“OCTOPUS”, ESTORSIONI AL MERCATO DEL MARTEDÌ: “CI CONTATTÒ D’ALTERIO. C’ERA UNA PAX MAFIOSA TRA LUI E I DI SILVIO”

Agostino Riccardo
Agostino Riccardo

Intimidazioni e tentate estorsioni con metodo mafioso per controllare il mercato del pesce a Latina e Cisterna: prosegue il processo che vede sul banco degli imputati Giuseppe D’Alterio e Maurizio De Santis. Cinque anni fa l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha coordinato le Squadre Mobili di Latina e Roma, con l’ausilio dello Sco (Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato)

È proseguito oggi, 22 gennaio, davanti al terzo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, il processo, scaturito dall’operazione denominata “Octopus”, che vede sul banco degli imputati il cosiddetto padrino di Fondi, Giuseppe D’Alterio detto “Peppe ‘O Marocchino” (nato a Minturno nel 1956), attualmente agli obblighi di firma e l’imprenditore fondano, Maurizio De Santis (classe 1972). I due imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Nania e Antonello Madeo.

In questo processo le tre parti offese, che sarebbero state intimidite dagli imputati, non hanno presentato la costituzione di parte civile. I due imputati sono ritenuti responsabili dall’accusa, rappresentata in aula dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, di tentata estorsione ed atti di illecita concorrenza, reati aggravati dal metodo mafioso. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero della DDA di Roma, Margherita Pinto.

Renato Pugliese
Renato Pugliese

Il collaboratore di giustizia Renat Pugliese (già condannato definitivamente con Agostino Riccardo per le estorsioni al mercato del martedì) ha continuato la sua testimonianza iniziata lo scorso 21 novembre, in cui ha delineato la loro azione per intimidire il banco del pesce concorrente a quello tenuto dall’uomo, Maurizio De Santis, protetto da Giuseppe D’Alterio. La vicenda si consumò a ottobre 2016 e le minacce furono tese a costringere l’imprenditore vittima ad alzare i prezzi del mercato del pesce.

Pugliese è stato chiamato oggi a riconoscere alcuni personaggi tra cui gli imputati Peppe D’Alterio (“Lo riconosco, è lui, veniva soprannominato ‘O Marocchino”, ha detto) e Maurizio De Santis che è stato riconosciuto da Pugliese: “L’ho visto che vi stava passando le bottigliette di acqua in aula”. Così ha spiegato Pugliese alle domande dell’avvocato difensore di De Santis.

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Nella scorsa udienza del 21 novembre, Pugliese aveva raccontato cosa fece insieme a Riccardo presso il mercato del martedì. “Ci siamo presentati come criminali, in quanto membri dei Di Silvio di Campo Boario”, ha spiegato Renato Pugliese, video-collegato dal sito protetto. L’ex affiliato ai clan rom ha spiegato che andarono a minacciare su mandato di De Santis: “Quello che abbiamo intimidito non lo conoscevo. Era una persona di Terracina, non si tirò indietro e chiamò anche un uomo che apparteneva alla strada: chiamò Ciccio Della Magna, ma io parlai con un certo Lillo. Alla fine pagò, ci diede 1000 euro la stessa mattina che ci presentammo, oltreché a imporgli di abbassare i prezzi del pesce. De Santis, che faceva riferimento a D’Alterio, ce l’aveva con il banco di questa persona di Terracina. Giuseppe D’Alterio è legato alla camorra, è radicato a Fondi per questioni con il Mof e lo conobbi la prima volta quando era imputato con mio padre, Costantino “Cha Cha” Di Silvio, nello stesso processo chiamato “Lazial Fresco”. D’Alterio è un personaggio di spicco, è temuto, anche mio padre lo rispettava molto”.

Secondo il collaboratore di giustizia, “il banco del pesce era sì di De Santis, ma era come se fosse di D’Alterio: De Santis era la faccia pulita, ma l’attività era di D’Alterio. Lo so perché ho parlato con D’Alterio e mi disse di fare quello che mi chiedeva. E l’ho saputo direttamente da De Santis. In una occasione D’Alterio intervenne con Agostino Riccardo che si stava approfittando anche di De Santis da cui andava a prendere il pesce per una cifra di 200-300 euro. De Santis aiutava anche con soldi per i detenuti e lui faceva sconti anche ad alti zingari legati alla criminalità. Anche Francesco Viola so che ci andava e prendeva il pesce senza pagare. Io sono andato un paio di volte a prendere il pesce e non ho mai chiesto soldi a lui per rispetto di D’Alterio”.

