Valentina Corrado e Roberta Lombardi
Valentina Corrado e Roberta Lombardi

LAZIO, DALLE OCCUPAZIONI ABUSIVE AL COLLEGATO AL BILANCIO: È ROTTURA NEL M5S

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Regione Lazio, collegato al bilancio: il Movimento 5 Stelle si spacca e tira aria di tempesta. Scontro durissimo tra Corrado e la capogruppo Lombardi 

Massimiliano Valeriani
Massimiliano Valeriani

La bufera era annunciata sin da quando è comparso l’emendamento che sana le occupazioni abusive delle case popolari nel Lazio presentato dall’Assessore della Giunta Zingaretti, Massimiliano Valeriani. A fronte di una nota durissima delle consigliere pentastellate Valentina Corrado, Gaia Pernarella, Silvia Blasi e Francesca De Vito, c’era stata l’ala guidata da Roberta Lombardi che si era detta favorevole a un provvedimento che andasse su quella linea di intervento. Un concetto di sanatoria che era stato definito da Pernarella una sorta di Salva-Di Silvio, nel senso degli appartenenti al clan sinti di Latina i quali, da anni, hanno spadroneggiato nell’assegnazione delle case popolari, talune volte con la complicità della politica locale, ma sopratutto degli uffici amministrativi.

Non è un caso, infatti, che proprio ieri, una determinazione del Comune di Latina, che riportava, in allegato, la pubblicazione della graduatoria generale per l’assegnazione in locazione di alloggi Erp destinati all’assistenza abitativa con le domande presentate alla data del 30 giugno 2019, vedeva i nomi omissati ma cognomi in bella vista che, di certo, non rimandano a un pranzo di gala: Ciarelli, Di Silvio e Baldascini.

Per carità, lì trattasi di graduatorie pubbliche dove, si presuppone, si sia seguito un criterio in linea con le norme. Fatto sta che non è dirompente affermare che i clan, o le derivazioni di essi, la casa non vogliono pagarla, e se è lo Stato o il Comune o la Regione a farlo tanto di guadagnato.

Ma quella sulla sanatoria era solo una spia, l’ennesima, di uno scontro interno che va avanti sin dall’inizio della consiliatura in casa 5Stelle, con la capogruppo Lombardi, Devid Porrello, Marco Cacciatore da un parte e Corrado più Pernarella e, a fasi alterne, Blasi e De Vito e persino Davide Barillari dall’altra. Una disfida fratricida che serpeggia bassa e poi esplode ogni volta che vengono fuori le contraddizioni. La Lombardi governista con Zingaretti, la Corrado movimentista. Una sintesi brutale, senza dubbio, che tralascia le sfumature ma, gratta gratta, si traduce in una battaglia interna infinita che vede i vertici dei Cinque Stelle fuori dai giochi, afoni, forse decisi a non decidere proprio per evitare apocalittici scismi che, proprio in questo momento di bassa sul lato del consenso elettorale nel Lazio e nel Paese tout court, farebbero, secondo loro, solo male. Anche se, alla fine, come per tutte le cose, i nodi vengono al pettine.

Marco Cacciatore

E ieri, infatti, è proprio il Collegato al Bilancio regionale che ha fatto esplodere, o implodere a seconda dei punti di vista, il gruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio. Marco Cacciatore, presidente della commissione Urbanistica, Rifiuti e Politiche abitative, ha votato a favore dell’intero provvedimento voluto dai Dem. Ed ecco che la bagarre, al momento delle dichiarazioni di voto sul submaxiemendamento, si è palesata. D’altra parte quel provvedimento è una sorta di voto di fiducia con cui Zingaretti e il PD hanno blindato il collegato al Bilancio e vedere un pentastellato votarlo lascia un certo effetto, nonostante che a Roma il Governo Conte II si regga sull’alleanza 5Stelle e Dem.

Ad ogni modo Cacciatore si è messo sulla linea del centrosinistra, forse azzardando un po’, dal momento che non ha trovato neanche la capogruppo d’accordo: infatti, Roberta Lombardi ha votato contro insieme agli altri tre consiglieri pentastellati presenti, le nemiche giurate Corrado e Pernarella, più la De Vito. Il vicepresidente d’Aula, Devid Porrello, altro accusato di intelligenza col nemico zingarettiano, e Valerio Novelli (presidente della commissione Ambiente Agricoltura) non hanno partecipato al voto, come anche Silvia Blasi, Davide Barillari e Loreto Marcelli che avevano già lasciato la Pisana.

