Arrestato lo scorso luglio per i comportamenti violenti tenuti in famiglia: all’uomo, 30 anni, è contestato anche il reato di tortura
Un vero film dell’orrore quello raccontato dalla donna vittima dei comportamenti del suo ex compagno, arrestato lo scorso luglio dai Carabinieri a Bassiano. Una storia per cui è possibile affermare che l’autorità giudiziaria è riuscita ad arrivare in tempo prima che potesse verificarsi il fatto di cronaca nazionale. Oggi, 29 settembre, dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Cario, si è svolto, presso il Tribunale di Latina, l’incidente probatorio che è servito alla Procura di Latina, rappresentata dal sostituto Marco Cifani, a cristalizzare la testimonianza della donna vittima delle violenze del 30enne.
La misura cautelare in carcere è stata eseguita il 22 luglio scorso. A finire in manette uomo di 30 anni, residente a Bassiano, L.O. (le sue iniziali), gravemente indiziato dei delitti di tortura, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate ai danni della convivente. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, su richiesta del pubblico ministero Marco Cifani, il quale aveva richiesto e ottenuto la convalida dell’arresto in flagranza eseguito dai Carabinieri della Stazione di Bassiano al termine di un tempestivo intervento che ha consentito di interrompere una gravissima aggressione e mettere in sicurezza la vittima.
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“L’intervento che ha portato all’arresto – spiegava una nota della Procura di Latina – rappresenta un esempio particolarmente significativo dell’importanza della collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine nel contrasto alla violenza domestica. Nella giornata del 18 luglio scorso, infatti, le richieste di aiuto provenienti da persone che avevano compreso la gravità della situazione hanno consentito ai Carabinieri della Stazione di Bassiano di intervenire con assoluta tempestività, evitando conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più gravi. Determinanti sono risultate le segnalazioni di familiari e di altre persone che, anziché rimanere spettatori passivi, hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine manifestando il concreto timore per l’incolumità della donna”.
“I militari, pur trovandosi liberi dal servizio, si sono portati senza indugio presso l’abitazione indicata. Già all’esterno dell’immobile – proseguiva la nota della Procura – percepivano urla provenienti dall’interno e, una volta entrati, trovavano la vittima in condizioni fisiche particolarmente gravi, con il volto tumefatto, diffuse ecchimosi sul corpo e segni riconducibili a reiterate condotte violente.
L’intervento consentiva quindi di interrompere la condotta aggressiva in corso, mettere in sicurezza la vittima e attivare immediatamente tutte le procedure di tutela a protezione delle vittime di violenza domestica e dei figli minori, in attuazione del Protocollo “Codice Rosso” adottato dalla Procura della Repubblica di Latina, volto a garantire la massima tempestività nel trattamento delle notizie di reato e nella protezione delle persone offese”.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’indagato avrebbe sottoposto per anni la compagna e i figli minori a un sistematico regime di vessazioni, minacce, violenze fisiche e psicologiche, caratterizzato da condotte di controllo e sopraffazione tali da generare all’interno del nucleo familiare una condizione permanente di paura, sofferenza e assoggettamento. Il 30enne è difeso dall’avvocato Alessia Vita, presente nell’incidente probatorio, mentre le due parti offese, tra cui la compagna, sono assistite dagli avvocati Daniela De Luca e Gianluca Cesarini.
Di eccezionale gravità risultano gli episodi contestati nel mese di luglio 2026, che hanno condotto alla contestazione del reato di tortura, fattispecie raramente contestata e riservata a condotte caratterizzate da particolare crudeltà e dall’inflizione di acute sofferenze fisiche e psichiche. Secondo la ricostruzione investigativa, la vittima sarebbe stata privata della libertà personale e sottoposta per ore a ripetute e prolungate manovre di strangolamento, anche mediante il cavo di una presa multipla elettrica, tali da provocarle plurime perdite di coscienza. L’aggressione sarebbe poi proseguita con reiterate percosse, violenze e ulteriori condotte umilianti e degradanti, poste in essere in un contesto di assoluto dominio fisico e psicologico sulla donna.
Gli elementi raccolti nel corso delle indagini delineano una condotta che, per modalità esecutive, durata e intensità delle sofferenze inflitte, evidenzierebbe una volontà di sopraffazione particolarmente grave, tale da ledere profondamente la dignità e l’integrità psicofisica della vittima.
Nel corso dell’incidente probatorio odierno, non sono mancati momenti di commozione e pianto da parte della ex compagna dell’uomo la quale ha confermato in toto gli abusi violenti subiti.
Lo scorso luglio, dopo l’arresto, l’uomo, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ora, dopo l’incidente probatorio, sarà il pubblico ministero Cifani a fare i prossimi passi e arrivare ad una probabile conclusione indagine a carico del 30enne.
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