GORETTI DI LATINA, LBC: “IL PRONTO SOCCORSO È IL COLLO DI BOTTIGLIA DEL SISTEMA SANITARIO”

“Il pronto soccorso è diventato il collo di bottiglia delle problematiche del nostro sistema sanitario. Ma il sovraffollamento non è un problema che può essere risolto intervenendo soltanto all’interno dell’ospedale: è la conseguenza di una serie di fragilità che riguardano l’intera rete sanitaria e sociosanitaria. Medici, infermieri, Oss, ma anche personale delle pulizie, operatori che trasportano i pazienti, guardie giurate vivono situazioni spesso molto difficili, tutti sono chiamati a collaborare e, quando serve, tutti cercano di dare una mano. E li ringraziamo per questo. Quando parliamo di criticità non dobbiamo mai confondere il problema organizzativo e strutturale con il lavoro di chi è lì ogni giorno a garantire l’assistenza”.

È questa la riflessione dei consiglieri comunali di Lbc Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Loretta Isotton, e della segretaria Elettra Ortu La Barbera, sulla sanità e sul pronto soccorso, partendo dal dibattito aperto oggi in consiglio comunale.

“Ringraziamo Noi Moderati per aver richiesto la convocazione di una seduta su questo importante tema – spiegano dal movimento – che ci offre l’occasione di aprire una discussione costruttiva sul servizio sanitario e sulle sue criticità.Il sovraffollamento del pronto soccorso è soprattutto la conseguenza dell’invecchiamento della popolazione,dell’aumento delle patologie croniche e della percentuale di inappropriatezza degli accessi. Questo problema e la tempistica delle liste d’attesa sono due facce della stessa medaglia. Il cittadino spesso rinuncia a curarsi perché non ha i soldi per rivolgersi al privato e poi si trova costretto a rivolgersi al pronto soccorso in situazioni ormai emergenziali.

A tutto questo dobbiamo rispondere potenziando la medicina del territorio e l’assistenza domiciliare affinché ci sia una presa in carico dei pazienti fornendo prestazioni che siano in grado di decongestionare il ps limitandone gli accessi. Ce lo ha insegnato l’emergenza pandemica: senza una adeguata rete di assistenza territoriale prevale la cultura ospedalecentrica e ci si rivolge unicamente al pronto soccorso. Le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano una risposta a tutto questo. Ma è un sistema che stenta a decollare e che va messo in condizione di erogare servizi mettendo a disposizione adeguate risorse professionali e strumentali. Le Case di Comunità di piazza Celli, di Borgo Sabotino e di Latina Scalo attualmente lavorano a scartamento ridotto ma è assolutamente necessario che diventino completamente operative in tempi brevi”.

“Altro aspetto che abbiamo sottolineato nel consiglio comunale monotematico – aggiungono dal movimento – è l’adeguamento della quota capitaria vale a dire la quota di risorse economiche per la sanità che viene ripartita tra i capoluoghi di provincia. A quanto ci risulta Latina ha la quota capitaria più bassa nella Regione Lazio. E anche questo è un tema che va affrontato politicamente al livello regionale. Ultimo aspetto, ma non in ordine di importanza, è il nuovo ospedale. Non è la soluzione del problema, ma sicuramente una struttura ospedaliera moderna e adeguata secondo gli standard richiesti può essere di grande aiuto. Che fine hanno fatto le risorse economiche che erano state stanziate durante il governo Zingaretti? L’ex sindaco Coletta nel marzo 22 si recò personalmente dall’allora Ministro della Sanità Roberto Speranza per chiedere conto del nuovo ospedale e per proporre l’istituzione dello psicologo di base. La legge 833 del 1978 sul SSN ha rappresentato una svolta rivoluzionaria per il nostro Paese. È un patrimonio che vi viene inviato dalle altre nazioni. Teniamocelo stretto senza depauperarlo di risorse a favore del privato. La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Lo dice l’art. 32 della Costituzione. La salute è un diritto non è un mercato.

Ogni euro che va a finanziare una struttura privata invece che un medico di base, un infermiere domiciliare, una Casa di Comunità, è un euro che allontana e indebolisce il SSN”. “Dobbiamo ricordare che quello del Santa Maria Goretti non è soltanto il pronto soccorso della città di Latina: è un punto di riferimento per un bacino territoriale molto più ampio – sottolineano ancora da Lbc – Nel corso degli anni, con la progressiva riduzione dei presidi ospedalieri e dei servizi di prossimità, una parte sempre maggiore della domanda sanitaria si è concentrata sul capoluogo. Questo significa che occorre ragionare sull’intera rete dell’emergenza-urgenza e, più in generale, sull’organizzazione dell’assistenza territoriale. Spesso la fragilità è sanitaria e sociale: persone sole, in difficoltà economica, caregiver esausti. E spesso il problema comincia proprio da qui.

Chiediamo che la sindaca si adoperi per far aprire tutte le Case della comunità e per far sapere ai cittadini che esistono e che è lì che troveranno chi si prenderà cura del loro problema. La popolazione che invecchia delinea il quadro di una società sempre più fragile, per malattie metaboliche, obesità, infarti, diabete, malattie psichiatriche, depressione. Sul lungo periodo dunque anche l’amministrazione comunale può investire in prevenzione primaria. In una città si possono fare molte cose, dal verde pubblico, ai centri anziani alla costruzione di una migliore qualità della vita”.

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