Chioschi, prosegue il processo, al Tribunale di Latina, per l’ex sindaco di Sabaudia e gli altri due imputati
È proseguito oggi, 21 settembre, in attesa del pronunciamento del Riesame sulla scarcerazione dai domiciliari, il processo, disposto dal decreto di giudizio immediato, per l’ex sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci, e per i due dipendenti dell’ente comunale, Giuseppe Caramanica e Elisa Cautilli. Sono tutti accusati del reato di turbativa d’asta nell’assegnazione dei chioschi sul lungomare di Sabaudia avvenuta nel 2025.
A luglio scorso, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, aveva accolto la costituzione di parte civile di Fabrizio Gallo, assistito dall’avvocato Gianni Lauretti. Alla costituzione di parte civile, si era opposta la difesa, composta dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Renato Archidiacono, Francesco Fedele e Massimo Signore. Gallo è l’imprenditore vincitore di cinque chioschi nel 2025 a cui il Comune negò, dopo un primo affidamento, la gestione. Da quella vicenda è nato non solo il ricorso al Tar che ha dato ragione a Gallo, vieppiù l’indagine penale da cui è scaturito il processo odierno.
Oggi, prima che la scena fosse presa dall’ex vicesindaco della Città delle Dune con le sue dichiarazioni spontanee, l’avvocato Giulio Mastrobattista, difensore di Elisa Cautilli, ha formalizzato la sua richiesta finalizzata a giudicare l’imputata col rito abbreviato condizionato all’escussione dell’avvocato Lucio Lacerenza, esperto amministrativa a cui il Comune di Sabaudia si rivolse per redigere il bando di gare oggetto del processo, con la funzione di supporto al Rup (Responsabile unico del procedimento). Il pubblico ministero Giuseppe Miliano ha chiesto come testimone a prova contraria il medeismo imputato Caraminaca. Una richiesta a cui l’avvocato Mastrobattista, ritenendola inammissibile, si è opposto.
Al contempo sia Secci, difeso dall’avvocato Renato Archidiacono che Caramanica, assistito dall’avvocato Massimo Signore, affronteranno il processo col rito ordinario. La decisione sull’accoglimento del rito abbreviato di Cautilli sarà comunicata dal giudice Ciccone al prossimo lunedì 28 settebre, data di rinvio del processo in cui verranno ascoltati, nell’ambito del rito ordinario, due militari della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini, testimoni dell’accusa.
Formalizzate le richieste dei riti con cui verranno giudicati i tre imputati, la parola è passata a Giovanni Secci che ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. Un fiume in piena l’esponente politico di Forza Italia, concluse con il botto: in sostanza, l’ipotesi di denunciare il pubblico ministero Giuseppe Miliano.
Secci ha ricostruito la storia degli affidamenti dei chioschi sin dal 2024, passando in rassegna diversi aspetti che non avevano nulla a che fare con le accuse a lui rivolte, tanto che, dopo quaranta minuti di dichiarazioni, lo stesso giudice Ciccone ha richiamato il politico pregandolo di attenersi al capo d’imputazione
Secondo Secco, a novembre del 2024, fu lo stesso Tribunale amministrativo di Latina a dire che il Comune di Sabaudia aveva fatto bene a revocare le concessioni. Al che “questo povero vice sindaco – ha detto Secci in aula – invita gli uffici muoversi per la nuova gara in quanto su 15 piazzole ci siamo trovati con 8 piazzole libere”.
Secondo la sua ricostruzione, c’era assoluta bisogno di partite con i bandi perché altrimenti si rischiava rischiando di rimanere scoperti e ledere l’immagine della città. Ecco perché fu individuato il supporto al Rup nella figura dell’avvocato Lucio Lacerenza: “Esperto di appalti pubblici”.
Al che gli imprenditori perdenti al Tar decisero di fare ricorso al Consiglio di Stato. Una circostanza che fece sì che l’amministrazione “aveva davanti a sé due ipotesi: bloccarsi in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato o andare avanti”.
