INDAGINE SUL RESPONSABILE DELL’URBANISTICA A CORI, LA MINORANZA: “QUESTO CONSIGLIO CHE NON S’HA DA FARE”

Le Minoranze hanno chiesto un Consiglio Comunale per capire se le notizie di stampa su “l’iscrizione sul registro degli indagati della dirigente per falso, omissioni?” risponda al vero e per fare piena luce sulla gestione amministrativa di un settore strategico com’è quello urbanistico.

La richiesta è stata inoltrata al Presidente vicario del Consiglio Comunale in quota alla minoranza, visto che la precedente Presidente si è dimessa in quanto coinvolta nella medesima vicenda scatenata dall’abuso edilizio commesso dal marito e dai comportamenti tenuti dall’amministrazione comunale e ritenuti “sospetti” dal TAR di Latina, tanto che ha inviato tutti gli atti in Procura.

Ed è proprio per l’impossibilità da parte della maggioranza di “manovrare” il Consiglio, la seduta del 16 aprile scorso è stata disertata da tutta la compagine di maggioranza, con un post su Facebook.

Contemporaneamente la maggioranza sta mettendo in campo tutte le sue armi, spuntate, pur di evitare che si discuta della questione.

Ha fatto intervenire l’avvocato della dipendente indagata con una diffida a tutti i Consiglieri per una presunta violazione della privacy della sua rappresentata, mentre il Sindaco è stato il primo e unico a uscire su giornali e social facendo nome e cognome della dipendente indagata.

Ha fatto intervenire il Responsabile della Protezione Dati, avvocato Emiliano Vitelli, che esprime un parere, sempre sulla presunta violazione del diritto alla privacy, appellandosi alla migliore Sentenza della Corte di Cassazione che è riuscito a trovare: il contenzioso tra un privato cittadino uxoricida ed una testata giornalistica che ha riesumato la sua vicenda dopo tanti anni, negandogli il diritto all’oblio. Sentenza che riguarda, quindi, un caso nemmeno lontanamente assimilabile alla discussione, in un Consiglio Comunale, sulla gestione politico-amministrativa del settore urbanistico.

Il Segretario Generale ha fatto proprio questo parere e non si è presentato in Consiglio, come pure il Vice Segretario.

Ora è in ballo una nuova convocazione per il prossimo 30 aprile, regolarmente concordata nella conferenza dei capigruppo.

Eppure l’Amministrazione comunale, attraverso il segretario generale, tenta di nuovo di evitare che si affronti la questione politico-amministrativa con le medesime motivazioni prive di un qualsiasi fondamento giuridico e regolamentare.

La posta in gioco è alta, perché è evidente che il Sindaco De Lillis, responsabile legale del Comune di Cori e datore di lavoro, non poteva non conoscere la vicenda giudiziaria che pendeva davanti al TAR a carico del marito della Presidente del Consiglio, nonché suo buon amico di lunga data.

È anche evidente che era a conoscenza della sentenza penale che ha riconosciuto l’abuso edilizio totale a carico del coniuge della Presidente del Consiglio ed ha ordinato la confisca del bene: la villa costruita al posto della falegnameria.

È altrettanto evidente che il sindaco e tutta l’amministrazione non hanno vigilato sull’azione amministrativa.

La posta in gioco per la maggioranza è alta, perché parlare di queste cose in Consiglio significherebbe ammettere che si sapeva e non si è fatto nulla, o, ancor peggio, si è lavorato per “proteggere” gli interessi di un privato con l’aggravante che si tratta del marito della (ormai ex) Presidente del Consiglio Comunale.

La posta in gioco è alta perché non “è tutta colpa degli Uffici” come ha affermato lo stesso sindaco nel Consiglio comunale di un mese fa.

Dal punto di vista politico questo ostruzionismo della maggioranza dimostra la gravità della situazione che non sta tanto nell’avviso di garanzia ricevuto dalla responsabile dell’ufficio urbanistica e mai ufficialmente smentito dall’Ente, ma in quello che il Giudice Amministrativo definisce “stupore” per i comportamenti dell’Amministrazione del Comune di Cori.

È il TAR a rilevare che l’Ente, difronte all’abuso edilizio riconosciuto con la propria ordinanza di demolizione della villa costruita al posto della falegnameria si sarebbe dovuto costituire in giudizio a difesa della stessa ordinanza; se invece avesse ritenuto l’intervento edilizio in piena regola avrebbe dovuto annullare in autotutela quell’ordinanza. Ma non è successo nulla di tutto questo. Ed in più, chiamato dal TAR a informare e a prendere posizione, non ha risposto in modo adeguato per ben due volte. È evidente che l’avviso di garanzia al dipendente è solo la punta dell’iceberg.

A tutela dell’immagine dell’Ente, della trasparenza e della credibilità dell’istituzione, bisogna garantire piena trasparenza sulla gestione urbanistica, dove da più parti di parla di “sistema Cori”.

Ora, se la maggioranza dovesse disertare anche il prossimo Consiglio ci troveremmo difronte ad una crisi istituzionale senza precedenti, e lo scioglimento sarebbe inevitabile.

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