Spaccio di droga: Luca Nardone, 37 anni, fondano trapiantato a Roma, si è trasferito a Dubai. Secondo la DDA, è stato a capo di un sodalizio dedito allo spaccio di droga
Un’operazione anti-droga denominata “Torre di Babele” che ha coinvolto Latina, San Felice Circeo, Sabaudia, Fondi, Pontinia e Torino, quella dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nei confronti di sette persone, gravemente indiziate di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, nonché numerose ipotesi di detenzione ai fini di spaccio delle predette sostanze. A finire in carcere i due fratelli di Sabaudia, Leonardo (classe (1983) e Francesco Corni (classe 1991); Gianluca Calisi (classe 1981), di San Felice Circeo; Giovanni Centola (classe 1987), di Formia; Tiziano Tiziani (classe 1992), di Terracina; il rumeno Gabriel Francu (classe 1985) e Luca Nardone (classe 1989), detto l’indiano, di Fondi.
L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, svolta dal febbraio 2020 al settembre 2021, coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, è scaturita dai riscontri effettuati a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, il fondano Salvatore Iannicelli (già collaboratore, le cui dichiarazioni sono agli atti nel processo Jars) che hanno permesso di documentare l’operatività di due distinte e autonome associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti, entrambe operanti sia nel territorio pontino che a Roma.
Nello specifico, è stato possibile riscontrare come il primo sodalizio fosse promosso, finanziato, diretto e organizzato da un soggetto originario di Fondi, Luca Nardone, il quale si occupava dell’acquisto della droga e destinava quote mensili fisse agli appartenenti all’associazione per l’attività stabilmente svolta, con compiti di commercializzare lo stupefacente. Nardone, nel frattempo, si presenta come imprenditore di case di pregio e si è trasferito tra Dubai e Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Così si descrive sul social Instagram, il narcos che, come documenta l’inchiesta dei Carabinieri, si era riuscito a ritagliare una fetta di mercato nella droga a Fondi, piazza contesa dai temibili e violenti gruppi, Ferri-Pannone da una parte e Del Vecchio dall’altra.
Tra essi figura un soggetto, il rumeno Gabriel Francu, che, per lo scopo illecito, aveva messo a disposizione dell’associazione un suo immobile, adibito a base logistico- operativa, così occupandosi di vigilare sullo stupefacente stoccato. L’attività d’indagine, resa maggiormente complessa dall’utilizzo di telefoni criptati, ha permesso di documentare come la compagine criminale fosse particolarmente cauta nella conduzione delle attività illecite, facendo sistematico ricorso al predetto strumento di comunicazione, ad un linguaggio criptico e ad applicazioni di messaggistica istantanea dedicate.
Nel corso dell’attività d’indagine, sono state arrestate sette persone in flagranza di reato e denunciati ulteriori cinque soggetti, tutti per detenzione ai fini di spaccio, nonché sono stati sequestrati ingenti quantitativi di droga, tra cui oltre 2 chilogrammi di cocaina, 3 chilogrammi di marijuana e 70 grammi di hashish, oltre alla somma di 7.200 euro in contanti, ritenuta essere probabile provento della commercializzazione dello stupefacente.
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L’INDAGINE “TORRE DI BABELE” – Nomi più o meno noti quelli contenuti nell’indagine di Antimafia e Carabinieri di Latina. Ad essere colpite due gruppi di persone che, secondo la DDA, si sarebbero associati insieme per smerciare droga. L’una con base a Fondi, l’altra con centro principale a Sabaudia, sebbene sia l’una che l’altra spaziassero nello spaccio in quasi tutta la parte centrale della provincia di Latina, anche in località turistiche come Sabaudia, Terracina e Sperlonga.
Il primo gruppo ha radici a Fondi con il promotore e procacciatore di sostanza stupefacente, individuato nel noto Luca Nardone, già coinvolto in indagini anti-droga. È Nardone colui che è considerato il capo. Al suo fianco Tiziano Tiziani e il pusher indagato Alessandro Di Lelio, oltreché al rumeno Gabriel Francu che mette a disposizione un immobile adibito a base logistica della droga, fino a quando non viene arrestato il pusher del sodalizio, Alessio Mercuri, di Latina.
Tiziani, ad esempio, che viene anche arrestato in flagranza, opera per lo più a Terracina dove gli vengono contestate numerose cessioni di droga. Cessioni che vengono effettuate anche a Sonnino dove risiede uno degli indagati, Riccardo Feudi. In una circostanza che sarebbe avvenuta a maggio 2020, Nardone avrebbe ceduto a Terracina e Sabaudia una quantitativo di hashish e marijuana per un valore di almento 57mila euro.
