INTIMIDAZIONE INCENDIARIA CONTRO CIOLFI: ECCO COME FU INDIVIDUATO L’ATTENTATORE

Attentato incendiario alla Ciolfi, ascoltata come testimone la consigliera comunale nel processo all’esecutore

È ripreso oggi, 11 febbraio, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano, con una nuova udienza, il processo per l’incendio dell’auto della consigliera comunale Maria Grazia Ciolfi, all’epoca dei fatti nel gruppo consiliare di Latina Bene Comune e delegata alla Marina per conto dell’allora Sindaco Damiano Coletta. Parti offese e parti civili la consigliera comunale Ciolfi, il marito Paolo Pelagatti, difesi dagli avvocati Domenico Casillo e Stefano Reali, oltreché al Comune di Latina, rappresentato dall’avvocato Francesco Cavalcanti.

Una vicenda che ha già visto condannato il mandante dell’attentato subito dall’attuale esponente locale del Movimento Cinque Stelle, Maria Grazia Ciolfi. A luglio 2022, infatti, davanti al al Giudice per l’udienza preliminare Mario La Rosa, tramite il suo legale Oreste Palmieri, l’uomo ritenuto il mandante delle minacce e dell’attentato incendiario, ha patteggiato la pena a 1 anno e 6 mesi, con sospensione e obbligo del pagamento delle spese di parte civile. Si tratta del 48enne Gianni Mastrostefano di Latina (originario di Velletri), già candidato al consiglio comunale di Latina nel 2016 tra le fila di una lista in appoggio all’allora candidato sindaco Alessandro Calvi.

Maria Grazia Ciolfi

Diverso il destino del co-imputato: per il 38enne Valentino Mandrelli di Velletri, il Giudice per l’udienza preliminare Mario La Rosa aveva deciso il rinvio a giudizio per un processo che, per l’appunto, si sta svolgendo davanti al giudice monocratico e che ha già visto diversi rinvii.

La storiaccia, come noto, prese il via nel 2019, quando Mastrostefano, secondo gli inquirenti, decise di rivalersi contro l’allora consigliera comunale di Latina Bene Comune, con delega specifica alla Marina di Latina, Maria Grazia Ciolfi, per un abusivismo contestatogli dalla Polizia Locale sull’arenile presso Foce Verde in Via Valmontorio. L’uomo la riteneva la responsabile di aver segnalato quell’abuso, un affronto tale da indurlo a contattare Madrelli per commissionargli lo sgarro in cambio di 250 euro: bruciare l’auto della consigliera comunale parcheggiata dentro la sua abitazione.

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A maggio 2020, i Carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Latina eseguirono l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone nei confronti dei due soggetti. Mastrostefano, secondo il sostituto procuratore di Latina Valentina Giammaria, è il mandante della ritorsione nei confronti di Ciolfi. “Minaccia a un pubblico ufficiale, danneggiamento a seguito di incendio e violazione di domicilio”, questi i reati a cui dovevano e devono rispondere, a vario titolo, Mastrostefano e Mandrelli.

Secondo il Comune e la relazione dell’Avvocatura con cui l’ente diede mandato per la costituzione di parte civile, Ciolfi “è stata destinataria di azioni volte a condizionarne l’operato per costringerla ad omettere atti che rappresentano le espressioni tipiche della funzione politica”.

Nella giornata odierna, sono stati ascoltati due Carabinieri che hanno svolto le indagini, sebbene il primo dei militari dell’Arma sia arrivato solo verso la fine dell’inchiesta. Il militare dell’Arma che ha partecipato attivamente alle indagini e ha spiegato le modalità di perquisizione subita da Mandrelli, individuato come il sospettato. Lo stesso Mandrelli gli consegnò i vestiti con cui la sera dell’attentato aveva realizzato l’attentato incendiario. Precedentemente, Mandrelli fu chiamato dai Carabinieri in caserma con una scusa perché i Carabinieri avevano avuto la contezza, tramite i colleghi di Velletri che avevano analizzato il video dell’attentato, che l’imputato camminava con un’andatura zoppicante. Una caratteristica che fu riscontrata dai Carabinieri i quali interrogarono Mandrelli che avrebbe ammesso quanto fatto, indicando anche il nome del mandante: Mastrostefano.

