FURBETTI DEL CARTELLINO ALL’ARES 118 DI LATINA: INUTILIZZABILI I TABULATI TELEFONICI

Furbetti del cartellino in azione all’Ares 118 di Latina: alle battute finali il processo a cinque dipendenti dell’Ares

Il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Ribotta, ha sciolto la riserva sull’eccezione presentata dall’avvocato Giorgio Cernese, che difende uno degli imputati, a cui si era associato tutto il collegio difensivo composto dagli avvocati Pietro Iannitti, Giulio Mastrobattista, Silvia Borrelli e Adelindo Marangoni. L’eccezione chiedeva di espungere dal fascicolo i tabulati telefonici che riguardavano le geolocalizzazioni dei cellulari degli imputati. Oggi, il giudice Ribotta ha accolto l’istanza sancendo l’nutilizzabilità di tutti i tabulati telefonici, poiché l’acquisizione è stata disposta prima dell’iscrizione della notizia di reato.

Il processo vede alla sbarra per truffa cinque dipendenti dell’Ares 118 pontino. L’avvocato Cernesi, infatti, aveva eccepito sulla regolarità del procedimento, in quanto questo inizia con un esposto anonimo e la Procura avrebbe iniziato a indagare sugli imputati odierni prima che si formasse la notizia di reato e acquisendo i tabulati telefonici.

Le prossime udienze sono fissate per il 26 ottobre, 2 novembre e 9 novembre. In quelle tre udienze, verranno ascoltati tutti i testimoni della difesa.

A ottobre 2022, la Corte d’Appello di Roma aveva assolto uno degli imputati: Luca Porcelli, originario di Sezze, vale a dire uno degli infermieri coinvolti nell’indagine svolta dai Carabinieri Nas di Latina e sfociata in un’ordinanza eseguita a marzo 2021 che contestava agli imputati diversi episodi di assenteismo dai luoghi di lavoro presso l’Ares 118. A gennaio dello stesso anno, il Giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Cario aveva rinviato a giudizio i cinque imputati.

Al contempo il Gip Cario aveva condannato alla pena di otto mesi più una multa pecunaria l’infermiere, poi assolto nel secondo grado di giudizio, in relazione al ricorso presentato dalla difesa dopo l’esito negativo del rito abbreviato. Come lui, gli altri imputati devono rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato per un processo che, iniziato il 28 febbraio 2022, davanti al Giudice monocratico Laura Morselli, ha subito diversi rinvii.

L’indagine dei Carabinieri del NAS di Latina, coadiuvati dai militari della Compagnia di Terracina, si concretizzò nell’esecuzione a un’ordinanza – emessa dal Gip del Tribunale di Latina – di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dal pubblico servizio, per la durata di 10 mesi e del sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma complessiva di 1.533,32 euro, nei confronti di 2 dipendenti dell’A.R.E.S. (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) 118 di Latina, in possesso della qualifica di infermiere ma in servizio quali operatori presso la centrale operativa. In realtà, la sospensione del servizio è durata, a parte per due degli imputati (tra cui Porcelli assolto) reintegrati, fino a dicembre 2025.

Tre degli imputati sono rimasti per circa quattro anni in questa condizione di sospensione, con mezzo stipendio senza poter lavorare. Se si esclude Paola Mastrogirolamo in pensione, gli altri tre – Marco Pannozzo, Mario Parisella e Gianluca Nacchia – hanno visto il reintegro solo il mese di dicembre scorso. A gennaio 2023, fu invece reintegrata dall’Ares solo Monica Vittiglio.

L’attività d’indagine – denominata “Trincea” – fu avviata a seguito di specifica delega dell’allora Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Latina Giuseppe De Falco, mirata ad accertare fenomeni di assenteismo dal lavoro commessi da alcuni dipendenti dell’ARES 118.

A carico dei due maggiori indagati erano stati contestati 58 episodi di abusiva timbratura del badge nei soli 2 mesi monitorati, con conseguente indebita retribuzione di ore di lavoro (sia ordinario che straordinario) non effettuate e di buoni pasto non maturati, calcolati complessivamente in 1.533,32 euro.

Secondo gli investigatori, nel breve periodo attenzionato, si servivano anche della complicità di altri colleghi a cui consegnavano il badge da passare. In particolare, uno dei due destinatari delle misure cautelari, sebbene rivestisse l’incarico di responsabile di posizione organizzativa, con funzione di controllo sugli altri dipendenti della Centrale Operativa dell’A.R.E.S., ha certificato, consapevolmente, le timbrature irregolari dell’altro dipendente indagato.

I Carabinieri del NAS avrebbero documentato come uno dei due, in numerose circostanze, anziché sul luogo di lavoro si trovasse al bar, altre volte a fare la spesa e addirittura in alcune occasioni al mare per fotografare il panorama per poi postare sui social le foto scattate. Ad ogni modo, la difesa degli imputati sta cercando di dimostrare che, in realtà, i loro assistiti non si sarebbero mai assentati dal lavoro, ma vieppiù avrebbero salvaguardato la salute degli altri colleghi, considerando che questi episodi si sono verificati in piena pandemia. Una versione dei fatti che fa dire a loro di “essere processati per aver lavorato”.

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