Secci, spiega, di aver avuto “l’obbligo morale nei confronti di città e imprenditori di dire come stavano le cose”. Sin “da febbraio 2025 la preoccupazione saliva”, ossia il rischio di non assegnare le otto piazzole e lasciare sguarnito il lungomare di Sabaudia. Secci è sicuro di sé: “Io sto dal 1987 al Comune di Sabaudia e ci sono poche persone come me che sanno come funzionano le cose nella pubblica amministrazione”.
L’ex vice sindaco ha spiegato: “Ho detto a al Sindaco Mosco che eravamo a fine febbraio e si rischiava con l’affidamento di arrivare a settembre. Il dovere dell’amministratore è capire le cose e tentare di prevenire i probleimi”. Ecco, allora, il motivo per cui, secondo Secci, il Comune di Sabaudia convocò la conferenza dei servizi, allegando una scheda descrittiva di quelle che erano le attività da svolgersi nei chioschi. Conferenza che fu disertata dagli enti, tranne che dall’Ente Parco del Circeo che inviò una nota: “che non si capiva molto bene”. Da qui l’idea di Secci di convocare una riunione col Parco e fare presente che vi fosse l’esigenza di affidare le piazzole per i chioschi. “Quando si dice che Caramanica e il Sindaco hanno firmato la lettera al Parco per esporre il progetto dei chioschi, costretti da me, è falso”.
Secci non ha lesinato critiche e accuse alla Procura, in particolare modo al pubblico ministero titolare dell’indagine, Giuseppe Miliano, mai citato per nome. “Nell’indagine sono state dette tante inesattezze. I giudici della Cassazione ci hanno dato ragione perché, a differenza di altri, sono scevri da convincimenti personali”
Ad ogni modo, sul bando diventato poi oggetto del processo per turbativa d’asta, Secci ha ribadito più volte di non aver mai favorito nessuno: ” Per me, il giorno dopo le elezioni, i cittadini sono tutti uguali. Da parte nostra c’è stata la massima trasparenza sui bandi”.
E ancora: “Si parla di una riunione carbonara, ma la riunione del 30 aprile 2025 fu una riunione alla luce del sole, chiesta dal presidente dell’associazione Chioschi Mare Sabaudia e abbiamo invitato tutte le autorità: non è venuto nessuno. Né i carabinieri, né i forestali, né la finanza. Si è presentata solo la Polizia Locale”.
Le parole dell’ex vice sindaco si sono fatte sempre più aspre nei confronti della pubblica accusa: “Chi ha fatto le indagini non ha letto le carte. Io ho 62 anni ed è una vita che faccio l’amministratore. Sfido chiunque a dire se ho fatto male a qualcuno. La necessità del secondo bando non era per favorire qualcuno ma erano finalizzato solo a garantire il servizio dei chioschi”.
In conclusione, Secci ha inviato il giudice Ciccone a valutare se ci siano gli estremi per segnalare le gravi affermazioni del Pubblico Ministero Giusepe Miliano nel decreto di giudizio immediato. In sostanza, una denuncia nei confronto del giudice che, secondo Secci, dovra essere valutata dagli organi competenti: Consiglio superiore della magistratura o Tribunale di Perugia. Affermazioni piuttosto inusuali da parte di un imputato normale, ma probabilmente ritenute “de plano” da un esponente politico.
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LE ACCUSE E L’INDAGINE – È stato il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Cario, a disporre il decreto di giudizio immediato per l’ex sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci, e per i due dipendenti dell’ente comunale. Nel frattempo, a giugno, la sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza cautelare nei confronti della funzionaria del Comune di Sabaudia, Elisa Cautilli, e dell’ex vice-sindaco del Comune delle Dune, Giovanni Secci, con un distinguo. Per Cautilli, assistita dagli avvocati Giulio Mastrobattista e e Francesco Fedele, gli ermellini hanno annullato l’ordinanza senza rinvio, il che significa che sono entrati nel merito della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari; per Secci, difeso dall’avvocato Renato Archidiacono, la Corte Suprema ha annullato rinviando la decisione ad un nuovo Riesame. Dopo questi pronunciamenti, a Cautilli è stata revocata la misura dell’interdizione dal lavoro così come stabilito dal Riesame di Roma, mentre il vicesindaco, al momento, rimane ai domiciliari, in attesa del nuovo Riesame. Proprio oggi, infatti, Secci è stato scortato dai finanzieri e condotto presso il Tribunale di Latina.