Pugliese spiega che la storia di questa estorsione “l’aveva in mano Agostino, sono stato chiamato più come spalla, come mettere un gettone di presenza. Sapevo solo che De Santis era infastidito dall’altro banco del pesce, ci chiese proprio di non farlo più partecipare al mercato”. Alla fine, secondo Pugliese: “I prezzi furono abbassati, l’imprenditore di Terracina fece come avevamo detto, anche se poi io sono stato arrestato a dicembre del 2016 e anche Riccardo fu arrestato a ottobre dello stesso anno. L’altra bancarella del pesce è di due fratelli di Latina, nati alle Gescal, e non li abbiamo toccati. Facemmo anche un aperitivo con loro e ci chiesero di intervenire anche per loro. Ma fu solo un parlare”.

Dopo Pugliese, è stato esaminato l’altro collaboratore di giustizia, Agostino Riccardo, che ha ricordato la genesi della vicenda al mercato: “Furono chiamati come clan Di Silvio. All’epoca conoscevo D’Alterio, la cui famiglia comandava a Fondi. D’Alterio ci chiese di intervenire nei confronti di un concorrente nei banchi del pesce poiché teneva i prezzi più bassi. Siamo andati dall’operatore e lo abbiamo minacciato di morte, ci siamo fatti dare quasi 1000 euro. Gli dicemmo che se non avesse messo a posto i soldi, gli avremmo spaccato tutto e non l’avremmo fatto più lavorare. Dopodiché passai anche all’altro banco, di una famiglia di Latina, i fratelli Ferri, e dissi loro di mettere a posto i prezzi. Fu una minaccia più velata, anche loro sapevano chi eravamo e a chi appartenevamo: ci diedero 250 euro per il disturbo”. Al mercato del martedì c’erano tre banchi del pesce: uno di Terracina, uno di Fondi e uno di Latina.

“Fummo contattati da D’Alterio e ci furono due incontri, uno dei quali al mercato del pesce e l’altro al Piccarello. Fu Armando a dirci che c’erano dei problemi. Al Piccarello, presso una sala slot, c’era anche Armando Di Silvio con me e D’Alterio. La presenza di D’Alterio comandava sul territorio di Fondi dopo gli arresti di Schiavone: era un carico da novanta nel sud pontino. Era un amico di Cha Cha (nda: il pluripregiudicato Costantino Di Silvio), il fratello di Renato, e lo stesso Renato aveva affari di droga col fratello di D’Alterio, Pasquale, che a sua volta aveva rapporti con i Fasciani. In una circostanza Pugliese e Samuele Di Silvio si presero un chilo di cocaina da Pasquale D’Alterio senza pagare e fui io dire lui che il debito sarebbe stato risolto da Cha Cha quando usciva dal carcere”.

Dopo le minacce al concorrente, “De Santis si mise a disposizione nostra. Ci faceva dei pensieri, mi dava il pesce e mi ha sempre trattato bene. C’era un’amicizia perché gli avevamo fatto questa cortesia”.

Quando la vittima di minacce fu avvicinato da Pugliese e Riccardo, “fece una chiamata a qualcuno, ma non ricorso i particolari. Era Lillo, un poliziotto biondo, amico di Cha Cha, che lavorava in discoteca a Latina, ma non ho mai avuto rapporti”. Ad ogni modo, “non potevamo mai rinunciare a fare questa estorsione perché c’era una pax mafiosa tra Armando Di Silvio e D’Alterio e la cosa doveva essere portata a termine. All’epoca facevo cinque estorsioni al giorno con la famiglia Di Silvio: imprenditori, commercialisti. Pagavano tutti”.

Il processo è stato rinviato all’udienza del 7 maggio quando verrà esaminato uno dei due imputati: Maurizio De Santis. Dopodiché, il 12 giugno, ci sarà l’esame dei testimoni della difesa.

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Maurizio-De-Santis
Maurizio De Santis

L’INDAGINE – Gli sviluppi investigativi avevano consentito di svelare un contesto di elevato spessore criminale finalizzato ad imporre, attraverso reiterate minacce, un regime di monopolio nella commercializzazione al dettaglio di prodotti ittici. Secondo la Procura/DDA di Roma, l’imprenditore ittico De Santis, avvalendosi della vicinanza a D’Alterio, avrebbe messo in piedi attività estorsive nei confronti di colleghi che lavoravano al banco del pesce nei mercati, tra cui il mercato del martedì di Latina e in quello del mercoledì di Cisterna.

