FRATONI D'ITALIA MADE IN LATINA
Enrico Tiero e Nicola Calandrini

FRATONI D’ITALIA MADE IN LATINA 

in Politica

Dopo l’arrivo da superstar di Massimiliano Carnevale nella Lega made in Latina, nel mercato della politica latinense abbiamo un altro trasferimento importante.

Enrico Tiero è passato a Fratelli d’Italia, dove ritrova il suo vecchio amico di partito (Forza Italia) Nicola Calandrini. Quest’ultimo, imitando i direttori sportivi che annunciano un nuovo acquisto per la propria squadra, ha detto che Fratelli d’Italia (da oggi anche detta almeno qui a Latina Forza Italia 2.0) si è rafforzata.

Tiero primarie 2016
Il banner con cui Enrico Tiero sponsorizzava la sua candidatura, in quota Cuori Italiani (all’epoca prodotto della mente dell’ex Ministro del Governo Letta, Gaetano Quagliariello), alle primarie del centrodestra per le Comunali 2016. Tale banner campeggia ancora su uno dei profili Facebook di Enrico Tiero (ne ha ben sei, poco più dei partiti che ha cambiato). Sarebbe auspicabile, per doveri social molto importanti nei tempi di propaganda che viviamo, che il novello militante di Fratelli d’Italia lo modificasse inserendo il simbolo del suo ennesimo partito. Non sia mai che qualcuno gli dia del trasformista!

Insomma, i maggiori esponenti del partito che, molto furbescamente, conserva ancora nel proprio simbolo la fiamma tricolore del MSI successivamente ereditata da AN, sono completamenti estranei alla storia della destra pontina.

Se è vero che la star del momento è Enrico Tiero, che merita quindi ampio spazio nel presente articolo, non può e non deve essere sottaciuta anche la performance politica dell’attuale leader pontino di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini. Prima però occorre fare un passo indietro per parlare di cosa ha rappresentato Fratelli d’Italia per Latina e nel contempo evidenziare che in realtà ormai la Destra, almeno a livello di rappresentanza politica, non c’è più.

FRATELLI D’ITALIA A LATINA E LA DESTRA CHE NON C’È PIÙ

Quando nel febbraio 2008 Gianfranco Fini andò ad Arcore a casa di Berlusconi e in un pomeriggio sciolse un partito fondato nel 1946, senza ritenere che fosse opportuno indire un congresso o quanto meno una riunione della direzione nazionale o magari, perché no, organizzare una pizzata con i cosiddetti colonnelli, tutti si appecoronarono alle scelte del leader.

Indubbiamente quest’ultimo aveva stretto un accordo conveniente: il 30% dei posti nel PdL spettavano ad Alleanza Nazionale.

I gloriosi camerati di un tempo, per cupidigia di potere e bramosi di godere di lauti stipendi, sproporzionate indennità e privilegi vari, invertirono il motto che a loro tanto piaceva e passarono da “meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora” a “meglio vivere cento giorni da pecora che uno da leone”.

Tra i neoberluscones c’erano anche l’attuale leader nazionale di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni, l’attuale leader del Lazio Fabio Rampelli e il “lombardo”, ex Ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Per un pugno di dollari vendettero la loro anima e la loro storia, ma tutti e tre sono riusciti nell’impresa di dimostrare che al peggio non c’è mai fine.

Infatti alcuni loro comportamenti successivi, compresi quelli assunti con Fratelli d’Italia, ne fanno dei personaggi politicamente impresentabili.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

La prima chicca riguarda Giorgia Meloni, che nel 2009, in qualità di ministro del Governo Berlusconi, si oppose alla richiesta di scioglimento per mafia del Comune di Fondi presentata dall’allora prefetto della provincia di Latina Frattasi e fatta propria dal Ministro degli Interni dell’epoca Roberto Maroni.

La vicenda che invece riguarda tutti e tre parla da sé e solo chi non vuol vedere e non vuol sentire può continuare a riporre fiducia in un partito simile.

Mi riferisco ovviamente a Pasquale Maietta, sul quale nella nostra città Fratelli d’Italia ha fatto un vero e proprio investimento politico.

Noncuranti delle sue frequentazioni con personaggi legati alla criminalità organizzata locale e invece molto attenti al suo bacino personale di voti, l’hanno candidato alle elezioni politiche del 2013 e poi alle elezioni europee del 2014. Addirittura Fabio Rampelli, che era stato eletto in entrambi i collegi del Lazio, scelse Roma pur di fare entrare in Parlamento Maietta (primo dei non eletti). Non ancora completamente soddisfatti, lo nominarono Tesoriere del gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati. In soldoni, un commercialista che ora è imputato e in arresto preventivo anche per bancarotta e riciclaggio teneva i conti alla Camera per Fratelli d’Italia.

Insomma Meloni e Rampelli scelsero come “testimonial” di Fratelli d’Italia a Latina Paquale Maietta, ma la Fossa delle Marianne la toccarono, insieme a Ignazio La Russa, quando intervenne la Procura della Repubblica di Latina con le sue inchieste.

