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LATINA. ANTIRICLAGGIO: I PROFESSIONISTI DIVENTANO I CONTROLLORI RISCHIANDO MULTE E INDAGINI

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Il 13 novembre si è svolto presso il Park Hotel di Latina il corso di aggiornamento su “Antiriciclaggio e Privacy” organizzato dalla casa editrice Giuffrè Francis Lefebvre e dall’Ordine degli Avvocati di Latina.

Piccola nota a margine: il corso si è svolto con un allarmante ritardo dato che già nel lontano 2007 vi era stata una legge sul tema, poi integrata da un D.M. del 2010 e ultimamente una modifica del settembre 2019 entrata in vigore il 10 novembre u.s. Inoltre, ultima digressione, il corso non è stato per niente pubblicizzato sul sito dell’Ordine degli Avvocati (il corso era rivolto a loro ma aperto al pubblico) e ancora oggi il motivo rimane oscuro.

ANTIRICICLAGGIO

antiriclaggioLa prima legge su antiriciclaggio risale al D.Lgs. n. 231/2007. Tale legge è stata completamente riscritta a seguito della IV Direttiva europea UE 2015/849 recepita con D.Lgs. n. 90/2017. Tale Decreto Legislativo è stato integrato da un D.M. del 2010 che ha individuato ben 51 Indicatori di Anomalia e successivamente modificato a seguito della V Direttiva europea UE 2018/843 recepita con D.Lgs. n. 125/2019 entrato in vigore il 10 novembre u.s.

La normativa contiene una definizione molto ampia di riciclaggio che non contempla solamente il riciclaggio nella sua accezione penalistica “chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo; ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000” (art. 648 bis c.p.).

antiriciclaggio-1Il riciclaggio è definito a) la conversione o il trasferimento di beni; b) occultamento o dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi; c) acquisto, detenzione o utilizzazione di beni; d) partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti.

La legge prosegue prevedendo che una serie di soggetti tra cui intermediari finanziari e altri operatori finanziari, avvocati, notai, commercialisti, consulenti del lavoro quindi professionisti ma anche, e il D.Lgs. n. 125 ha aumentato la cerchia di tali soggetti, ricomprendendo gli agenti immobiliari, i commercianti di opere d’arte, prestatori di servizi di gioco.

modulo antiriciclaggioTali soggetti sono tenuti a “controllare” il cliente sottoponendo allo stesso un modello di verifica adeguata. Tale verifica consiste nel far compilare un modulo in cui il cliente inserirà i suoi dati personali e risponderà ad alcune domande anche al fine di verificare che sia lui il cd. titolare effettivo ovvero il vero intestatario del bene o il reale soggetto che eseguirà l’operazione e non sia, al contrario, una testa di paglia. Il cliente è obbligato a rispondere altrimenti il professionista sarà tenuto a prendere atto di questo rifiuto e ad astenersi dal prendere l’incarico.

Esistono due tipologie di verifica adeguata: semplice e rafforzata. Quella semplice è rivolta alle enti pubblici, quella rafforzata a tutti gli altri tipi di cliente.

riciclaggio-e-terrorismoPer quanto riguarda gli indicatori di anomalia indicati con D.M. del 2010, essi sono classificati in 6 gruppi distinti in base alla connessione con il cliente, alle modalità di esecuzione delle prestazioni professionali, alle modalità di pagamento delle operazioni, alla costituzione e/o amministrazione di società, trust o enti analoghi, a operazioni aventi ad oggetto beni immobili o mobili registrati, a operazioni contabili o finanziarie. Il professionista dovrà valutare caso per caso, seguendo questi indicatori volti a ridurre i margini di incertezza connessi a valutazioni soggettive e comportamenti discrezionali. Il professionista basandosi su tali indicatori potrà individuare quando segnalare il cliente per comportamenti poco chiari che possano far sospettare operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

anonimoNel caso sorga un sospetto, il professionista può effettuare una segnalazione anonima on line all’Unità di Informazione Finanziaria istituita presso la Banca d’Italia già con il D. Lgs n. 231/2007.

Il soggetto obbligato è tenuto a conservare il fascicolo dei clienti per 10 anni.

Le sanzioni previste sono amministrative e penali: le prime vanno dai 2.000,00 euro ai 50.000 euro, salvo la mancata segnalazione che va dai 3.000,00 euro ai 300.000,00 euro; le sanzioni penali sono previste in caso di violazione del divieto di comunicazione al cliente della segnalazione effettuata, falsificazione dei dati o acquisizione dei dati falsi per pregiudicare la corretta conservazione dei dati.

cittadino vessatoCiò su cui è opportuno porre l’attenzione è un altro profilo relativo alla normativa. Non vi siete accorti come negli ultimi anni sempre più spesso il legislatore ha normato vari settori della nostra vita quotidiana richiedendo la collaborazione del cittadino? Ma fin qui non ci sarebbe neanche nulla di male il problema è come lo ha fatto.
Negli ultimi anni tutte le leggi emanate, anche sostenute dalla normativa europea, hanno imposto al cittadino adempimenti prevedendo una sanzione molto salata per chi non avesse adempiuto o avesse adempiuto in modo errato. Se si pensa alla normativa in tema di privacy: il cittadino è tenuto ad adeguarsi pensando in propria autonomia alle modalità tramite le quali adeguarsi ma se poi sbaglia viene punito con una sanzione pecuniaria.

Alla luce di quanto detto, come si fa a dire “cittadino io ti tutelo però devi tenere un registro dei trattamenti, avere una password di almeno otto caratteri con una maiuscola, una minuscola e un carattere speciale, devi effettuare periodicamente un backup, praticamente devi pensare a tutto tu e se non lo fai o lo fai in modo errato ti sanziono”, ma dov’è la tutela?

La normativa dice fai tutto tu che io poi ti tutelo, ma come? Con quali modalità? Non facendomi pagare una multa salatissima?

La normativa, se si riflette, è assurda. Si chiede al cittadino di aiutare gli Stati a combattere il terrorismo sanzionando chi non si adegua. La modalità con cui si costringe il cittadino a collaborare è subdola e criticabile da ogni punto di vista. È giusto che il cittadino collabori ma non in questo modo.

software-antiriciclaggio-avvocatiNegli anni i professionisti sono stati letteralmente vessati tra digitale, privacy e  antiriciclaggio in quanto si sono trasformati da strumenti per agevolare il lavoro in vere e proprie tasse fittizie perché lo Stato ha pensato bene di demandare tutto al privato.

Infatti il convegno si è concluso con la presentazione di due software da acquistare e installare presso lo studio per agevolare la compilazione dei modelli per antiriciclaggio da sottoporre al cliente e per compilare il registro dei trattamenti in materia di privacy ad un prezzo speciale di euro 250,00.

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