FRODE FISCALE MILIONARIA: SCOPERTA RETE DI PROFESSIONISTI E TESTE DI LEGNO

Avevano messo a punto un’articolata architettura di società, consorzi e cooperative nel settore della grande distribuzione per utilizzare centinaia di lavoratori senza assumerli e per evadere l’Iva, frodando il fisco attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo di oltre 166 milioni di euro.

La rete di professionisti e prestanome è stata scoperta dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Napoli all’esito di un’inchiesta della procura di Napoli Nord cui ha contribuito il settore contrasto agli illeciti dell’Agenzia delle entrate. Il gip del Tribunale di Napoli Nord ha così disposto un sequestro preventivo di beni eseguito dai finanzieri, a carico delle 29 persone fisiche e giuridiche indagate.

La società committente, beneficiaria della frode, si avvaleva formalmente di due consorzi per i servizi di logistica e movimentazione merci svolti nel proprio centro distributivo dell’area industriale di Aversa Nord. Tali consorzi, privi di un’adeguata struttura organizzativa e di personale sufficiente, si servivano a loro volta di 18 cooperative, appositamente create e utilizzate come serbatoi di manodopera. Le cooperative assumevano formalmente i lavoratori che però svolgevano la propria attività direttamente presso gli stabilimenti della società committente, sotto il suo controllo che avveniva attraverso sofisticati sistemi informatici. Così quello che appariva come un appalto di servizi si configurava, in realtà, come una somministrazione illecita di manodopera.

Le cooperative inoltre omettevano sistematicamente il versamento dell’Iva e le loro perdite venivano nascoste da artifici contabili. La società committente infine detraeva I’Iva indicata nelle fatture emesse dai consorzi, conseguendo un indebito vantaggio fiscale.  Nel corso delle indagini la società committente ha regolarizzato la propria posizione fino al 2024 presentando dichiarazioni integrative e versando imposte per oltre 14 milioni di euro oltre a interessi e sanzioni per oltre sei milioni. Alla luce di tale ravvedimento il sequestro preventivo è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti per 14 milioni e mezzo di euro.

A finire nel registro degli inquisiti sono Claudio Alibrandi, 69 anni, di Roma; Giovanni Mastrantoni, 59 anni, di Monte San Giovanni Campano; Salvatore Palumbo, 52 anni, di Minturno; Francesco Ferretti, 55 anni, di Brusciano; Federico Romanucci, 33 anni, di Casoria; Mario Pero, 46 anni, di Maddaloni; Luigi Iavarone, 70 anni; Vincenzo Iavarone, 48 anni; Giuseppe Capece, 36 anni; Domenico Barbato, 35 anni; Carmine Caputo, 43 anni; Pasquale Capoluongo, 41 anni, di Carinaro; Luciano Lisbona, 62 anni; Salvatore Schettini, 53 anni; Generoso Citarella, 46 anni; Lucia Del Villano, 42 anni, tutti di Aversa; Francesco Molitierno, 42 anni, di Carinaro; Vincenzo Corace, 44 anni; Raffaele Tessitore, 41 anni; Domenico Ortogalli, 34 anni; Pasquale Lucariello, 38 anni, di Gricignano d’Aversa; Giuseppe Mingione, 51 anni; Giovanni Nocchiero, 43 anni; Massimo Cacciapuoti, 41 anni, di Teverola; Giovanni Compagnone, 42 anni, di Mondragone; e Raffaele Caprio, 63 anni, di Sessa Aurunca. Le tre aziende indagate sono la PAC 2000 A Società Cooperativa con sede a Perugia, il Consorzio Logistika con sede a Caserta e il Consorzio CL Servizi con sede ad Aversa.

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