Decisive per scoperchiare il sodalizio fondano di Nardone sono state le parole di Salvatore Iannicelli, collaboratore di giustizia, il quale ha reso dichiarazioni anche nel corso del processo Jars in cui ad essere imputato è il gruppo capeggio da Alessio Ferri e Andrea Pannone, soccombente con la banda capeggiata da Massimiliano Del Vecchio, pezzo da novante del narcotraffico fondano e laziale.
Luca Nardone, secondo quanto raccontato da Iannicelli, è di Fondi, ma vive a Roma: “Veniva a consegnarmi la droga nel litorale di Fondi”. Iannicelli, minacciato dal gruppo Ferri-Pannone proprio perché acquistava droga da fuori Fondi, smise di acquistare da Nardone “per paura di ritorsioni”.
Ad acquistare da Nardone anche Mirco Fiore, costretto a partire per il sud-est asiatico per evitare di essere vessato e aggredito dal gruppo Ferri-Pannone. Circostanze dichiarate a verbale da Iannicelli e già emerse nel dibattimento del processo Jars.
Secondo Iannicelli, lo stesso Nardone avrebbe avuto problemi con alcuni soggetti calabresi a Roma per aver “soffiato” a loro alcuni clienti, dopo i loro arresti: “So che Nardone ha risolto la questione, ma non so come”.
Nardone, che girava su una lussuosa Porsche Macan, avrebbe venduto droga anche a Latina: “La droga l’avevano prelevata da un capannone ubicato a Latina dove Nardone teneva la sostanza stupefacente”. Il fondano Nardone, detto l’indiano, è descritto da Iannicelli come “la persona più potente di tuti per i quantitativi che vende”. In un caso, la droga sarebbe stara ceduta a Iannicelli da Nardone nei presso della nota pista di Go Kart di Latina, sulla strada statale Pontina: “Il Sagittario”. Nel capoluogo di provincia, Nardone avrebbe avuto un referente: Michele Crudetti (non indagato) e avrebbe anche ceduto droga ad una avvocato di Latina, in seguito arrestato.
Nardone, inoltre, può avvalersi, secondo gli accertamenti degli investigatori dell’Arma, di diverse auto per il trasporto di droga, gestendo insieme ad una altro socio, un’attività di noleggio di auto. Cocaina, hashish e marijuana trasportata a chili ovunque, tra Fondi, Terracina e San Felice Circeo per lo più. Diversi i sequestri di droga e soldi e gli arresti nel corso dell’indagine “Torre di Babele”. Arresti che hanno coinvolto anche Tiziano Tiziani e altri soggetti considerati vicini al sodalizio di Nardone. Ad essere indagati e inseriti nel quadro del businness di Nardone anche Stefano Auciello, Michele Crudetti e Andrea Ingallina, accusati di aver smerciato tra di loro la droga nel capoluogo di provincia.
Non mancano nel corso delle investigazioni anche alcuni particolari rilevanti di uno spaccato che ha rischiato di sfociare in violenza. L’occasione è data dall’arresto di Tiziani Tiziani ed il fratello di quest’ultimo, sospettando di come Luca Nardone lo abbia utilizzato per poi scaricarlo, esplicita propositi di vendetta: “Lo chiappo a Luca, prima che m’accide isso, l’accido io. Devo anda’ da Gennaro Marano a pregarlo in ginocchio e gli dico: faccio tutto quello che mi dici tu ma tu mi devi uccidere a ‘sta persone, a rischio di andare a infognare la vita”. Gennaro Marano è il figlio di Eduardo Marano e Patrizia Licciardi, di stanza a Terracina e appartenenti al clan di camorra “Licciardi” dell’Alleanza di Secondigliano. Secondo il fratello di Tiziani, Nardone “erano arrivare voci che ‘sto Luca era un collaboratore della Polizia. Per non farsi pigliare lui cantava tutta la gente che c’aveva vicino”. Ad ogni modo, Nardone è molto organizzato: dopo l’arresto di Tiziani, invia un suo emissario dal fratello per farsi dare il foglio in cui sono appuntati i nomi dei debito, così da poter riscuotere i crediti.
È indagando sui traffici di Nardone e del suo giro che gli investigatori del Nucleo Investigativo di Latina arrivano a Francesco Corni, al fratello e al gruppo con base a Sabaudia.
Dopo l’operazione eseguita ieri, Nardone spiega tramite il suo avvocato Pasquale Cardillo Cupo: “Nessun allontanamento volontario e nessuna anomalia. Luca Nardone vive e lavora a Dubai oramai da tantissimi anni, dove si sta distinguendo nel settore immobiliare. Luca é sereno e sebbene scosso e sorpreso da queste gravissime accuse che gli sono state rivolte ha immediatamente comunicato per iscritto all’Autorità Italiana dove si trova attualmente e ha tutta l’intenzione di chiarire quanto prima questa vicenda giudiziaria”.