Un ulteriore impulso all’attività investigativa è stato offerto dalle dichiarazioni auto ed etero accusatorie dei due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo che hanno fornito validi elementi in grado di far emergere, sempre all’interno dei citati mercati di Latina e Cisterna di Latina, episodi di tentata estorsione ed illecita concorrenza avvenuti tra il 2016 e il 2018, commessi con violenza e minaccia aggravati dal metodo mafioso. Pugliese e Riccardo sono stati processati a parte col rito abbreviato per tali fatti: entrambi condannati dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Valeria Tomassini.

Le indagini della Squadra Mobile di Latina fecero luce sulle modalità con cui l’imprenditore ittico arrestato a settembre 2021 – Maurizio De Santis, titolare della società “La Bancarella del Pesce srl” – avrebbe cercato di acquisire, all’interno dei mercati di Latina e Cisterna di Latina, una posizione di supremazia economica nei confronti degli altri concorrenti commerciali, tentando attraverso il vanto della “protezione mafiosa” di costringerli sia a scelte economicamente svantaggiose sia a chiudere ed abbandonare il banco del pesce, il tutto per avvantaggiare la propria attività.

Giuseppe D'Alterio detto 'O Marocchino
Giuseppe D’Alterio detto ‘O Marocchino

In particolare, De Santis avrebbe assoldato i due attuali collaboratori di giustizia Riccardo e Pugliese – all’epoca dei fatti esponenti di spicco del clan Di Silvio – tramite l’intermediazione di Giuseppe “‘O Marocchino” D’Alterio, affinché intimidissero un imprenditore concorrente (già ascoltato nell’ambito del processo Alba Pontina che ha visto la condanna in via definitiva per associazione mafiosa di diversi appartenenti al clan capeggiato dal boss Armando “Lallà” Di Silvio), il quale in altre circostanze sarebbe stato esplicitamente minacciato facendo costante e reiterato riferimento alla famiglia D’Alterio, nota per il peso criminale dei componenti anche in ragione dei loro precedenti giudiziari (con addentellati e legami con clan di camorra), in grado di mettere in atto azioni ritorsive nei confronti di beni e persone, potendo contare su una rete di contatti con ambienti criminali campani e con esponenti di clan camorristici.

Giuseppe ‘O Marocchino D’Alterio, infatti, è un un uomo di caratura nei quadri del crimine del sud pontino (e non solo), essendo stato coinvolto in più operazioni investigative, tra cui, per l’appunto, Aleppo, Aleppo II e quella molto nota, volta al narcotraffico, e denominata “Lazial Fresco”, di oltre dieci anni fa. In quest’ultima operazione D’Alterio fu coinvolto insieme al padre di Renato Pugliese, Costantino “Cha Cha” Di Silvio”. Pugliese, come racconta nei verbali resi alla DDA e in seno alle testimonianze del processo Alba Pontina, rappresentò per il clan di “Lallà” una sorta di tramite tra D’Alterio e la cosca rom Di Silvio a cui si era affiliato dopo gli arresti che avevano decapitato il suo precedente sodalizio: quello dei Travali e del padre “Cha Cha”.

Non si respirava un clima da libera concorrenza al mercato del martedì di Latina e in quello del mercoledì di Cisterna. Il terrore e lo stress erano tutti a carico del titolare (originario di Terracina) e dei dipendenti della AdriMar srl i quali, tutte le settimane, venivano a vendere il pesce nel nord pontino: a Latina e Cisterna.

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Secondo i riscontri di DDA e Squadra Mobile, le dichiarazioni dei pentiti Pugliese e Riccardo e quelle delle vittime (ascoltati anche i dipendenti della Adrimar), l’imprenditore e socio unico di “La Bancarella del Pesce srl”, Maurizio De Santis, aveva l’obiettivo preciso di abbassare i prezzi del pesce al mercato del martedì a Latina e, dal 2019, anche in quello del mercoledì a Cisterna: anno in cui la Adrimar iniziò a vendere anche nella città dei butteri.

Per abbattere la concorrenza, prima l’estorsione di Pugliese e Riccardo; poi, a sua volta, la vendita del pesce a prezzi sottocosto in modo da ammazzare la concorrenza e il libero mercato. Anche perché, secondo la vittima, titolare della Adrimar, lo stesso imprenditore di Fondi De Santis quando vendeva il pesce a Monticchio (Sermoneta), essendo l’unico, avrebbe applicato prezzi triplicati.

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