Gaia Pernarella
Gaia Pernarella

Cacciatore ha preso subito la parola e, senza avere condiviso alcuna determinazione politica a nome del gruppo, ha espresso a nome del gruppo un voto favorevole al provvedimento – ha spiegato Valentina Corrado – costringendo me, Gaia Pernarella e Francesca De Vito a fare una dichiarazione in dissenso dal gruppo quando, numeri alla mano, lui avrebbe dovuto fare una dichiarazione in dissenso visto che 4 consiglieri su 5 hanno espresso un voto contrario“. La contrarietà espressa da Corrado, Pernarella e De Vito, e alla fine, come detto, anche dalla capogruppo Lombardi, è stata dovuta al fatto che “eravamo contrarie ad accordare la fiducia al governo Zingaretti e a un submaxiemendamento che dentro aveva non solo la sanatoria delle occupazioni abusive, ma anche la costituzione dell’azienda ospedaliera Tor Vergata senza fare prima un passaggio in commissione, l’adesione della regione alla Fondazione Vulci e altro ancora“.

Apriti cielo perché, ormai, la frittata è fatta e la spaccatura è più forte di ogni altro momento del passato. Più intensa, ad esempio di quando la capogruppo Lombardi fu confermata nonostante il 5-5 finale nella conta interna che vedeva Valentina Corrado sua “avversaria” per la poltrona di leader dei 5 Stelle alla Pisana. E, ora, il primo a farne le spese potrebbe essere proprio Marco Cacciatore: “Ha di fatto votato la fiducia alla Giunta e questo è ancora più grave. Chiederemo al capogruppo l’allontanamento di Cacciatore, che col suo voto ha sancito la sua entrata in maggioranza, coinvolgeremo i probiviri perché valutino le violazioni al nostro regolamento. E parleremo anche con Vito Crimi (ndr: reggente del M5S dopo il passo indietro di Luigi Di Maio)”.

consiglio regionale
Consiglio regionale del Lazio

Cacciatore, ovviamente, non è stato in silenzio e non le ha mandate a dire: “Il regolamento d’Aula prevede dichiarazioni di voto e in dissenso. In un gruppo che si coordina non succede spesso che ci siano dichiarazioni in dissenso. Le colleghe che chiedono la mia espulsione vengono in riunione una volta ogni 4 o 5 mesi, anche quando coordiniamo una linea non vi si attengono, diverse volte è successo che su mozioni, odg in Consiglio straordinario sui Rifiuti, durante l’ultimo Defr (quando un emendamento della Giunta e un sub Pernarella volevano mettere il futuro compound di Colleferro al servizio di Roma) sono dovuto io intervenire in dissenso e nel voto il gruppo si è spaccato“.

E aggiunge, in un fiume in piena di risentimento: “L’espulsione dal M5S è prevista in caso di violazione con il voto di una linea condivisa: la linea su questo provvedimento è quella che ho portati avanti, visto che le colleghe non hanno neanche partecipato a quel momento di condivisione, né a una commissione o a un sopralluogo. Non accetto lezioni di coerenza da chi difende Roma (ndr: Corrado e Pernarella in linea con Virginia Raggi) che dopo aver pianificato 8.000 sfratti si è fermata, evidentemente rendendosi conto che spesso lo sfratto arreca più danno e non risolve il problema (sostituire una persona in graduatoria con una sfrattata senza alternative sposta solo sui Comuni e le loro casse la criticità), ma si schiera contraria alla regolarizzazione”.

Poi la botta finale di Cacciatore è proprio su Raggi, vero convitato di pietra di questo scontro fratricida che si gioca quotidianamente alla Pisana ma ha come obiettivo il sindaco di Roma: “Senza più parlare di altro su Roma e chi in Regione la difende, come Corrado, De Vito e Pernarella: dal consumo di suolo con lo stadio della Roma, gli insediamenti monstre come Tre Fontane, Fontana Candida o Santa Palomba (che hanno fatto perdere non consensi ma attivisti al Movimento) ai rifiuti dove si diceva da programma ‘mai piu’ discariche a Malagrotta’ e proprio li’ si e’ scelto un sito per la discarica (io che propongo un ambito a se stante per Roma ho sempre precisato che i siti piu’ pericolosi, come Malagrotta, Salario e Rocca Cencia, vanno esclusi dalla scelta); oppure sul 75% di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2021 a fronte dell’attuale 46% scarso; o ancora il no, netto, agli inceneritori che ha sempre contraddistinto il M5S, a fronte del futuro Piano industriale Ama, che senza smentita pare veda figurare un inceneritore su Roma (dopo il quasi crack di Ama)“.

