Investito e ucciso a Terracina: continua il processo che vede sul banco degli imputati Gioacchino Sacco, responsabile dell’incidente mortale del 16enne Federico Salvagni
È ripreso il processo che contesta l’omicidio stradale con l’aggravante della fuga a carico del 50enne ciociaro Gioacchino Sacco, difeso dall’avvocato Ferdinando Maria Pellino. Davanti il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, sono proseguite le testimonianze.
A costituirsi parti civili Franco Salvagni, padre del ragazzo deceduto, e del fratello presente anche lui nella notte della tragedia; la madre di Federico Salvagni, oltreché ad altri parenti tra cui anche un cugino minorenne. In tutto sono tredici le parti civili, tra cui l’associazione famigliari vittime della strada, assistita dall’avvocato Diego Maria Santoro. Gli avvocati che rappresentano le altre parti civili sono Riccardo Amadei, Beatrice Luzzi, Vittorio Palamenghi e Michelangelo Curti. A rappresentare l’accusa è il pubblico ministero Marco Giancristofaro.
Nutrita come sempre la presenza dei parenti e amici nel Tribunale di Latina. A maggio, nell’ambito di precedente udienza, si era svolta la manifestazione annunciata con una vela raffigurante l’immagine di Federico Salvagni, striscioni per chiedere giustizia e la musica che riproduceva le canzoni che chiedono giustizia per Federico Salvagni. Conclusa la manifestazione, tutti tra parenti e amici si erano riversati all’interno del Tribunale, assistendo all’udienza con la maglietta con su scritto: “Federico chiede giustizia”.
L’udienza odierna è ripresa con una ex compagna di Sacco, con cui si è frequentato per qualche mese. “Ma – spiega la donna in aula – avevamo litigato una settimana prima dell’incidente capitato al ragazzo. Il 15 agosto ci siamo sentiti la mattina, ci dicevamo le solite cose, eravamo in litigio”. Il pubblico ministero ricorda alla donna che risulta una video chiamata tra lei e Sacco: “Io però non ricordo neanche che è venuto a parlare con me la Polizia”. La donna aveva detto alla Polizia di aver ricevuto una videochiamata intorno alle 4 di notte: “Litigavamo – ribadisce la donna in aula – cose private”. Tuttavia, alla Polizia la donna disse: “Sacco mi ha detto di aver preso una donna con il Porsche. Prima mi ha detto in un posto, poi sull’Appia”. La testimone spiega che “Sacco aveva dei cali glicemici e spesso si addormentava”. Alla Polizia, la donna disse: “Sacco era palesemente ubriaco e biascicava le parole”. Oggi, la donna dice: “Quando lui si addormenta, non capisce niente, perché va in coma ipoglicemico”. Per poi aggiungere che i sintomi da ubriaco di Sacco con quelli di quando aveva crisi di ipoglicemia erano uguali: “Biascica e si addormenta”.
Nella videochiamata durata 40 minuti, Sacco sarebbe stato con un un’altra ragazza, secondo la testimone. “Allora l’ho mandato a quel paese”. Invece alla Polizia, la donna aveva riferito: “Gli ho detto: “Vai indietro a vedere come sta la persona investita”. E mi ha chiesto di poter venire a casa mia a nascondersi e io gli ho detto di no”. Oggi, però, la donna dice, negando il verbale reso alla Polizia: “Non mi ricordo di aver detto quelle cose alla Polizia”.
La donna alla Polizia aveva detto: “Mi chiamò altre due o tre volte, insistendo che dovevo andarlo a prendere e nascondermi nel garage”. Eppure la donna ribadisce: “Non ricordo di averlo detto alla Polizia. Forse voleva venire a casa mia per fare pace perchè stavamo litigando e voleva fare pace”. Il Tribunale ricorda più volte alla donna di essere passibile di falsa testimonianza e reticenza.