Ad essere ascoltato anche il presidente dell’Assobalneari Massimo Perin il quale ha riferito che, prima dell’attentato, vi erano stati molte riunioni nella commissione presieduta da Ciolfi e si era manifestata una forte contrapposizione tra i medesimi balneari e la linea dell’amministrazione dell’epoca che non avrebbe fatto i loro interessi. “A furia di fare commissioni che non portano a nulla, qualcuno potrebbe avere una parola contro di te”, avrebbe detto Perin rivolto a Ciolfi, sottolineando più volte che mai, però, si sarebbe minimamente immaginato che qualcuno dell’Assobalneari potesse arrivare a fare un gesto grave come quello subito dalla consigliera. Tanto più che Mastrostefano non faceva parte dell’associazione di categoria.

Il processo è stato rinviato al prossimo 24 giugno con l’escussione degli ultimi testimoni degli ultimi testimoni della pubblica accusa, oggi rappresentata dal pm Giuseppe Aiello. Fissata il prossimo 8 luglio l’ultima udienza per fine istruttoria, requisitoria, parti civili, arringa difensiva e sentenza finale.

A fine udienza, la consigliera Ciolfi ha diramato una nota: “cs attentato incendiario Ciolfi

“Con l’udienza odierna si è entrati nel vivo dell’istruttoria dibattimentale. Sono stati sentiti dal tribunale e hanno risposto alle domande del pubblico ministero, quindi dei legali dell’imputato e delle parti civili costituite, tre testimoni citati dall’ufficio di procura: due ufficiali di polizia giudiziaria del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, il Luogotenente Michele Serluca e il Brigadiere Capo Michele Garofalo, nonché il rappresentante di un’associazione di balneari, Massimo Perin. I testimoni hanno risposto alle domande del pubblico ministero, dei legali dell’imputato e delle parti civili costituite.

È stata ripercorsa tutta la vicenda, il clima intorno al mio operato politico sulla Marina e soprattutto lo svolgimento delle indagini. Ero presente in aula insieme a mio marito Paolo Pelagatti: entrambi ci siamo costituiti parte civile nel processo. Una scelta che non nasce da spirito di rivalsa personale, ma dalla volontà di tenere alta l’attenzione su un fatto di estrema rilevanza pubblica. Quell’attentato non fu solo un attacco alla mia persona, ma un gesto diretto contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni e, dunque, contro le istituzioni e la città che rappresentavo. In questo senso assume un valore simbolico e civile anche la costituzione di parte civile del Comune di Latina.

Ricordo che il mandante, Gianni Mastrostefano, ha già patteggiato una condanna a un anno e sei mesi, mentre l’esecutore materiale, Valentino Mandrelli, è tuttora sotto processo. Il procedimento è stato aggiornato al 24 giugno, quando saranno ascoltati ulteriori testimoni del pubblico ministero. La conclusione dell’istruttoria è prevista prima della pausa estiva.

A distanza di oltre sei anni, resta una ferita profonda nella mia vita e in quella della mia famiglia, ma anche la fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Confido che la conclusione dell’iter giudiziario rappresenti un segnale chiaro contro ogni forma di intimidazione nei confronti di chi svolge un ruolo pubblico nel rispetto della legalità.

Desidero rinnovare il mio ringraziamento ai Carabinieri del Comando Provinciale di Latina e agli inquirenti per l’eccellente lavoro svolto, al Comune di Latina, costituitosi parte civile e rappresentato dall’avvocato Francesco Paolo Cavalcanti, e ai nostri legali, Domenico Casillo e Stefano Reali, per il prezioso supporto legale e umano”.

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