LA STORIA SEGRETA DEI CASAMONICA NELLA SABAUDIA DEI BENI CONFISCATI. UNA RIFLESSIONE SULLE MAFIE ZINGARE

Romolo Di Silvio, Vittorio Casamonica, Carmine Ciarelli
Romolo Di Silvio, Vittorio Casamonica, Carmine Ciarelli. Pur non avendo la struttura delle mafie tradizionali, i tre predetti possono a tutti gli effetti essere considerati tra i capi più temuti dei clan Di Silvio, Casamonica e Ciarelli
Floriana Bulfon con Franca Leosini
Floriana Bulfon con Franca Leosini
Oggi si terrà sulle sponde del Lago di Paola, nell’ambito della rassegna letteraria “Incontri a Borgolago”, organizzata dall’Azienda Vallicola, l’incontro con la giornalista dell’Espresso Floriana Bulfon autrice del libro “Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma”. L’incontro è a ingresso libero e si svolgerà in via dei Casali di Paola a Sabaudia, a partire dalle 18.
 
“Si potrebbe dire l’evento letterario dell’estate  – spiega Anna Scalfati, ideatrice della rassegna insieme a Gian Luca Campagna – la presentazione del libro-inchiesta della giornalista Floriana Bulfon. E non tanto e non solo perché è la testimonianza coraggiosa di colei che ha denunciato per prima e pubblicamente le violenze al Roxy bar alla Romanina (centro di interesse economico dei Casamonica) ma anche e soprattutto per il recente rapporto sulle mafie nel Lazio, pubblicato dall’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità presieduto da Giampiero Cioffredi, che introdurrà la serata.
Il legame tra i Casamonica e la provincia di Latina è storia ancora tutta da raccontare, con protagonisti centrali le famiglie Ciarelli-Di Silvio. Una serata importante alla quale sono state invitate tutte le autorità civili e militari del territorio e gli esponenti delle istituzioni”. 
 
Suggeriscono gli organizzatori dell’incontro che lo spunto giornalistico offerto dal testo di Bulfon “porterà a riflettere sugli allarmanti dati di questi ultimi mesi: 300 milioni di beni confiscati alla mafia nella sola Sabaudia e la presenza nel Lazio di ben 103 gruppi criminali”.
 
Francesco Casillo
Francesco Casillo, l’ex pentito di camorra di cui vanno valutate le rivelazioni shock, anche su Sabaudia, in un processo che si sta svolgendo a Torre Annunziata
Una dichiarazione attinente, quella sui beni confiscati, e in continuità su ciò che accade a Sabaudia, una città in cui si nascondono figli di killer camorristi e in cui, a quanto dicono i pentiti, ci sarebbe una vera e propria famiglia che controlla il racket delle estorsioni. Solo nella mattina del 30 luglio scorso è stato confiscato lo stabile che ospitava la pizzeria “Da Armando” appartenuta a Di Maio. A dare esecuzione al provvedimento sono stati, la Guardia di Finanza e la Polizia, in collaborazione con la polizia locale di Sabaudia. Il provvedimento di confisca dell’immobile ha conseguito il risultato del conferimento al Comune di Sabaudia che ha dichiarato le sue intenzioni di destinarlo ad attività sociali e culturali. Da precisare che i gestori della pizzeria sono completamente estranei a qualsiasi dinamica criminale.
 
Tornando all’evento di oggi, il libro di Floriana Bulfon è la seconda iniziativa importante, nel nostro territorio, di giornalisti che si occupano del clan rom più potente del centro Italia e che vengono a presentare le loro opere in terra pontina, da sempre area importantissima per l’espansione e il consolidamento dei clan sinti quali i predetti Ciarelli, Di Silvio, ma anche De Rosa, Morelli, Fè, Travali ecc.. Il primo evento importante in tal senso avvenne pochi mesa fa, a Terracina, quando alla libreria Bookcart fu presentato il libro di Nello Trocchia (con l’autore presente) dal titolo Casamonica – Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma“.
 
Nello Trocchia
Nello Trocchia
Solo per una casualità o, meglio dire, negligenza del mondo culturale/giornalistico, né Trocchia né Bulfon sono stati ospitati dal capoluogo di provincia, vero universo nevralgico delle consorterie zingare. E chiaramente la responsabilità è della città di Latina che non ha sentito il bisogno, ora che si scrivono persino libri su di essi, di dare spazio a voci che finalmente parlano, a livello nazionale, delle dinamiche criminali che fino a dieci anni fa conoscevano solo i latinensi, i romani di interi quartieri e i pescaresi, ossia le città dove i clan di origine rom hanno dato di più vita all’occupazione delle piazze di spaccio, al controllo del racket delle estorsioni e del recupero crediti, al monopolio del terribile mondo silenzioso dell’usura.
 
Due passi indietro Latina, non solo per questa colpevole mancanza (errore veniale), ma vieppiù per un’altra ragione più profonda
Patatone, Romolo e Sapurò
Costantino “Patatone” Di Silvio, lo zio Giuseppe “Romolo” Di Silvio e Antonio “Sapurò” Di Silvio (fonte: Facebook)
La lotta ai clan sinti, nel capoluogo di provincia, inizia perché deve iniziare: troppo spazio è stato concesso dagli anni novanta in poi alle mafie dei capi clan, Carmine Ciarelli, Giuseppe “Romolo” Di Silvio – a e Roma Vittorio Casamonica e Carmine “Romoletto” Spada. La situazione era completamente scappata di mano.
Epperò di questa repressione che, comunque, ha avuto il suo culmine (per ora) con le operazioni Caronte, Don’t Touch, Gramigna, Eclissi eccetera, troppe altre congreghe, persino mafie strutturate, ne hanno giovato. Anzi, si può dire, senza alcuna esagerazione, che quella mafia dei capitali reinvestiti, delle srl rette da teste di legno, del riciclaggi e degli autoriciclaggi, di società con sedi in luoghi insospettabili schermo di criminalità tradizionali, abbia prosperato a Latina e provincia, quando intanto l’attenzione dei media e delle forze preposte era rivolta agli sconquassi creati dai cosiddetti “zingari”
E così ecco proliferare, la speculazione edilizia, i piani urbanistici folli, le cointeressenze con la politica, i corpi intermedi e persino la piccola, media e grande impresa. O manifestarsi scelte poco comprensibili delle Istituzioni che hanno favorito, vieppiù nel sud pontino, il reinserimento di cosche del sud nel tessuto commerciale, produttivo, economico tout court.
Andavano perseguiti gli “zingari”, nel frattempo ci siamo dimenticati il resto.
 

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