FONDI. ARRESTATO SALVATORE D’ANGIÒ, ANCORA ESTORSIONI AL MOF: “TI SCANNO COME UN PORCO”

Foto Arresto Fondi

Sedicente negoziatore finanziario tenta un’estorsione ai danni di un operatore del Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Arrestato Salvatore D’Angiò

La Polizia di Stato – Questura di Latina, al termine di una complessa ed articolata attività investigativa, nella giornata di ieri ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, disposta dal Gip del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, nei confronti del 49enne Salvatore D’Angiò, responsabile di tentata estorsione continuata ai danni di un procacciatore d’affari di prodotti ortofrutticoli, operante al MOF di Fondi.

La misura restrittiva è stata adottata al termine di una serie di episodi, tra i quali si segnala il tentativo da parte di una incaricata di D’Angiò di impossessarsi di una intera pedana di ortaggi individuata, unilateralmente, come acconto per una precedente transazione commerciale per il valore di 35mila euro.

Si sono quindi registrate una serie di intimidazioni, personali ovvero anche attraverso l’utilizzo dei social network, con messaggi (scritti, audio e video) del tipo se non paghi mi prendo un pezzettino piccolo di orecchio, ok?, arrivando sino a minacce gravi qualise non mi paghi ti uccido!!vengo fino a casa tua e ti stacco la testati scanno come un porco.

Gli atti intimidatori sono poi continuati con il danneggiamento della vettura di proprietà della malcapitata vittima che, stanca delle continue minacce e vessazioni, ha deciso di rivolgersi agli investigatori del Commissariato Distaccato di Polizia di Fondi, sebbene terrorizzato dal suo aguzzino, pluripregiudicato ed annoverante un curriculum criminale di tutto rispetto.

Gli elementi raccolti nel corso delle indagini sono stati pienamente condivisi dall’Autorità Giudiziaria, che ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere eseguita nella giornata di ieri.

Durante l’esecuzione della misura, gli uomini del Commissariato di Fondi hanno rinvenuto, occultata nel vano ruota di scorta dell’autovettura in uso all’arrestato, una grossa mazza di legno con un manico improvvisato da nastro adesivo di colore nero, debitamente sequestrata che aggiunge ulteriori elementi alle ipotesi formulate.

Al termine degli atti di rito l’uomo è stato associato presso la Casa Circondariale di Latina a disposizione della autorità giudiziaria, significando che sono in corso ulteriori indagini finalizzate ad individuare eventuali analoghe condotte criminali ai danni di altri commercianti.

D’ANGIÒ: UNA VECCHIA CONOSCENZA DEL MOF

Salvatore D’Angio fu arrestato in Spagna dalla Guardia di Finanza nel 2015 poiché ritenuto responsabile di un tentativo di attentato dinamitardo progettato contro un’azienda nel comune di Fondi risalente al 15 agosto 2014. D’Angiò risultò essere un soggetto di notevole caratura criminale, già coinvolto in importanti indagini relative a traffici internazionali di stupefacente destinato anche a cosche mafiose siciliane (clan Rinzivillo ascrivibile a Cosa Nostra di Gela). Ripercorrendo i tratti principali della vicenda che lo coinvolse qualche anno fa, nella notte tra il 14 ed il 15 del 2015 agosto, le Fiamme Gialle sequestrarono a Molfetta 1 chilogrammo di TNT (tritolo a scaglie), occultato all’interno di un’autovettura con a bordo due cittadini stranieri, Kantor Gyoni, rumeno, e Recaj Mirian, albanese, in procinto di partire per compiere un attentato dinamitardo a danno dell’attività commerciale sita a Fondi

La spedizione dinamitarda era diretta al Mercato Ortofrutticolo, anche oggi oggetto degli interessi di D’Angiò, ai danni di una grossa azienda di import-export. Nel giro di un paio di giorni, i Finanzieri del Gico fermarono altre due persone, un cittadino italiano, Corrado D’Agostino, pugliese di Molfetta e l’albanese Ademaj Bilbil.

Due anni dopo, nell’agosto 2017, D’Angiò si costituisce quale mandante del tentativo di attentato, e viene riconosciuto come esponente dell’omonima famiglia legata alla criminalità in provincia di Latina. L’obiettivo dell’epoca (2014) era la ditta Italcarote del marito di una delle sorelle. Solo l’ultimo degli innumerevoli episodi di violenza feroce e gratuita in seno alla stessa numerosa famiglia composta da otto figli, sparsi tra il Basso Lazio (Fondi e Formia), l’Italia settentrionale e la Spagna. Una vera e propria faida da risolvere con la violenza tra mazze, spranghe e armi e attentati. Tutti episodi legati con il traffico di sostanze stupefacenti e che si perdono nella notte dei tempi. Ma pare che, come per gli arresti recenti di D’Alterio, il tempo al Mof di Fondi si sia fermato. Covid-19 o meno poco cambia.

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