Nei mesi scorsi, il ricorso che chiedeva la ricusazione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, presentato da Giovanni Secci, tramite l’avvocato difensore Renato Archidiacono, era stato respinto. La decisione è arrivata con il rigetto del ricorso da parte dei giudici romani dell’Appello per i quali non c’è incompatibilità tra il gip Cario che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare e l’ex vice sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci.
L’inchiesta sui chioschi di Sabaudia, lo scorso 7 marzo, aveva visto un altro giro di boa con il rigetto del ricorso da parte del Riesame di Roma per l’ex vice sindaco Giovanni Secci. Respinto il ricorso dal Tribunale del Riesame di Roma, composto dai giudici Maria Agrimi, Olga Manuel e Enrica Villani, Secci è rimasto agli arresti domiciliari, a differenza degli altri due co-indagati accusati come l’ex vice primo cittadino di turbativa d’asta.
Lo stresso Tribunale del Riesame di Roma aveva, infatti, riformato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i due dirigenti del Comune di Sabaudia, Elsa Cautilli, difesa dagli avvocati Giulio Mastrobattisti e Francesco Fedele, e Giuseppe Caramanica, assistito dall’avvocato Massimo Signore. In ragione di questa riforma, i domiciliari erano stati sostituiti dalla misura dell’interdizione dall’esercizio del servizio di pubblico dipendente per la durata di un anno. Una decisione nei confronti della quale la difesa di Cautilli ha annunciato ricorso in Cassazione poiché fortemente insoddisfatta dell’esito.
Il Gip Cario, con provvedimento firmato lo scorso 2 febbraio ed eseguito lo scorso 17 febbraio, ha disposto l’arresto di Secci e dei due co-indagati.
L’INDAGINE – L’inchiesta riguarda alcune attività amministrative, collegate ai chioschi sul lungomare della città delle dune. Risulta indagato anche il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca. Ad essere contestato è il reato di turbativa d’asta e l’arresto ai domiciliari è stato disposto per l’esponente di Forza Italia Giovanni Secci (62 anni) e i due tecnici dell’Ente: Giuseppe Caramanica (56 anni) e Elisa Cautilli (45 anni), rispettivamente Dirigente area casta tecnica e capo settore del demanio marittimo del Comune di Sabaudia.
L’indagine, affidata alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi che sono finiti ad un unico imprenditore, Fabrizio Gallo, la cui aggiudicazione è stata poi revocata dal Comune stesso.
Una decisione, quella del Comune, che ha già visto soccombente l’ente davanti al Tar di Latina. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Tali condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata.
In seguito a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo di Latina, il ristoratore estromesso dalla gestione delle aree demaniali si è visto accogliere il ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento di decadenza adottato in data 1 luglio 2025 e la presupposta diffida del 27 giugno 2025, nonché gli atti ad essi conseguenti. Al contempo, era scattata l’indagine penale che rischia di produrre conseguenze politiche molto importanti in Comune che viene già da un passato terremoto giudiziario.
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Secci, Caramanica e Cautilli devono rispondere, come detto, di turbativa d’asta, in quanto, con l’emanazione delle determinazioni n. 726 del 2 aprile 2025, n. 755 del 3 aprile 2025 e con la deterrnina n. 980 del 2 maggio 2025, tutte a firma di Caramanica, contenenti previsioni e prescrizioni, avrebbero favorito l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Ci sarebbero, inoltre, conflitti d’interessi professionali, in quanto Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.
Secondo l’accusa, questi favoritismi e il conflitto d’interessi avrebbe consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.
