Revocato il mandato di arresto europeo per le condizioni di salute per il noto 51enne di Formia Salvatore D’Angiò
D’Angiò si è visto accogliere prima dalla Corte d’Appello di Roma e poi confermato in Cassazione la revoca del mandato di arresto europeo emesso da parte della autorità giudiziaria spagnola.
La notizia ufficiale è arrivata tramite Interpol e di conseguenza la competente autorità iberica ha revocato il mandato per le condizioni di salute del ricorrente. Successivamente la Corte di Appello ha confermato la revoca lo scorso 5 ottobre 2022, disponendo la liberazione di D’Angiò che aveva impugnato il provvedimento europeo che imponeva la sua consegna in Spagna.
Ora, la Cassazione, a cui si era rivolto D’Angiò, ha preso atto di nota dell’Interpol e sentenza della Corte d’Appello, e ha annulla senza rinvio la sentenza impugnata.
Il formiano è stato più volte coinvolto in indagini e processi. Nel 2015, venne arrestato in Spagna dalla Guardia di Finanza poiché ritenuto responsabile di un tentativo di attentato dinamitardo progettato contro un’azienda nel comune di Fondi risalente al 15 agosto 2014. D’Angiò risultò essere un soggetto di notevole caratura criminale, già coinvolto in importanti indagini relative a traffici internazionali di stupefacente destinato anche a cosche mafiose siciliane (clan Rinzivillo ascrivibile a Cosa Nostra di Gela). Ripercorrendo i tratti principali della vicenda che lo coinvolse qualche anno fa, nella notte tra il 14 ed il 15 del 2015 agosto, le Fiamme Gialle sequestrarono a Molfetta 1 chilogrammo di TNT (tritolo a scaglie), occultato all’interno di un’autovettura con a bordo due cittadini stranieri, Kantor Gyoni, rumeno, e Recaj Mirian, albanese, in procinto di partire per compiere un attentato dinamitardo a danno dell’attività commerciale sita a Fondi. La spedizione dinamitarda era diretta al Mercato Ortofrutticolo, anche oggi oggetto degli interessi di D’Angiò, ai danni di una grossa azienda di import-export. Nel giro di un paio di giorni, i Finanzieri del Gico fermarono altre due persone, un cittadino italiano, Corrado D’Agostino, pugliese di Molfetta e l’albanese Ademaj Bilbil.
Due anni dopo, nell’agosto 2017, D’Angiò si costituisce quale mandante del tentativo di attentato, e viene riconosciuto come esponente dell’omonima famiglia legata alla criminalità in provincia di Latina.
Nel 2020, un nuovo arresto da parte della Polizia, per tentata estorsione continuata ai danni di un procacciatore d’affari di prodotti ortofrutticoli, operante al MOF di Fondi, e una condanna a 4 anni di reclusione in primo grado. Un anno dopo, nel 2021, un’altra condanna per alcuni fatti accaduti a giugno del 2017: nel processo dinanzi al Tribunale di Ravenna era contestato a D’Angiò, dal Pm della DDA di Bologna Roberto Ceroni, la tentata estorsione con metodo mafioso, essendosi spacciato per uno della cosca di ‘ndrangheta Piromalli.