Della notizia dell’incidente, la donna spiega di averlo letto il giorno successivo su Internet. Dal carcere, dopo l’arresto, Sacco ha inviato alla donna tre lettere: “Mi scriveva che non era stato lui e che non era l’assassinio. Mi diceva che non è vero quello che scrivono i giornali e che non era lui a guidare. Diceva che in macchina stava insieme con un’altra persona”. Emerge che la donna, insegnante di matematica, ha un procedimento penale per rapina e lesioni e avrebbe nominato l’avvocato Pellino per il rito direttissimo, lo stesso legale di Sacco.
Si tratta di un episodio di cronaca avvenuto a luglio: nel corso della direttissima, però, la donna non fu difesa dall’avvocato Pellino. L’arresto della donna avvenne il 13 luglio, un giorno prima dell’udienza del processo Sacco-Salvagni che, poi, saltò per legittimo impedimento. Il pm, alla fine del suo esame, ha fatto acquisire una delle lettere inviate da Sacco alla donna.
A testimoniare anche l’esercente di un bar che si trova a San Felice Criceo frequentato da Sacco. L’imputato, infatti, sarebbe passato spesso nel locale per l’aperitivo. Il barista aveva riferito alla Polizia di non aver mai visto Sacco ubriaco, ma di averlo visto consumare più di una birra. “Vidi Sacco al bar circa due mesi prima dell’incidente”. Anche il gestore del locale conferma di aver visto Sacco con diverse macchine.
A testimoniare anche anche un amico di famiglia chiamato a riferire della notte di Ferragosto passata a casa del padre del testimone: “Forse c’era anche Gioacchino Sacco. Venni a conoscenza che c’era stato un incidente vicino casa dei miei. La notizia me la diede mia madre perché fu mia cognata a rientrare a casa, dopo aver ripreso mia nipote per la notte di Ferragosto, e dire che c’era stato un incidente molto brutto. Mia madre e mia cognata andarono a vedere l’incidente. Io rimasi a casa perché non potevo uscire, avendo avuto all’epoca una misura cautelare in corso. Intorno alle 4 del mattino di Ferragosto, mi chiamò Sacco ma non ricordo cosa mi disse perché ero ubriaco”.
Escusso anche il fratello dell’amico di famiglia che conferma della serata di Ferragosto passata a casa del padre, che si trova a poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente. Anche questo testimone non era sicuro se Sacco si fosse trovato a casa loro la notte dell’incidente. “Appresi la notizia da mio figlio che si trovava fuori per la notte di Ferragosto. Fu mia moglie ad andare a prendere mio figlio e tornati in macchina ci dissero che era accaduto l’incidente. Andai a vedere anche io il luogo dell’incidente e non nascondo che mi venne da piangere, pensando che potesse essere mio figlio”.
Il processo riprenderà il prossimo 14 ottobre con le ultime testimonianze dell’accusa: l’ingegnere che ha redatto la consulenza cinematica dell’incidente, oltreché alla consulente medico legale Maria Cristina Setacci e all’altro consulente Andrea Mandarino. Saranno ascoltati anche due minorenni: si tratta del fratello di Federico Salvagni e di un amico. Erano tutti e due presenti la sera dell’incidente. Calendarizzate anche altre udienze per i prossimi 23 ottobre e 18 novembre.
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CHI È GIOACCHINO SACCO – Il 50enne, nato ad Acquino ma residente a Terracina, è accusato dell’omicidio stradale del sedicenne di Latina, Federico Salvagni, avvenuto lo scorso Ferragosto 2025.
Dopo l’arresto avvenuto il 16 agosto, il 49enne di Cassino, Gioacchino Sacco detto Jonathan, detenuto nel carcere di Latina, aveva optato per la facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, tenutosi in carcere, in via Aspromonte, a Latina. Prima di trincerarsi nel silenzio, Sacco aveva dichiarato spontaneamente di non essere stato lui, quella notte, a guidare la Lancia Yipsilon noleggiata e con cui, secondo il Gip, l’uomo aveva compiuto una manovra azzardata durante un sorpasso.