L’ex pasionaria nera Giorgia Meloni si trasformò da cuor di leonessa in cuor di coniglia e lasciò l’incombenza di difendere Maietta a Fabio Rampelli, che riuscì a raggiungere vette di ipocrisia difficilmente avvicinabili.

Fabio Rampelli
Fabio Rampelli

Fabio Rampelli fa parte di quella generazione di giovani dirigenti missini baciati da Tangentopoli.

I vari scandali dell’inizio degli anni novanta legati soprattutto all’illecito finanziamento dei partiti diedero loro un grande spazio e molta visibilità. Cavalcarono l’ondata di mani pulite e organizzarono parecchie manifestazioni davanti al Parlamento con tanto di manette e monetine gettate in segno di disprezzo.

Tutto ciò a fronte di avvisi di garanzia per iscrizione nel registro degli indagati per un reato (finanziamento illecito dei partiti) che fa ridere di fronte a quelli ben più gravi contestati a Maietta.

Ebbene il “giustizialista manettaro” di un tempo si trasformò, pur di difendere a spada tratta Maietta, nel più rigoroso garantista. E quasi più comicamente che ipocritamente affermò che a carico del suo collega parlamentare non c’era alcuna condanna definitiva.

In questo nerastro capolavoro politico di Fratelli d’Italia ha messo il proprio sigillo anche l’altro camerata Ignazio La Russa a cavallo tra il 2016 e il 2017. Da Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere si è adoperato affinché venisse negata alla Procura della Repubblica di Latina l’autorizzazione all’arresto di Maietta per l’inchiesta Olimpia (quest’ultimo comunque, terminato il proprio mandato parlamentare nel febbraio scorso, e non potendo più utilizzare lo scudo dell’immunità, sarà arrestato ad aprile 2018 in seguito ad un’altra inchiesta, Arpalo, l’ennesima nei suoi confronti).
Ritorniamo ora alla nuova coppia di camerati Tiero/Calandrini.

NERI PER CASO

NICOLA CALANDRINI

Si è affacciato alla politica giovanissimo, candidandosi nel 1993 in occasione delle elezioni comunali di Latina, quelle in cui vinse il Movimento Sociale Italiano con Ajmone Finestra. Non essendo ancora un camerata, invece di appoggiare Finestra, si era candidato, come lui stesso ama ricordare, con la Democrazia Cristiana (in realtà all’epoca la Democrazia Cristiana si era spaccata e furono presentate due liste: una di riferimento dell’ex-sindaco Delio Redi nella quale si candidò Calandrini e l’altra ispirata da Alfredo Loffredo).

 

Simbolo Forza Italia 1994
Simbolo Forza Italia del 1994

Nel 1994 aderisce a Forza Italia, confluendo poi nel 2008 nel Popolo delle Libertà.

Ha ricoperto l’incarico di coordinatore comunale di Forza Italia e successivamente è stato eletto per tre volte di seguito consigliere comunale (2002, 2007 e 2011). Ha fatto parte quindi dell’amministrazione comunale guidata da Zaccheo ininterrottamente dal 2002 al 2010, per poi partecipare alla successiva esperienza di Di Giorgi.

In sostanza, Nicola Calandrini è stato uno degli artefici delle tante sciagurate scelte operate in quell’epoca.

Ricordiamo alcune delle più significative: a) il project financing privo di qualsiasi fattibilità economica relativo alla tramvia con tanto convenzione tutta a favore del privato e a discapito dell’amministrazione comunale; b) il project financing riguardante il cimitero con annessa introduzione della tassa sul morto; c) lo spacchettamento urbanistico della città con la creazione di volumetrie superiori a quelle consentite.

Arriva quindi il 2013 e Nicola Calandrini, dopo una lunghissima vita politica da berlusconiano e fazzoniano in Forza Italia e nel PdL si scopre camerata e aderisce a Fratelli d’Italia, giusto in tempo per potersi candidare alle elezioni regionali, possibilità che gli era stata negata nel PdL.

ENRICO TIERO 

Anche lui come Calandrini è stato Berlusconiano e Fazzoniano fin dal 1994.

Anche lui come Calandrini ha fatto parte dell’amministrazione comunale guidata da Zaccheo ininterrottamente dal 2002 al 2010, per poi partecipare alla successiva esperienza di Di Giorgi Sindaco (a differenza di Calandrini che è stato consigliere comunale e Presidente del Consiglio comunale, Enrico Tiero è stato assessore).

Anche lui quindi è stato uno degli artefici delle tante sciagurate scelte operate in quell’epoca.

C’è anche un altro elemento che accomuna la storia politica di Enrico Tiero e Nicola Calandrini: la ragione del loro distacco da Fazzone.

Se nel 2013 Calandrini fu costretto ad emigrare per potersi candidare alle elezioni regionali, Enrico Tiero invece fu candidato con la lista del PdL alla Pisana e, pur ottenendo un gran successo (12.333 preferenze), non riuscì ad essere eletto perché superato da Giuseppe Simeone (14.695 preferenze) che poté contare sul decisivo aiuto di Fazzone.

Fratone, così è simpaticamente soprannominato Enrico Tiero, non la prese molto bene.

