GIUDICE DI PACE A LATINA, MISURE ANTI-COVID ASSENTI. MIGNANO AL PRESIDENTE CHIARAVALLOTI: “CALCA E CAOS”

Uffici del Giudice di Pace a Latina, Giacomo Mignano e Caterina Chiaravalloti
Uffici del Giudice di Pace a Latina, Giacomo Mignano e Caterina Chiaravalloti

Uffici del Giudice di Pace a Latina, il Commissario dell’Ordine degli Avvocati di Latina scrive al Presidente del Tribunale di Latina: “Assenza dei più elementari accorgimenti atti a garantire il distanziamento sociale ed il formarsi di assembramenti

La situazione negli uffici del Giudice di Pace di Latina è fuori controllo. Lo era prima del Covid-19, lo è ancora di più con l’emergenza sanitaria che esige di attuare misure di sicurezza per preservare la salute di magistrati, avvocati, dipendenti e cittadini.

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Ecco allora che, forse pungolato dalla denuncia del segretario provinciale di Confsal-Unsa Quirino Leomazzi, il Commissario dell’Ordine degli Avvocati Giacomo Mignano, dopo un sopralluogo odierno presso gli uffici del Giudice di Pace, ha scritto una lettera alla Presidente del Tribunale di Latina Caterina Chiaravalloti per segnalare “l’ennesima, peraltro del tutto prevedibile, situazione di disagio che ha vissuto non solo l’Avvocatura pontina, ma tutti quegli sventurati consociati che richiedevano oggi Giustizia nell’Ufficio del Giudice di Pace di Latina, in occasione della ripresa dell’attività giudiziaria, a seguito della sospensione dovuta al COVID-19“.

“Inutile dire – continua Mignano – che detta ripresa è avvenuta nel più assoluto disordine e soprattutto in assenza dei più elementari accorgimenti atti a garantire il distanziamento sociale ed il formarsi di assembramenti, come richiesto dalle autorità sanitarie. È impossibile celebrare negli angusti locali di detto presidio, oltre 150 controversie in una mattinata senza creare fenomeni di calca, come invece avvenuto stamane“.

Stante la naturale contemporanea presenza di un numero elevatissimo di addetti nel suddetto immobile – prosegue il Commissario – gli Avvocati e tutti gli altri soggetti interessati agli affari giudiziari sono stati costretti ad attendere, in qualche caso anche due ore, non solo nei corridoi o nelle scale ma finanche nei bagni, circostanza questa gravissima che lede non solo la dignità della Giustizia ma anche e soprattutto il decoro umano“.

Ancora più drammatiche – scrive Mignano in una vera e propria escalation degli orrori – si sono dimostrate, poi, le modalità di accesso alla Cancelleria, degne più di un suk che di un Palazzo di Giustizia, quale dovrebbe essere l’edificio che ospita il Giudice di Pace. Gli Uffici, infatti, contravvenendo ad ogni Sua disposizione sono, di fatto, interdetti all’utenza. Dinnanzi l’ingresso è stato posizionato un banchetto dietro una indecorosa tendina di plastica che, forse consigliata da qualche illustre virologo, non si sappia bene quale utilità abbia. Al banchetto può accedere una sola persona per volta. Tale improvvida opzione ha concorso alla creazione di un’altra lunghissima fila, formata da almeno 30 persone, che si è snodata sulle scale e si è andata a congiungere con quella che, nel frattempo, si era formata fuori dalle stanze dei Magistrati. Un vero e proprio caos“.

È innegabile – conclude l’avvocato che rappresenta le toghe pontine – che la situazione sia decisamente insostenibile oltre che intollerabile, in merito alla quale si chiede un incontro urgente al fine di poter affrontare e risolvere tali ormai non più rinviabili problematiche in maniera tale che siano assicurate le condizioni minime per garantire una sana e regolare frequentazione del sito, nel rispetto della dignità umana“.

Coletta, Sbc e Bruno Astorre
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