Il Gip Morselli aveva convalidato l’arresto per Sacco e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nonostante la richiesta della difesa per una misura meno afflittiva quale quella dei domiciliari. Difesa che, comunque, aveva annunciato un ricorso al Tribunale del Riesame di Roma contro la misura del carcere. Il Gip aveva ritenuto che per Sacco, in ragione anche dei suoi precedenti penali, ci fosse il pericolo di fuga.
Sia il Riesame che la Cassazione avevano respinto l’istanza per una misura cautelare meno afflittiva rispetto al carcere. In particolare, nel suo pronunciamento, ricordava la Cassazione che “il conducente del mezzo, successivamente identificato nel Sacco, era sprovvisto di titolo alla guida in quanto titolare di patente revocata, in ragione della ripetuta inosservanza alle disposizioni del codice della strada; che il veicolo era condotto con una targa prova fuori dai casi consentiti e comunque sprovvisto di assicurazione; che il mezzo non era sottoposto a revisione e che il conducente era verosimilmente in stato di alterazione in considerazione delle modalità del sinistro, ripreso dalle telecamere stradali”.
E ancora: “il giudice del riesame riteneva la ricorrenza di stringenti esigenze cautelari in ragione della gravità della condotta serbata in occasione del sinistro, della fuga e dell’assoluta noncuranza manifestata nelle fasi successive all’investimento e del mancato rispetto di qualsiasi forma di regola nella circolazione stradale, trattandosi di soggetto avvezzo a guidare veicoli pur sprovvisto di patente e di assicurazione, con precedenti penali per comportamenti violenti e minacciosi e per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, già sottoposto a misura cautelare domiciliare di cui aveva violato i divieti e per questo sottoposto a giudizio per il reato di evasione; riteneva che le stesse non avrebbero potuto essere soddisfatte con misura diversa dalla custodia in carcere, in quanto anche la misura degli arresti domiciliari con controllo elettronico sarebbe stata insufficiente a contenere la indole trasgressiva ed elusiva del prevenuto”.
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Sul ricorso inammissibile, la Cassazione motivava: “deve osservarsi che il percorso argomentativo sviluppato dal Tribunale, rispetto alla sussistenza di esigenze cautelari e alla selezione della misura cautelare, risulta adeguato e coerente con gli elementi di fatto esaminati e alle concrete modalità della condotta, nonché con i profili soggettivi e personologici del cautelato, con la conseguenza che qui
non può procedersi, per un verso, a rinnovare l’apprezzamento sviluppato in ordine sia alla concretezza sia all’attualità delle esigenze cautelari”.
Secondo la Corte Suprema, il Riesame aveva svolto con correttezza il suo compito “considerando da una parte le peculiari ed estremamente gravi ed offensive modalità della condotta, il pericolo cagionato alla circolazione e alla integrità fisica di numerosi utenti della strada, come risulta emergere dalle immagini
riprese da una telecamera di sicurezza e dalle dichiarazioni dei giovani scampati all’investimento e, dall’altra parte, la negativa personalità del prevenuto (nda: Sacco) in ragione della condizione di assoluta irregolarità amministrativa e di alterazione in cui versava al momento del fatto”.
Sacco è caratterizzato da “prolungata e abituale circolazione con patente di guida revocata, mancanza di certificato assicurativo, utilizzo indebito della targa prova onde sopperire all’assenza di assicurazione, assenza di revisione dell’autoveicolo, indizi di una condizione di ebbrezza alcolica, omessa fermata e
omessa assistenza alle persone coinvolte nel sinistro, di cui una rimasta a terra, nonché della totale insensibilità e noncuranza da questi palesate nelle fasi successive all’investimento, dei precedenti penali di varia natura, di cui alcuni concernenti azioni violente e minacciose ed altri di oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale”.