Da quel momento quindi cominciò a pensare che era meglio cercarsi un’altra casa, dove per lui ci fosse il “giusto” spazio, che trovò alla fine del 2013 nel Nuovo Centro Destra dell’allora Ministro degli Interni Angelino Alfano. Ne divenne il leader provinciale e si candidò poi alle elezioni europee del 2014.

Angelino Alfano
Angelino Alfano

Proprio le elezioni europee del 2014 offrirono lo spunto per una potenziale ricca letteratura a chi avesse voluto tinteggiare il quadro dei candidati locali dell’epoca.

Ecco l’estratto di un articolo pubblicato su “Il Settimanale di Latina” diretto da Pietro Antonelli (“Niente di personale” di Andrea Stabile, aprile 2014):

Niente di personale, ma Enrico Tiero, il candidato del Nuovo Centro Destra, rappresenta “al meglio” la partitocrazia. 

Assunto tanti anni fa presso l’amministrazione provinciale, è stato dieci anni in aspettativa avendo ricoperto la carica di assessore provinciale (Agricoltura, Caccia e Pesca) e in contemporanea, per un periodo, anche quella di assessore al Comune di Latina (con Zaccheo Sindaco). 

Si è distinto per aver inventato le dimissioni temporanee, quando, per partecipare come dipendente ad un concorso interno in Provincia, riconsegnò le proprie deleghe a Cusani, che le custodì con amorevole cura fino all’espletamento del concorso, per poi restituirle al “legittimo possessore”. 

Con la cancellazione delle giunte provinciali ad inizio 2014 gli è toccato ritornare a lavorare in ufficio come dipendente della Provincia, ma la cosa è durata poco. Dopo “angosciose e profonde riflessioni” si è convinto della bontà politica del progetto del Nuovo Centro Destra di Alfano, ne è diventato coordinatore provinciale e (ma guarda tu che coincidenza!) ha avuto, su richiesta esplicita del Ministero dell’Interno proprio sul suo nome, il comando presso il Ministero di Angelino. Forse è per questo che nel suo manifesto elettorale lo vediamo abbracciato ad Alfano.

Un ritratto che calza a pennello e celebra l’ingresso dell’ex-forzista Fratone nella “Hall of fame” della destra pontina.

IL FASCIOCOMUNISMO: DA PENNACCHI A ENRICO TIERO

Il primo dalle nostre parti a parlare di fasciocomunismo è stato lo scrittore Antonio Pennacchi. Nonostante gli accorati sforzi di quest’ultimo nel tentativo di trasformare il fasciocomunismo da invenzione letteraria a realtà politica (vedere il suo sostegno alla lista Futuro e Liberà di Gianfranco Fini alle elezioni comunali del 2011 dal poco debordante 0,9%), l’esito è stato assolutamente negativo.

Chi invece è sulla buona strada, probabilmente in maniera inconsapevole, è proprio il neo-camerata Enrico Tiero. 

Come non ricordare, proprio in occasione dell’approdo di “Fratone” a Fratelli d’Italia (a proposito “nomen omen”, vale a dire: il nome, o meglio il soprannome, è un presagio), la commovente foto dell’ottobre 2014 pubblicata in prima pagina su tutti i giornali locali, nella quale Enrico Tiero e Claudio Moscardelli si abbracciavano sorridenti. Avevano infatti vinto alleandosi le elezioni provinciali sconfiggendo, tra gli altri, Fratelli d’Italia.

Tiero, Moscardelli e gli altri
Da destra (per chi guarda), Enrico Tiero, Claudio Moscardelli, Federico Fauttilli (ex democristiano, poi montiano al tempo dello spread, infine candidato col PD alle Politiche ’18), Claudio Fazzone.

La storia d’amore tra i due si replicherà alle elezioni provinciali dell’aprile 2018, in cui la strana coppia vincerà nuovamente, battendo anche questa volta, tra gli altri, Fratelli d’Italia.

Ora, con il passaggio di Enrico Tiero a Fratelli d’Italia possiamo dire che dove ha fallito Antonio Pennacchi sta riuscendo invece “Fratone”.

LA POLITICA CHE NON C’È (NEI PARTITI)

Le vicende appena narrate, come del resto quella della trasvolata oceanica di Massimiliano Carnevale dal PD alla Lega, ci insegnano che ormai i partiti, essendo diventati i contenitori del nulla, sono preda di personaggi che cercano soltanto uno spazio, qualunque esso sia e dovunque si trovi, in cui collocarsi per soddisfare le proprie ambizioni personali.

Il fenomeno descritto avviene in maniera massiccia e inquietante soprattutto a livello locale.

Ecco perché è sempre più importante che le persone libere si affranchino da simboli che ormai sono solo sigle e loghi da utilizzare nel mercato della politica.

Oltre al mercato della politica, appannaggio di personaggi che coltivano soltanto i propri interessi personali, esiste e sempre esisterà la Politica, che ormai non può che essere, almeno a livello locale, prerogativa diretta dei cittadini senza bisogno di strutture intermedie (i partiti) che sono al servizio di chi della politica fa un vero e proprio mestiere.  

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