DISCARICA DI BORGO MONTELLO: DOPO 9 ANNI IL TAR DÀ RAGIONE ALLA FAMIGLIA PIOVESAN

Striscione di fronte alla casa dei Piovesan in Via Monfalcone, di fronte alla discarica di Borgo Montello
Uno striscione appeso sulla casa dei Piovesan in Via Monfalcone, di fronte alla discarica di Borgo Montello. Da anni le famiglie di Via Monfalcone sono impegnate in una lotta interminabile per avere un po' di giustizia. I cittadini si sono costituiti come parte civile nel processo a Ecoambiente sull’inquinamento delle falde acquifere a Borgo Montello

Discarica di Borgo Montello, la famiglia Piovesan, a distanza di nove anni, vince il ricorso contro Ecoambiente srl

Nove anni di attesa per una pronuncia del Tar. È quello che è successo al ricorso presentato nel 2014 dalla famiglia Piovesan contro il Comune di Latina e Ecombiente srl, una delle due società che gestisce gli invasi in via Monfalcone, un tempo meta di rifiuti anche tossici da più parti d’Italia.

Il ricorso della famiglia Piovesan puntava all’annullamento della delibera numero 81 del Consiglio comunale di Latina del 23 dicembre 2013. Per capire di cosa si parla è bene specificare che i Piovesan vivono davanti alla discarica di Borgo Montello da sempre e hanno visto il depauperamento del valore della propria terra, nonostante tante ere e promesse politiche. Al momento, della discarica di Borgo Montello, in cui non entra più nessun rifiuto da anni (per via di inchieste della magistratura), ma che rimane appetitosa per la realizzazione di impianti di smaltimento, la politica cittadina non parla più. Un tema considerato vecchio ma che rimane attualissimo, visto che quella terra, un tempo bellissima, andrebbe bonificata e la sua storia ha visto il passaggio di interessi sporchi e di camorra, con il coinvolgimento dei clan Bardellino e Schiavone. Inoltre, c’è anche un processo che vede coinvolti come imputati gli allora vertici di Ecoambiente per inquinamento della falda. Un processo che, però, annaspa nel Tribunale di Latina: completamente incagliato in dibattimento per vi di testimoni citati e che mai si sono presentati.

Nel frattempo, sebbene ancora non sia del tutto defunto, Ecoambiente srl (ad oggi controllato dal gruppo Cerroni) ha perduto in sede amministrativa l’ultimo dei contenziosi per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico biologico, vale a dire una struttura che permette di lavorare i rifiuti indifferenziati.

E il ricorso dei Piovesan? A dicembre 2012, sotto l’allora amministrazione Di Giorgi, il consiglio comunale adottò una delibera che prevedeva una variante al Piano Regolatore e la salvaguardia delle aree agricole confinanti ai siti di discarica ubicati in zona agricola. In questo modo, fu introdotta la fascia di rispetto arborea. La stessa delibera consiliare fece scaturire una nota da parte di Ecoambiente con cui la società dichiarò di voler apporre la fascia arborea di rispetto prevista dalla norma tecnica, in parte, al confine degli invasi già destinati a discarica e, in altra parte, su un’area agricola adiacente all’invaso interessato dall’impianto di trattamento meccanico biologico allora autorizzato. In sostanza, una proposta “con modalità derogatorie rispetto a quanto deciso dalla delibera di consiglio del dicembre 2012“.

Ecco perché il Comune di Latina adottò una ulteriore delibera consiliare, a dicembre 2013, – ossia quella impugnata dai Piovesan – tenendo conto della osservazione di Ecoambiente. L’ente di Piazza del Popolo, supinamente all’interesse privato (all’epoca in Ecoambiente, come socio, vi era anche l’ex partecipata del Comune, la fallita Latina Ambiente Spa), scelse di non gravare la fascia perimetrale dell’invaso di proprietà della società, già autorizzata per la realizzazione del Tmb, con la fascia di rispetto arborea per la profondità di 100 metri, così di salvaguardare l’installazione avallata dalla Regione di impianti predisposti al controllo di emissione di fumo e altre sostanze nocive.

Così, il Comune di Latina ritenne la proposta di Ecoambiente, volta alla piantumazione delle aree a destinazione agricola confinanti con quella di sedime dell’impianto autorizzato, compatibile con l’interesse pubblico alla tutela ambientale delle aree prossime alla discarica. Per fare ciò, il Comune ottenne la rinuncia di Ecoambiente al ricorso amministrativo contro la prima delibera, quella del dicembre 2012.

I ricorrenti Piovesan hanno obiettato, col loro ricorso datata 2014, che vi fosse stata una violazione perché fu modificata una norma tecnica di salvaguardia del Piano Regolatore e un eccesso di potere “perché la modifica della citata norma di salvaguardia non è stata sostenuta da alcuna reale giustificazione in merito alla comparazione degli interessi contrapposti né al perseguimento dell’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente e della salute”. Infatti, la piantumazione originariamente prevista per tutta l’area perimetrale del sito “è menomata di un’intera fascia di terreno su cui si insistono le abitazioni dei ricorrenti”. Tale aspetto avrebbe consentito a Ecoambiente s.r.l. di realizzare l’impianto di trattamento dei rifiuti senza l’osservanza delle necessarie misure di salvaguardia dei terreni confinanti e delle persone che ci vivono.

Ora, il Tar, con sentenza del 17 luglio scorso, dopo aver preso in carico la decisione sul ricorso solo a giugno 2023, ha stabilito che il ricorso dei Piovesan è fondato poiché “la motivazione addotta dal Comune resistente rispetto alla decisione di ridurre la consistenza originaria della barriera arborea de qua appare meramente assertiva ed apodittica, non dando conto di alcun approfondimento istruttorio né esprimendo alcuna circostanziata valutazione tecnica in ordine alle ricadute di tale scelta su coloro i quali, come i ricorrenti, avrebbero dovuto essere schermati dalle esternalità negative del sito gestito da Ecoambiente s.r.l.”.

Il Comune di Latina, peraltro, non si è nemmeno costituito in giudizio, così che il Tar desume che “l’ente pubblico intimato non avesse alcun argomento utile da opporre”.

L’ente pubblico viene condannato alle spese di giudizio per un valore di 3mila euro, mentre il Tar – Presidente Riccardo Savoia, a latere Roberto Bucchi e Valerio Torano (estensore della sentenza) – ha compensato le spese tra i ricorrenti e Ecoambiente srl.

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