Le Fiamme Gialle di Trieste hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Tribunale del capoluogo – Sezione Misure di Prevenzione, per la confisca definitiva di beni e possidenze per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro nella disponibilità di un soggetto, ritenuto di “pericolosità sociale” poiché più volte coinvolto in fatti delittuosi prevalentemente posti in essere nella circoscrizione distrettuale della predetta Autorità Giudiziaria giuliana. Si tratta del 62enne di Latina, Fabrizio Bruno.
Nello specifico, sono stati confiscati una lussuosa villa; un appartamento; 5 autovetture di lusso (Mercedes e Audi); 11 orologi di pregio (Rolex e Cartier) e 150.000 euro, di cui 47.000 euro depositati su un rapporto bancario presso un istituto di credito in Austria.
Il provvedimento vede destinatario un imprenditore di origini laziali, con precedenti di polizia per fatti di riciclaggio, ricettazione, associazione per delinquere, truffa, reati tributari, omicidio colposo e detenzione di materiale pedopornografico.
La storia criminale del destinatario della misura ha trovato particolare sviluppo in seriali condotte truffaldine realizzate, su scala nazionale, tramite aziende operanti nella regione Friuli Venezia Giulia, connesse alla commercializzazione di autoveicoli acquistati in Germania.
La frode avveniva tramite compravendita di autovetture proposte come “seminuove”, ma invero oggetto di precorse modifiche “a ribasso” del chilometraggio, nonché con la loro fraudolenta immatricolazione presso gli uffici della Motorizzazione Civile in assenza dei previsti requisiti di legge, circostanza che ha poi comportato il sequestro delle carte di circolazione assunto nei confronti degli ignari soggetti acquirenti.
I soggetti truffati sull’intero Territorio Nazionale sono stati complessivamente 835, di cui 111 con domicilio in Friuli Venezia Giulia (55 a Pordenone, 37 a Udine e 19 a Trieste).
L’esecuzione di mirati approfondimenti di natura patrimoniale ed economico-finanziaria, curati dal Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata (G.I.C.O.), estesi anche al nucleo familiare del proposto, hanno permesso di accertare l’intestazione di “comodo” in capo alla coniuge di una lussuosa villa con piscina oltre che una macroscopica sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità finanziarie (ricostruite dai consumi e dagli investimenti operati) quantificata, in sede giudiziaria, in 4 milioni di euro.
Sulla base di tali evidenze, il Tribunale di Trieste ha quindi disposto il richiamato provvedimento ablativo, poi recentemente confermata anche dalla Corte di Cassazione, sugellando il carattere risolutivo della confisca con l’acquisizione al patrimonio dello Stato dei beni e valori in precedenza accumulati tramite la conduzione di attività illecite.
Lo scorso anno, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dall’imprenditore, originario di Borgo Montello, Fabrizio Bruno, insieme ad altre tre persone legate a lui e interessate dalla confisca milionaria che li ha coinvolti.
Con decreto del 13 febbraio 2025, la Corte di appello – Sezione misure di prevenzione di Trieste ha confermato quello emesso dal Tribunale della stessa città il 25 luglio 2024 nei confronti di Fabrizio Bruno e dei terzi interessati. Ricostruita la pericolosità sociale di Bruno, è stata disposta la confisca di alcuni cespiti immobiliari, beni mobili registrati e saldi attivi relativi a rapporti bancari, oltre a diversi orologi.
Alcuni beni sono risultati intestati a terzi e, con particolare riguardo a quelli formalmente ascrivibili alla moglie, Mariangela Delicati, sono state svolte ampie considerazioni sulla disponibilità da parte del proposto e sulla sproporzione tra il loro valore e le disponibilità economiche di Bruno e della famiglia. Due sono stati gli avvocati che hanno invano proposto ricorso per Cassazione per Bruno.
Il 62enne è stato ritenuto partecipe sia di un’associazione operante nel Lazio, sia di altra operante in Friuli, entrambe dedite ad attività criminose di natura economica, con particolare riguardo alle frodi fiscali poste in essere, principalmente, mediante l’acquisto di veicoli provenienti dall’estero.
Il 62enne fu coinvolto nel maxi sequestro da oltre 5milioni di euro, insieme ad altri due soggetti, nato dall’interessamento investigativo della Guardia di Finanza di Pordenone nel 2019. Beni di lusso, auto e tra di essi anche una villa a Nettuno che apparteneva alla moglie di Fabrizio Bruno. Il giudice per le indagini preliminari osservava, nel 2019, come la coppia negli ultimi 20 anni avesse dichiarato redditi esegui: lui tra lo zero e i 15mila euro, lei tra zero e 4mila. Dal 2011 non avrebbero percepito alcun reddito. Eppure avevano una villa in via Santa Maria Goretti a Nettuto di 300 metri quadrati, acquistata nel 2009 da Bruno per 209mila euro versati in contati.
Il 6 aprile 2010 l’imprenditore aveva donato la nuda proprietà alla moglie mantenendo l’usufrutto. L’atto di donazione – definito dal giudice “strumentale” – non aveva garantito il salvataggio della villa. Stessa sorte per la casa acquistata a Latina dai genitori nel 2007 e un appartamento acquisito nel 2017 a Pitigliano.
Fabrizio Bruno, nel 2021, fu vittima di un tentato omicidio nei pressi di Borgo Montello (strada Campovivo). All’origine dell’incidente e del successivo pestaggio ci sarebbero delle questioni di lavoro e la compravendita di un’auto da parte di un uomo che, pur pagando, non avrebbe avuto l’auto da Bruno. L’imprenditore fu speronato e poi pestato selvaggiamente, tanto da finire in ospedale col codice rosso. Per quei fatti i due aggressori sono stati condannati.
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