GANGEMI: TRA VELLETRI E LATINA USURE DA BRIVIDI PER L’UOMO VICINO ALLA NDRANGHETA

Sergio Gangemi
Sergio Gangemi
Gangemi
Un fermo immagine preso da uno degli attentati eseguiti ai danni di due imprenditori di Aprilia e Torvajanica. I presunti mandanti sono i Gangemi, gli esecutori sarebbero Forniti e Morgani. Il nome Gangemi dovrebbe richiamare alla mente, oltreché un sequestro ultra-milionario per evasione fiscale, le semestrali e puntuali relazioni della Direzione Investigazione Antimafia (Dia) e persino i rapporti stilati dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio che, proprio nell’ultimo di essi, poneva la “famiglia Gangemi” tra le consorterie presenti nel Lazio e citati dall’attività investigativo-giudiziaria da almeno 4 anni

Brutte notizie da Latina e Velletri, ieri, per Sergio Gangemi, l’uomo ritenuto vicino alla ndrangheta calabrese e destinatario di un provvedimento di sequestro milionario, tra società, immobili e altro, per un valore di 10 milioni di euro.

Al Tribunale di Latina si è celebrata un’udienza di un processo in cui Gangemi è imputato, insieme a uno dei suoi prestanome, Vittorio Gavini, di usura ai danni di un imprenditore, mentre presso il Tribunale di Velletri il pm Taglialatela ha chiesto per lui una condanna a 14 anni di reclusione nell’ambito del processo che lo vede imputato, insieme a Gianpiero Gangemi, Patrizio Forniti e Mirko Morgani, di estorsione, usura e tentato omicidio nei confronti dei soci in affari della Radiomarelli sa, Saverio Ciampi e V. B.

L’USURA A LATINA

Nell’udienza tenutasi ieri al Tribunale di Latina, sono stati ascoltati un finanziere che sequestrò 80 assegni nella cassaforte dell’ufficio di Gavini, sede della società Spazio Food Uno spa (intestata all’ex moglie di Gangemi, Gioia De Santis), medesimo palazzo dove all’epoca viveva Sergio Gangemi, e un consulente tecnico i quali hanno ricostruito l’usura messa in piedi da Gangemi e Gavini ai danni di un imprenditore, arrivando a un tasso astronomico del 474,50%. La storia comincia nel 2011 quando l’imprenditore, poi vittima, chiede ai due un prestito di 200mila euro che avviene effettivamente attraverso bonifico bancario. La restituzione viene fissata in 42 giorni tramite due assegni bancari, uno da 200mila euro, l’altro da 30mila euro. Tasso d’interessi: 130%. Un’enormità, già di per sé da usura.

Sergio Gangemi
Sergio Gangemi

Poi, non paghi, i due, qualche giorno dopo, alzano il tiro e chiedono stavolta alla vittima 330 mila euro, aumentando di un colpo, di oltre 100mila euro (da 230mila euro), la restituzione del denaro prestato tramite 3 assegni di 100mila euro con un tasso, come detto, al 474,50%.
Oltre a ciò, Gangemi e Gavini ottennero altri 5 assegni, di cui uno in bianco poi compilato con la cifra di 300mila euro; per gli altri 4 assegni, si “accontentarono” della somma di 5000 euro ciascuno.

Da tenere presente che, secondo la ricostruzione dei finanzieri di Latina che la scorsa settimana hanno operato il maxi sequestro nei confronti di Gangemi, Vittorio Gavini è considerato uno dei prestanome dell’uomo di origine calabrese trapiantato tra Latina, Aprilia e Roma. Gavini era intestatario della Beam srl, oltreché ad aver eseguito alcune operazioni giudicate sospette, poiché impiegavano capitali ritenuti di dubbia provenienza, con la IMM.G. Spa e la Light for Life srl basata a Craiova in Romania.

IL PROCESSO A VELLETRI

La storia è quella più nota dove Gangemi è accusato di usura, estorsione e tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso, insieme a Patrizio Forniti, Gianpiero Gangemi e Mirko Morgani, ai danni della società Radiomarelli Sa dell’imprenditore Saverio Ciampi e del suo socio V. B.*, da cui è scaturito il processo in corso, che si tiene al Tribunale di Velletri. Prestito da 13 milioni lievitato, nella restituzione e con gli interessi, a 25 che, come noto, ha portato ad intimidazioni gravi da parte dei Gangemi e dei suoi sodali con scariche di proiettili contro una vetrata e al cancello di ingresso di una palazzina di Aprilia, più due bombe a mano, in uso all’Esercito italiano e alle forze armate maltesi, scagliate a Pomezia nel giardino della casa di V.B.* costretto a pagare, per quanto hanno ricostruito i magistrati, anche orologi di valore e un anello intarsiato di uno smeraldo da 140mila euro. Fatti commessi insieme a Gianpiero Gangemi, Morgani e Patrizio Forniti, tra il 2012 e il 2016, periodo nel quale Sergio Gangemi aveva la sorveglianza speciale con l’obbligo di dimora ad Aprilia.

Avv. Prof. Giulio Vasaturo, legale del Comune di Aprilia come parte civile nel processo contro due esponenti della famiglia Gangemi
Avv. Prof. Giulio Vasaturo, legale del Comune di Aprilia come parte civile nel processo contro due esponenti della famiglia Gangemi

La posizione di Sergio Gangemi, rispetto a quella degli altri tre imputati, è stata stralciata, avendo lui risarcito una delle due vittime (l’altra è fuggita all’estero e non si sa con esattezza dove si trovi) con 300mila euro. Ma ieri, a fronte delle altre due proposte di risarcimento presentate alle due parti civili – il Comune di Pomezia e il Comune di Aprilia -, Gangemi ha ricevuto un deciso no da entrambe le amministrazioni – proponeva soldi e opere pubbliche per le città – poiché, come spiegato dall’avvocato Giulio Vasaturo che difende gli interessi di Aprilia, i soldi di Gangemi sono considerati di provenienza illecita e un’Istituzione non può accettarli nella maniera più assoluta.
Il nuovo capitolo della storia sarà scoperto il 19 dicembre, giorno in cui è stata fissata la prossima udienza.

*: V.B. è la persona ritenuta vittima di estorsione che ha fatto espressa richiesta a Latina Tu di non mettere per esteso il suo nome

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