Case Ater in Via Londra, Aprilia
Case Ater in Via Londra, Aprilia. La squadra Informativa del Commissariato di Polizia di Cisterna di Latina ha proceduto, il 28 settembre 2019, al sequestro preventivo di due immobili di proprietà dell’ATER a seguito di occupazione abusiva

Tuttavia, al di là di Cacciatore, nel vortice dello scontro c’è sempre lei, Roberta Lombardi, la quale, nonostante il voto negativo al submaxiemendamento, rimane sul banco degli imputati da parte del M5S a marca Corrado-Pernarella. Anche la capogruppo, infatti, ha difeso la norma sulla sanatoria degli abusivi delle case popolari. E, infatti, così la prima capogruppo alla Camera dei Deputati della storia pentastellata si è espressa un paio di giorni fa sull’emendamento della discordia, quello di Valeriani sulle occupazioni abusive: “Tornano le polemiche su un presunto emendamento “blocca sgomberi” contro i cosiddetti occupanti abusivi degli alloggi popolari” – ha spiegato il 20 febbraio dalla sua pagina Facebook, senza nominare mai Corrado e gli altri e rivendicando la logica alla base della norma. La ragione è presto detta e ne fa un motivo di orgoglio: “La rivendico perché ho scelto di avere il coraggio di non nascondermi dietro le asettiche formule amministrative sganciate da quella stessa realtà rispetto alla quale invece siamo chiamati a fornire delle soluzioni concrete. Una realtà che conosco personalmente grazie ad anni di battaglie da attivista accanto ai cittadini che si vedono privati del diritto a una casa. Perché sul principio della tutela della legalità siamo tutti d’accordo ma, così come un buon medico non può asportare un tumore senza prima fare al paziente una tac e tutti gli esami clinici del caso per capire dove e come operare, allo stesso modo un buon amministratore non può asportare il ‘cancro dell’illegalità dagli alloggi popolari avviando alla cieca una campagna di sgomberi senza aver mappato le dimensioni del fenomeno. Avviare tout court una nuova stagione di sgomberi in queste condizioni significherebbe solo sostituire i poveri con altri poveri e spingere nell’illegalità ulteriore persone che, di fatto, hanno già commesso un abuso. Parallelamente, per garantire davvero il diritto alla casa in modo completo, ho proposto e fatto approvare tutta una serie di azioni anche per tutelare chi non occupa: dall’estensione della legge sull’auto-recupero al riuso degli immobili dei privati a scopo abitativo; nuovi fondi per le cooperative edilizie in crisi; la revoca dei finanziamento ai costruttori disonesti grazie al lavoro sui Piani di Zona e lo stop degli sfratti per i cittadini truffati dei Piani di Zona grazie all’emendamento al Milleproroghe a cui ho lavorato insieme con i portavoce M5S nazionali e il collega Stefano Fassina“.

Spiegazioni respinte al mittente da Corrado che ha dichiarato: “Il nostro problema è che paghiamo l’assenza di un capogruppo, di una persona che sappia fare una sintesi politica delle varie posizioni, per questo è successo quello che è successo. Lombardi di fatto non rappresenta più il gruppo perché le posizioni sono due: chi vuole continuare a lavorare nel merito degli atti per risolvere i problemi, ma senza allearsi con nessuno, e chi invece sta giocando a risiko, a fare lo statista, pensa al futuro prossimo delle varie elezioni in Regione, Campidoglio, amministrative varie e sta lavorando per costruire questa alleanza col centrosinistra. Lombardi sembra avere un’ossessione per un’alleanza strutturale col Pd e il centrosinistra sui territori e in Regione“.

Posizioni inconciliabili. Niente di nuovo sotto il cielo insomma, ma fino a quando si potrà giocare così al limite?

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