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OPERAZIONE BUFFALO, DROGA E INTIMIDAZIONI: TRA I NOMI DEGLI ARRESTATI DI NOIA E ZUNCHEDDU

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All’esito dell’attività investigativa denominata “Buffalo”, alle prime ore dell’alba i Carabinieri della Stazione di Latina e del Reparto Territoriale di Aprilia hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. Giuseppe Cario presso il Tribunale di Latina su richiesta del pm Valerio De Luca della locale Procura della Repubblica, a carico dei componenti di un gruppo criminale operante in Cisterna di Latina, dedito allo smercio di sostanze stupefacenti e a connesse operazioni di recupero crediti a carattere estorsivo.

Sono associati al carcere di Latina:

1) Antonio Di Noia, 39enne, già tratto in arresto con l’operazione “Astice”;

2) Vincenzo Avagliano, 44enne, ex cognato di Di Noia;

3) Stefano Speranza, 53enne;

4) Gianluca Zuncheddu, 39enne, padre della povera Desirée Mariottini e ritenuto da suoi sodali come un vero e proprio boss nel quartiere di San Valentino (ordinava ai suoi pusher di non lasciare mai sguarnito lo slargo dove campeggia la statua di Padre Pio in Via Moro perché è lì che i tossicodipendenti sapevano di poter trovare la vendita al dettaglio della droga);

5) Franco Iacomussi, 45enne.

Sono stati posti agli arresti domiciliari:

6) Luca Di Noia, 24enne, nipote di Antonio;

7) Simone Amabile, 24enne;

8) Sandro Amabile, 22enne, fratello di Simone.

Sono tutti residenti a Cisterna di Latina eccetto Speranza, proveniente da Aprilia.

Le indagini iniziano a febbraio del 2018 dalla richiesta di aiuto di un giovane di Cisterna, aggredito per costringerlo a pagare un debito di droga contratto da un suo cugino. É così possibile ricostruire un’articolata attività di smercio di cocaina, marijuana e hashish: la droga viene consegnata a clienti selezionati, previo appuntamento telefonico, in località sempre diverse dell’abitato di Cisterna. Zuncheddu in particolare è l’organizzatore e fa avere ai pusher la sostanza da smerciare. È nel corso di queste indagini che scatta l’arresto in flagranza, il 30 giugno 2018, di tre spacciatori con circa 2 etti di marijuana; uno di loro è Luca Di Noia, un altro è suo padre Carmine, fratello di Antonio.

La pressione investigativa sul territorio, finalizzata appunto a riscontrare le indagini in corso, infastidiscono il gruppo delinquenziale e, per questa ragione, Avagliano e Antonio Di Noia portano a compimento un atto ritorsivo: procuratisi una Smart bianca rubata grazie a Speranza, effettuano ripetuti passaggi per individuare le automobili private dei Carabinieri coinvolti; infine, il 19 maggio 2018, esplodono 4 colpi di arma da fuoco contro quella di un maresciallo che secondo loro “ha rotto troppo i cojoni…e ancora li sta a rompe…va ad acchiappa’ ‘a gente…ha dato fastidio” e che si sarebbe “permesso” pure di sparare un colpo all’indirizzio di Di Noia responsabile di non essersi fermato a un posto di blocco. Non escludono di compiere altri gesti intimidatori, anche più gravi, contro i componenti della Stazione o addirittura loro familiari. “Mò tocca a quell’altro, mò“, si riferisce Di Noia intercettato mentre passa di fronte alla Caserma dei Carabinieri di Via Carlo Alberto Dalla Chiesa. E poi, dimostrando di monitorare la vita dei Carabinieri, un amico fa a Di Noia: “Teneno pure un po’ de paura“. E lui risponde: “Infatti. ‘a moglie manco più spesa va a fa’ mò… perché lei ogni lunedì va da – negozio ortofrutticolo -, ieri non c’è annata… 

Ecco perché, nell’ordinanza, il Gip Cario scrive che si è trattato di “un attacco allo Stato ed alle sue istituzioni che osino contrastare le attività criminali”, sottolineando “l’estrema aggressività del gruppo criminale che non si fa scrupolo alcuno di innalzare il livello di scontro con le forze dell’ordine”. Anche se non tutti i sodali erano convinti delle azioni intimidatorie messe in piede da Di Noia e Avagliano contro i Carabinieri.
In un’altra intercettazione il 53enne di Aprilia, Stefano Speranza, che aveva recuperato la Smart rubata per l’attentato ai danni dell’auto del maresciallo di Cisterna, confida al fratello in riferimento prima a Di Noia e successivamente ad Avagliano: “
Quer testa de ca…o guarda, sto deficiente m’ha fatto avvelena’, m’ha fatto oh. Gli ho detto ma che cazzo sei annato a fa? che cazzo sei annato a fa brutto deficiente che ‘n sei altro, me stai a mette in mezzo alla mer…a, a ‘na storia de mer…a che nun c’entro un caz…o…Sto avvelenato nero. Poi quella caz…o de machina manco l’ho presa io – era una vettura rubata a Roma -… Poi dice che manco lui è stato cioè, dice. Ho detto ma che caz…o sei annato a fa oh? ma sei andato a spara’ la davanti alla caserma come caz…o fai“. E ancora: “C’avrà mandato (riferito a Di Noia) quel mongoloide de Vincenzo (ndr: si riferisce ad Avagliano) c’avrà mannato. Guarda io nun c’ho proprio parole guarda: nun c’ho parole credimi – sempre al fratello -. Nun so vera- mente che caz…o gli ha detto il cervello gua’, non lo so. Mò vede- mo come caz…o va a fini’ sta sto- ria. Mò vedemo. Mah. Va bè va, andamo n’attimo a fa colazione va”. 

A margine, l’attività d’indagine permette di apprendere che Amabile vessa la sua compagna, percuotendola con violenza e minacciandola di morte.

I reati complessivamente contestati, a vario titolo, alla banda che aveva occupato le piazze di spaccio di Cisterna, in particolare il quartiere 167 di San Valentino, sono quindi tentata estorsione, lesioni aggravate, cessione di sostanze stupefacenti aggravata e continuata, porto abusivo di ami da fuoco, danneggiamento aggravato, ricettazione, maltrattamenti in famiglia.

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