La barca a vela Pepe

LICENZIARONO UNA DONNA NEL GIORNO DEL MATRIMONIO, ORA PER LA BARCA DELL’EX ISMEF SI PARTE DA 70MILA EURO

in Cronaca

Barca PepeÈ stata oggetto di stima ed è pronta per essere venduta all’asta la lussuosa imbarcazione a vela di 20 metri chiamata “Pepe” appartenuta all’ex Ismef Onlus, costretta a cedere il bene dopo essere stata protagonista di una vicenda risalente al 2018 e che non passò inosservata alle cronache: il licenziamento di una dipendente proprio nel giorno del suo matrimonio, illegittimamente mandata via come stabilito prima dal Tribunale di Cassino, poi dalla Corte di Appello di Roma, al quale l’Istituto Mediterraneo di Formazione per le Professionalità Nautiche (così per esteso) si era rivolta ma il cui reclamo fu comunque rigettato con la condanna al pagamento in favore della lavoratrice di circa cinquantamila euro.

L’ordinanza di vendita è stata firmata il 17 settembre dal Giudice delle Esecuzioni immobiliari del Tribunale di Cassino che ha ritenuto opportuno procedere alla vendita del compendio pignorato all’ex Ismef onlus, affidando il compito all’Istituto Vendite Giudiziarie del medesimo Tribunale.

Barca Pepe 2Il prezzo base è stato fissato a 70mila euro e le offerte dovranno pervenire entro le ore 9 del 26 settembre prossimo (vedi qui). L’ubicazione della barca “Pepe” è sul lungomare Caboto a Gaeta.

Un’altra annosa vicenda del sud pontino, quella dell’Ismef di Minturno, voluta dal politico di lungo corso, Gianfranco Conte, attualmente consigliere comunale di Formia, già parlamentare per più legislature e arrivato a ricoprire la carica di sottosegretario ai Rapporti col Parlamento agli sgoccioli del penultimo Governo Berlusconi (2005-2006) dopo un rimpasto.

barca pepe 3Un Istituto finito, come in tante storie italiane, a dover vendere i beni per ripagare i debiti. Beni che furono pagati, spesso, con risorse pubbliche. La mazzata finale arrivò quando l’Ismef (ormai chiuso definitivamente) fu condannata dal Tribunale di Cassino al pagamento della donna. Una vicenda particolarmente antipatica perché la donna fu licenziata al rientro da un lungo periodo di malattia a causa di episodi di mobbing, senza alcun preavviso e in violazione di quanto previsto dal contratto collettivo nazionali di categoria. Fu sola l’ultima goccia a cadere dal vaso dal momento che l’Istituto presentata come un sogno per l’economia del Basso Lazio risultò, invero, un flop clamoroso.

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