentito di ricostruire le vicende relative alle acquisizioni dei cespiti sottoposti a sequestro da parte del proposto e degli altri prestanomi, rilevando una notevole sproporzione tra i redditi dichiarati ed i beni acquisiti nel periodo in cui lo stesso si era reso responsabile dei gravi reati.
In particolare, il coacervo degli interessi imprenditoriali e criminali è stato approfonditamente analizzato e dettagliatamente ricostruito, anche sulla base del materiale emerso negli anni nell’indagine “Assedio”, che ha consentito alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, a seguito di specifica richiesta della Procura della Repubblica di Roma, di emettere il decreto di sequestro oggi eseguito.
Il valore delle società, il ruolo assunto nello specifico settore ed i livelli occupazionali verranno tutelati attraverso l’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Roma, che ripone massima attenzione per questi aspetti al fine di salvaguardare i valori positivi dell’impresa.
L’indagine è stata supportata dalla rete @ON finanziata dalla Commissione Europea, guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia, nell’ambito delle attività Istituzionali, finalizzate anche all’aggressione dei patrimoni illecitamente acquisiti e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti delinquenziali di tipo mafioso, agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.
Il decreto eseguito è stato adottato nell’ambito della procedura per l’applicazione di una misura di prevenzione; trattasi di misura provvisoria in attesa della decisione definitiva sui beni in sequestro, avverso la quale i destinatari del provvedimento potranno svolgere le loro deduzioni, nonché avvalersi eventualmente dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.
Forniti ha precedenti per reati contro il patrimonio e per detenzione illecita di armi e munizioni e per detenzione illegale di armi da sparo, oltreché a una condanna in primo grado per estorsione mafiosa. Definito in una intercettazione dell’operazione “Assedio” come il “Capo dei Capi” o “il Gatto” (con residenza in Lussemburgo dove dispone di basi logistiche), il 53enne, insieme alla moglie coetanea, era riuscito a scampare all’arresto.
Secondo la DDA, che lo delinea così nell’indagine “Assedio”, Forniti è capo, promotore e organizzatore dell’associazione, si occupa in prima persona di dirigere l’articolazione del sodalizio dedita al traffico di sostanze stupefacenti e consuma condotte di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, di usura ed armi, provvede all’ investimento dei proventi dell’organizzazione anche al fine di alimentarne le attività criminali, assume decisioni che investono l’intero sodalizio come reazione a eventi delittuosi che ne pregiudicano il prestigio criminale, sovrintende e si avvale dell’ opera dei membri di vertice dell’organizzazione (Luca De Luca, Marco Antolini, il nipote Ivan Casentini) per decidere strategie criminali, per mantenere it controllo del territorio di Aprilia sia relativamente alla microcriminalitò, sia per avversare l’ingresso sul territorio di competenza del sodalizio di gruppi criminali di “ndrangheta (Alvaro e Gallace) o di matrice camorrista ( Casalesi), decide di protezioni da accordare a imprenditori ed esercenti commerciali, assume accordi con singoli esponenti di vertice delle forze dell’ordine per il mantenimento di una pax criminale sul territorio (l’ex comandante della Stazione dei Carabinieri di Aprilia, Ciro Pellegrino); dà il proprio assenso ad accordi elettorali con esponenti politici (Lanfranco Principi); piega ai bisogni del clan attività commerciali anche tramite l’assunzione di parenti ovvero ne stabilisce una delle basi operative dell’organizzazione (bar La Primula); pianifica reazioni violente verso i promotori di azioni civili nei suoi confronti ( costituzione di parte civile del comune di Aprilia).
Il 53enne viene descritto come capace di rifornire droga diversi sodalizi del Lazio. Narcotrafficante di livello, è stato recentemente coinvolto anche in un’altra maxi operazione anti-droga condotta dalla Squadra Mobile di Brescia e dal Servizio Centrale Operativo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
I rapporti tra Forniti e l’altro peso massimo dell’indagine “Assedio”, Sergio Gangemi, sono stati ben descritti dai collaboratori di giustizia, Renato Pugliese, Agostino Riccardo e Andrea Pradissitto. Legato alle cosche di ‘ndrangheta del reggino, Gangemi, in questo caso, è accusato di aver agevolato il clan Forniti, intervenendo per frenare il clan Travali che voleva estorcere Davide Lemma, ex candidato sindaco di Latina e ed ex uomo molto vicino all’ex deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta. Secondo il collaboratore Pradissitto, ex affiliato al clan Ciarelli di Latina: “Gangemi è una persona molto portata a livello criminale nel senso che nella zona di Aprilia, Torvaianica è un personaggio importante. Chiunque sa che in queste zone deve rivolgersi a Gangemi o a Forniti per qualsiasi questione”. E ancora: “Quando sono stato detenuto al carcere di Prato, dal marzo 2021, ho incontrato un calabrese di Reggio Calabria, Nino Mordà. Avendo saputo che ero di Latina, mi chiese se conoscevo Sergio Gangemi e Fabrizio Perrozzi (nda: noto imprenditore di Cisterna coinvolto in inchieste e processi per reati finanziari). Mordà mi disse che era cugino di Sergio Gangemi e che aveva conosciuto a Milano Perrozzi”.
Anche Agostino Riccardo dichiara qualcosa che è piuttosto simbolico del potere di intimidazione costituito dall’amico di Gangemi, Patrizio Forniti: “Ricorda di avere incontrato in un’occasione tale Cipolloni che era un uomo di Michele Senese (nda: principale boss della camorra romana detto ‘O Pazz), sorvegliato speciale a Latina e mi disse che dopo Senese il criminale più potente della zona era Patrizio Forniti”.
Forniti, che annovera anche un arresto a Liegi per traffico internazionale di stupefacenti, risulta essere dipendente della società Spazio Food Uno Spa e della Selection Cars srl, riconducibili a Gangemi. È lo stesso Principi a raccontare, intercettato, di come il gruppo Gangemi abbia acquistato un ristorante nel centro commerciale Aprilia 2, con metodi da consorteria criminale, chiudendo l’acquisto con condizione vantaggiose, pretendendo il subentro nell’attività senza accollarsi i dipendenti. E quando qualcuno si lamentava, i Gangemi agivano, come nel caso di due dipendenti che non volevano firmare l’uscita dal lavoro: “Io chiamo i calabresi – dice Principi – e gli dico guardate che purtroppo una persona non sono riuscito a trovare il punto di incontro…loro fanno ok, non c’è problema. Alle tre del pomeriggio citofonano tutti e due…che dobbiamo firmare? firmiamo tutto”.
Forniti, ad ogni modo, ha costruito la sua fama soprattutto nello smercio di droga: relazioni con i broker del narcotraffico Gianluca Ciprian e Alessandro Radicioli (ucciso nel 2012 in seguito ad un agguato a Sezze Scalo in cui morì anche Tiziano Marchionne e rimase ferito lo stesso Ciprian), oltreché a fornire di droga anche i clan Travali e Di Silvio e avere rapporti con Luigi Ciarelli. “L’ho iniziati io al narcotraffico – dice intercettato mentre parla con il giovane Matteo Aitoro. Si preoccupa, Forniti, di quando sa che Ciprian, “l’hanno bevuto in Spagna”. Infatti, il pontino, nel gennaio 2020, fu arrestato insieme a tre albanesi con un carico di cocaina da 440 chili.
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