RICLASSIFICAZIONE DEI COMUNI MONTANI, UNCEM: “SERVE UNA SVOLTA, LA MONTAGNA NON PUÒ ESSERE PENALIZZATA”

Bassiano
Bassiano

L’UNCEM Lazio esprime forte preoccupazione e sconcerto per gli effetti derivanti dall’approvazione del regolamento attuativo della Legge n. 131/2025, attualmente in fase di controllo prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, relativo alla riclassificazione dei Comuni montani.

Il nuovo impianto normativo, fondato esclusivamente su criteri geomorfologici, ha determinato una significativa riduzione dei Comuni classificati come montani – passati da 4.061 a 3.715 – con la conseguente declassificazione di numerosi territori dell’Appennino che rischiano, nel tempo, di perdere risorse, agevolazioni e strumenti fondamentali per il loro sviluppo.

“Questa riforma – dichiara il Presidente UNCEM Lazio, Achille Bellucci – nasce con un’impostazione che privilegia il contenimento della spesa piuttosto che la risoluzione dei problemi strutturali delle aree montane. È una scelta che non condividiamo e che va corretta con urgenza”.

L’Informativa presentata dal Ministro Calderoli alla Conferenza Unificata il 9 giugno scorso chiarisce alcuni aspetti giuridici e procedurali della riforma, introducendo una fase transitoria che salvaguarda, almeno per il 2025, l’accesso alle risorse del FOSMIT anche per i Comuni storicamente montani. Tuttavia, secondo UNCEM Lazio, tali misure risultano insufficienti a garantire una reale tutela dei territori.

“Non basta parlare di promozione – prosegue Bellucci –. Nella legge manca completamente una visione organica della tutela delle zone montane, così come prevista dall’articolo 44 della Costituzione. Tutela significa affrontare non solo il dissesto idrogeologico o gli incendi, ma anche la crisi demografica, la perdita di identità culturale e l’impoverimento economico dei territori”.

UNCEM Lazio evidenzia inoltre diverse criticità: l’assenza di un adeguato ruolo di indirizzo e controllo dello Stato nei confronti delle Regioni; la mancata definizione di un modello istituzionale chiaro per la governance delle aree montane; lo scarso coordinamento con la normativa sui piccoli Comuni; la frammentazione degli strumenti di gestione territoriale; l’insufficienza delle risorse finanziarie rispetto all’ampliamento dei beneficiari.

Particolarmente rilevante è anche il mancato coinvolgimento dell’UNCEM nel processo finale di definizione del regolamento, nonostante il ruolo centrale dell’Associazione nella rappresentanza dei territori montani.

“È paradossale – sottolinea Bellucci – che proprio l’organismo di riferimento per la montagna non sia stato adeguatamente coinvolto. Ora chiediamo che si apra una fase di confronto vero, per correggere una riforma che rischia di produrre effetti negativi duraturi”.

UNCEM Lazio ribadisce il proprio impegno, insieme ai Commissari delle Comunità Montane e agli enti locali, nel sostenere i Comuni declassificati e nel sollecitare le Regioni ad adottare misure compensative, sia sul piano finanziario sia su quello organizzativo.

“La montagna non può essere considerata un costo da ridurre – conclude Bellucci – ma una risorsa strategica per il Paese. Servono politiche coraggiose, risorse adeguate e una visione istituzionale chiara. Senza questi elementi, ogni riforma è destinata a fallire”.

La discussione resta aperta in vista dei futuri provvedimenti di riordino del sistema territoriale e dell’attuazione della delega prevista dalla legge 131/2025, con l’auspicio che si possa finalmente dare piena attuazione ai principi costituzionali a favore delle zone montane.

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