IL CANDIDATO “BLINDATO” DELLA LEGA A LATINA SALTA IL PROCESSO

Antonio Angelucci (immagine da Blitz Quotidiano)

Il candidato “blindato” della Lega a Latina per la Camera dei Deputati Antonio Angelucci schiva il processo per legittimo impedimento

Su di lui pende la richiesta di rinvio a giudizio a Roma per istigazione alla corruzione: l’imprenditore delle 25 cliniche e dei giornali “Libero” e “Il Tempo” è accusato di aver offerto all’attuale assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, all’epoca dei fatti dirigente, 250 mila euro per riammettere al servizio sanitario regionale una delle sue cliniche.

Eppure l’udienza è slittata ed è stata fissata a dicembre, ossia dopo le elezioni politiche con le quali il 77enne imprenditore romano dovrebbe guadagnare per la quarta volta, dopo tre legislature con Pdl (la prima) e Forza Italia, lo scranno a Montecitorio stavolta con la casacca della Lega. Il partito del Carroccio ha candidato Angelucci nel collegio plurinominale della Camera, Latina-Frosinone: una posizione che gli consentirà di arrivare, così come tanti altri, in Parlamento senza prendere un voto personale e probabilmente senza mettere piede nel suo collegio nel corso della campagna elettorale. Con buona pace di elettori e colleghi di partito. Il processo è slittato a causa dell’assenza (motivi di salute) di uno dei co-imputati di Angelucci, l’esponente di Forza Italia Salvatore Ladaga, noto anche per essere il padre della compagna di Gabriele Bianchi, uno dei due “gemelli” condannati per aver ucciso a forza di botte il povero Willy Monteiro Duarte.

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Ad Angelucci, la Procura di Velletri contesta, come detto, una istigazione alla corruzione per un’indagine iniziata per una denuncia presentata dall’attuale assessore alla sanità regionale D’Amato. Secondo le ipotesi dell’accusa, l’imprenditore avrebbe offerto 250mila euro per il riconoscimento di crediti della clinica “San Raffaele Velletri” nei confronti della Regione Lazio. D’Amato, da dirigente regionale, in qualità di Responsabile della Cabina di Regia della Sanità della Regione Lazio, aveva sospeso la clinica per presunte distrazioni di fondi e impiego di dipendenti fittizi.

L’imprenditore delle cliniche e dei giornali di area centrodestra, coinvolto in più indagini nel corso degli anni, è stato già condannato a 1 anno e 4 mesi per falso e tentata truffa, avendo ottenuto contributi pubblici non dovuti per i suoi quotidiani Libero e il Riformista. Peraltro, secondo Openopolis, risulta essere il deputato con il minore tasso di produttività in assoluto occupando il 630esimo posto su 630 nella classifica per l’indice di produttività con 101 presenze su 24,735 (0,46% di presenze e 99,54% di assenze).

Ad ogni modo, forte del suo potere editoriale, i partiti continuano a candidarlo in posizioni blindate. Stavolta è toccato alla Lega e soprattutto a Latina e Frosinone dove gli elettori lo voteranno inconsapevoli di farlo. A spingere per la sua candidatura pare sia stata la sua vicinanza con Denis Verdini, la cui figlia, come noto, è la compagna di Matteo Salvini. Da Latina e Frosinone, i vertici locali del Carroccio non hanno mosso un dito, ancora una volta sopravanzati da logiche più grandi e più forti di loro. E a tutti sta bene così, in attesa che arrivi il loro turno che probabilmente non arriverà mai.

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