RAPINA DA “TRECCIONI”: SENTENZA DEFINITIVA PER COPPOLA

Rapina a mano armata presso la nota gelateria di Latina “Treccioni”: si è concluso il processo in Cassazione a carico del secondo accusato

La Cassazione, respingendo il ricorso, ha reso definitiva la condanna a 8 anni e 4 mesi di reclusione per il 49enne di Latina, Paolo Coppola, difeso dall’avvocato Moreno Gullì e autore della rapina in concorso presso la nota gelateria “Treccioni”. A differenza del co-imputato Carlo Peluso che, invece, difeso dall’avvocato Sandro Marcheselli, aveva ottenuto in Corte d’Appello l’assoluzione, dopo la condanna in primo grado a 8 anni.

Paolo Coppola è stato condannato con sentenza pssato in giudicato per aver compiuto, il 3 settembre 2023, la rapina da “Treccioni”, gelateria ubicata presso il Palazzo di Vetro in Viale Pierluigi Nervi. A novembre 2025, anche la Corte d’Appello aveva respinto il ricorso della difesa, confermando la sentenza di primo grado arriva gennaio 2025.

Il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Soana-Serino-Brenda, infatti, dopo la camera di consiglio, aveva condannato Coppola a una pena superiore a quella del complice poi assolto: 8 anni e 4 mesi di reclusione più 2mila euro di multa. La sua difesa, così come in Appello, aveva chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove, mentre il pubblico ministero Simona Gentile, al termine della requisitoria, aveva richiesto una condanna a 6 anni.

Paolo Coppola, peraltro, è stato destinatario della misura della sorveglianza speciale, provvedimento confermato anche dalla Cassazione.

L’agente di Polizia, interrogato durante il dibattimento di primo grado, aveva spiegato, così come per il processo a Peluso, le modalità in cui sono state svolte le indagini tramite l’ausilio delle immagini della video-sorveglianza privata di un locale del Palazzo di Vetro. Dalle immagini, si vedeva con evidenza una dipendente della gelateria e l’addetta alle pulizie, entrambe costituite parti civili, oltreché a uno dei rapinatori sceso dal motorino guidato dal complice. Il rapinatore, poi, minacciò con la pistola le due donne. Dopodiché, nelle settimane successive, scattarono le perquisizioni a carico di Coppola il quale, secondo la Polizia di Stato, aveva partecipato alla rapina, così come Peluso riconosciuto dal modo di camminare e impugnare con la mano sinistra l’arma, che, però, non è stata mai trovata.

Particolarmente d’impatto è stata la testimonianza della dipendente che ha raccontato il momento in cui piombò alla gelateria il motorino rubato da cui scesero i due rapinatori. “Quello che scese dal motorino, mi disse: “Puttana girati, se ti muovi ti ammazzo. Ho intuito che fosse il secondo rapinatore che era sceso dal motorino”. Come per il processo a Peluso, i testimoni, però, non hanno potuto riconoscere i due rapinatori in quanto, quella notte, quando il locale era ormai chiuso, erano coperti in viso da due caschi.

La rapina ad ogni modo fu piuttosto cruenta a giudicare dalle testimonianze. A confermare l’efferatezza dell’azione criminale anche la collega della prima dipendente che si vide arrivare all’improvviso uno dei due rapinatori. L’uomo entrò dentro la gelateria e la donna urlò terrorizzata. “Mi ha detto stai zitta. Mi sono spaventata, non riuscivo a vedere il volto. Ho visto dalla vetrata che fuori c’era un’altra persona che teneva una pistola. Poi, l’uomo si è avvicinato alla cassa, ha strappato tutto ed è andato via“.

I due rapinatori, con un bottino di circa 3500 euro, secondo al ricostruzione dei testimoni, scapparono via verso il centro commerciale Panorama. L’unica cosa certa è che l’inflessione era latinense, secondo la prima testimone, e che la loro corporatura era esile.

Ad ogni modo, in Cassazione, si è concluso un processo che era stato scisso in due, dal momento che Coppola, dopo l’arresto, aveva fatto ricorso al Tribunale del Riesame il quale, però, aveva confermato la misura cautelare.

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