MONNEZZA E CORRUZIONE, DAGLI SCANDALI CIOCIARI AI LEGAMI CON FORMIA, LATINA E I LEPINI

Corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa e traffico di influenze illecite sono le accuse pesantissime con le quali sono finite in manette otto persone e altre diciassette sono indagate nell’ambito dell’operazione “Urban Waste” condotta dal Nucleo Investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale – il Nipaaf – del gruppo forestale dei carabinieri di Frosinone, su richiesta della Procura della Repubblica di Frosinone.

Politici, imprenditori e funzionari pubblici che negli ultimi due anni di indagini sono risultati a capo di un sistema ben collaudato in tutta la Provincia di Frosinone, per modificare e violare le procedure di gara così da riuscire a organizzare la spartizione degli appalti con ribassi minimi già concordati tra i partecipanti alle gare stesse.

I protagonisti principali di questo sistema corruttivo sono la Biemme di Anagni, che si occupa principalmente di lavori edili e la Tac ecologica di Veroli, che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. E proprio quest’ultima nelle mani del 36enne Alfredo Coratti, sembra ormai un pugile all’angolo: infatti l’uomo era già stato arrestato meno di un mese fa nell’ambito dell’operazione “Malaffare”, che ha aperto le porte del carcere per altre due persone (anche il sindaco) ritenute colpevoli assieme a Coratti di corruzione, turbativa d’asta e voto di scambio al Comune di Cervaro.

Ma la Tac ecologica è stata al centro di aspre polemiche anche sui Monti Lepini, in Provincia di Latina, e in particolare a Bassiano e Maenza. Nel primo l’azienda di Coratti non ha certo brillato per efficienza, già prima degli arresti, e persino i lavoratori sono stati vittime di mancate retribuzioni anche per alcuni mesi consecutivi. Discorso analogo anche a Maenza, dove la società gestisce in appalto il servizio di raccolta rifiuti dal gennaio 2018 per 18mila euro al mese, ma già dalla campagna elettorale l’attuale sindaco, Claudio Sperduti, annunciava di voler superare la gestione fallimentare di Coratti, al quale sono già state contestate svariate infrazioni rispetto al contratto di servizio.

Salvatore Buzzi

Ma nell’indagine “Urban Waste”, sono finiti anche la One Group – con sede legale in via Grotte di Nottola a Cisterna di Latina – e il suo co-proprietario Marco Clemenzi, di Latina, che la detiene al 90 percento. Sia la sede della ditta che il socio di maggioranza sono comuni anche a un’altra società “gemella”, ovvero la Oml che Clemenzi – ai tempi di Mafia Capitale – deteneva al 60%, mentre il restante 30% era in mano al deus ex machina della Mafia capitolina Salvatore Buzzi e alla sua Coop “29 giugno”. Infine il 10% è proprietà della Formula ambiente, stesso gruppo. Marco Clemenzi, nel maxi processo sulla criminalità al Comune di Roma, è stato in principio indagato a piede libero, destinataro di informazione di garanzia e sottoposto a perquisizione. In particolare attorno alla sua figura si sviluppò una indagine parallela per false fatturazioni per un volume di affari di 8 milioni di euro. Successivamente fu poi scagionato da ogni addebito.

Ma se per qualcuno questo è oggi un nome nuovo, non lo è affatto per Formia e in particolare per la Formia Rifiuti Zero, che ha pagato Clemenzi fino al giugno del 2018, per avere a noleggio i mezzi da utilizzare nella raccolta differenziata dei rifiuti in città. Un rapporto che si è protratto per almeno due anni, fin dal 2016, quando nonostante l’indagine in corso a Roma, l’amministratore Rossi decise di contattare anche la One Group tra i 12 invitati a partecipare alla gara con una offerta per la fornitura a noleggio dei mezzi. Si trattava di quattro lotti, dei quali solo i primi tre furono aggiudicati dopo la selezione delle 12 ditte. Alla fine i plichi pervenuti furono tre. Al lotto numero 1 figurava anche la OneGroup srl di Cisterna di Latina.

Sin da allora però non fu chiaro – a causa di una documentazione incompleta e lacunosa, circa la quale più volte la commissione per il controllo analogo lamentò e segnalò gravi inadempienze (in quella occasione ci dissero: “Stiamo ricevendo molto lentamente tutti i documenti richiesti da mesi”) – che tipo di mezzi la società di Clemenzi avrebbe dovuto fornire alla FRZ, per quanto tempo e se avrebbe poi incassato i 194mila euro richiesti. Evidentemente la risposta sarebbe stata “SI'”. Alla fine si contarono per quella partita di lotti quasi 750mila euro annui di mezzi forniti tra i vari aggiudicatari. In realtà pure oggi non è possibile capire, per mancanza di documentazione on line, quanti soldi sono stati pagati alla One Group negli ultimi due anni.

Ma mentre a Formia il rapporto di fornitura si interrompeva nel 2018, proprio nel 2018 la One Group incassava circa 140mila euro dall’azienda dei rifiuti di Latina ABC, per fornitura ricambi di carpenteria, riparazione automezzi, fornitura cassoni, revisioni, fornitura cassonetti stradali e altro. Alcuni servizi sono stati affidati direttamente perchè sotto soglia e altri all’esito di una gara, come si può vedere dal sito dell’ABC.

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