C’è di più. Sacco “non si sarebbe astenuto da realizzare azioni altrettanto inadeguate e sconsiderate alla guida di autovetture benché sottoposto a misura domiciliare, tenuto conto della insufficiente capacità contenitiva della cautela, anche se rafforzata da controllo elettronico a distanza e, al contempo, della
rilevantissima capacità trasgressiva palesata dal prevenuto che ha anche dimostrato una totale incapacità di rispettare le prescrizioni concernenti la esecuzione una precedente misura domiciliare e, più in generale, qualsiasi regola concernente la circolazione degli autoveicoli a motore, a partire dal possesso di un titolo abilitativo di guida”.
LE INDAGINI – Le indagini sono state orientate a fare luce sulla dinamica del sinistro stradale, in particolar modo sulla velocità dell’auto che ha investito il 16enne, la traiettoria seguita dal veicolo e la posizione della vittima che camminava insieme al fratello gemello e a un amico. Gli esami tossicologici su Sacco non avevano dato esito positivo. Di sicuro c’è che Sacco non poteva guidare l’auto in quanto, per aver violato diversi articoli del codice della strada, la patente gli era stata revocata. Peraltro l’auto guidata era senza assicurazione e revisione. Senza contare che ci sono alcune immagini della video-sorveglianza che ritraggono Sacco scendere dall’auto con cui è stato travolto il sedicenne.
A poche ore dall’incidente, gli agenti della Polizia di Stato di Terracina, insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, avevano individuato e arrestato Sacco, da subito indiziato di essere il responsabile del grave incidente stradale avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 agosto (intorno alle ore 3,30), lungo la strada provinciale che collega Terracina a San Felice Circeo. Nello stesso sinistro stradale, come detto, erano rimasti feriti il fratello gemello e un amico di Federico Salvagni, senza gravi conseguenze.
Dopo aver travolto i tre ragazzi, il conducente dell’auto si era dato alla fuga senza prestare soccorso. Sul posto erano immediatamente intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia di Terracina e della Polizia Stradale, che avevano effettuato i rilievi tecnici necessari alla ricostruzione della dinamica.
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Le successive attività investigative, coordinate dagli agenti del Commissariato di Terracina, con il supporto del personale della Polizia Stradale, dei militari dell’Arma dei Carabinieri e del personale della Polizia Locale di San Felice Circeo, che ha collaborato fornendo i dati relativi al lettore delle targhe dei veicoli in transito, avevano permesso di raccogliere elementi utili per rintracciare il veicolo coinvolto e il suo conducente.
Fondamentali sono state le testimonianze raccolte sul posto e l’analisi delle tracce lasciate sulla scena dell’incidente che hanno condotto gli investigatori ad individuare il veicolo che nell’impatto era rimasto fortemente danneggiato. Grazie alla sinergia tra le forze dell’ordine, Gioacchino Sacco detto Jonathan (che ha precedenti di polizia, un’inchiesta della Finanza sul groppone e altre grane di natura giudiziaria) è stato localizzato e tratto in arresto e, a seguito degli accertamenti di rito, è stato condotto presso il carcere di Latina. Dirimenti anche le immagini estrapolate dalla telecamere di sorveglianza che inquadrano l’auto e il momento dell’impatto, prima che il mezzo fosse ritrovato davanti a un supermercato.
Sul corpo del 16enne è stata disposto l’esame autoptico eseguito dal medico legale Cristina Setacci: il ragazzo è morto a causa di gravi lesioni a cranio, torace e addome, in seguito al violento impatto della ruota destra dell’autovettura.
Federico Salvagni frequentava il secondo anno dell’Istituto tecnico “Marco”, indirizzo “Telecomunicazioni e Informatica”, a Latina. Sui social era conosciuto come “Sal”, abbreviazione del cognome, spesso accompagnata da un diamante accanto. La comunità scolastica e locale è sotto shock per la perdita del giovane, travolto in circostanze drammatiche durante una serata estiva. Anche dalla politica non sono mancati gli attestati di solidarietà per la famiglia. Il caso, come prevedibile, sta avendo e ha avuto una eco a livello nazionale.
