L’indagine che ha coinvolto il consigliere comunale di Cisterna, Renio Monti, è uno dei tanti filoni di una maxi inchiesta della Guardia di Finanza
Come anticipato nei giorni scorsi, è una parte molto residuale l’inchiesta che ha coinvolto i due Monti, i dirigenti, i funzionari del Comune di Cisterna, una professionista e due imprenditori pontini. Dietro l’indagine sulle due ipotesi di corruzione per pratiche urbanistiche nel Comune di Cisterna, ci sono migliaia di carte (circa 25mila), intercettazioni, informative della Guardia di Finanza di Latina, autorizzazioni di intercettazioni disposti, in origine, dall’ex giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giorgia Castriota, finita poi in manette per corruzione.
D’altra parte si tratta di una indagine nata da un esposto risalente ad anni fa e arrivata a durare quattro anni. Partita da Cisterna e allargatasi soprattutto nel capoluogo pontino. E in quattro anni gli investigatori della Guardia di Finanza, anche con l’utilizzo del cosiddetto trojan e di microspie piazzate nelle auto, hanno potuto scandagliare per bene cosa si muove intorno e dentro la politica pontina, compresi gli agganci con professionisti e imprenditori.
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C’è un mondo scandagliato dall’imponente lavoro del Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Latina. Le ipotesi di corruzione e anche di associazione per delinquere in diversi filoni di un’unica maxi indagine riguardano anche politici tuttora in carica o che hanno avuto in passato ruoli rilevanti, o che sono tornati in voga recentemente. Nelle carte emerge una galassia fatta di interessi e, tra questi, ipotesi di voto di scambio.
Ad essere menzionati e interessati dall’indagine una cinquantina tra politici, imprenditori e professionisti. La sfera politica è soprattutto quella di Latina e Cisterna, la sfera imprenditoriale arriva fino ad Aprilia, con un importante costruttore, Mario Stradaioli, la cui vicenda è finita in una delle contestazioni a carico di Sergio Gangemi nel processo antimafia “Assedio”. Gangemi, notoriamente vicino alle cosche di ‘ndrangheta, avrebbe elargito a Stradaioli la somma di 120mila euro per conto della consorteria di cui faceva parte. Peraltro lo stesso Stradaioli è stato indagato con l’ipotesi di corruzione, in quanto avrebbe elargito, a sua volta, a pubblici ufficiali del Comune di Cisterna, denaro o altre utilità per il permesso a costruire relativo al complesso Manifatture del Circeo.
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Tuttavia, ad esigere attenzione per il ruolo pubblico rivestito da poche settimane, come Presidente della Fondazione Latina 2032, è la figura dell’ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo il quale finisce intercettato dagli investigatori della Guardia di Finanza insieme all’attuale capo di gabinetto del sindaco Matilde Celentano, Agostino Marcheselli (per inciso ex direttore generale del Comune fino al dicembre 2025).
Si tratta degli stessi personaggi che furono menzionati nella corposa indagine dei Carabinieri di Latina su mazzette e corruzione che coinvolse, anni fa, lo stesso Zaccheo e l’allora suo vice sindaco Maurizio Galardo. Nonostante l’indagine sia stata al tempo affossata e quindi rimasta nascosta, le relative carte giudiziarie, costituite anche da inequivocabili intercettazioni, a distanza di anni sono state pubblicate in due libri (entrambi editi dalla casa editrice “Il Levante”): il primo uscito a luglio del 2021 (“Storie nascoste di Latina”); il secondo uscito a giugno 2022 (“Storie nascoste di Latina Parte II – Le altre carte giudiziarie”).
Marcheselli non è mai stato indagato per alcun reato, ma il suo comportamento all’epoca si contraddistinse per opacità e mancanza di etica nello svolgimento delle sue funzioni di capo di gabinetto del Comune di Latina. Dopo oltre dieci anni, l’attuale Sindaco di centrodestra, Matilde Celentano, lo ha scelto di nuovo a capo della macchina amministrativa del comune capoluogo di provincia. Una scelta dettata dalle sue indubbie capacità, ma che ignorava quel passato imbarazzante.
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A distanza di tanti anni (quell’inchiesta poi archiviata e, in parte, finita in prescrizione, risale agli anni 2008-2009), Zaccheo e Marcheselli fanno di nuovo capolino in intercettazioni altrettanto imbarazzanti, soprattutto alla luce delle cariche pubbliche che ricoprono. In particolare, Zaccheo è stato scelto dal Governo Meloni, via Ministero della Cultura e con l’approvazione supina d Celentano, come Presidente della Fondazione Latina 2032, ossia l’ente che dovrà presiedere e organizzare il centenario della città di Latina. Non proprio un ruolo di secondo piano. La Fondazione avrà una sede in Piazza Dante, dipendente un cda, già definito con l’ultima nomina della Regione Lazio che è caduta sul Presidente di Cinecittà spa, Antonio Saccone.
Siamo nelle more del ballottaggio del 2021, la sfida che metteva l’uno di fronte all’altro l’allora candidato per il centrodestra, Vincenzo Zaccheo, e il candidato sindaco, nonché primo cittadino uscente, Damiano Coletta. Alla fine, quest’ultimo, pur non essendo all’apice della popolarità, stravinse.
Zaccheo e Marcheselli sono a braccetto per la campagna elettorale, in quanto il suo ex capo di gabinetto è il suo più stretto e storico collaboratore. Proprio come anni prima. Sembra non essere cambiato niente a Latina. I militari della Finanza fanno delle ipotesi e indagano per un reato specifico: associazione per delinquere con soggetti in corso di identificazione finalizzata alla corruzione elettorale a vantaggio esclusivo e illecito del candidato sindaco Vincenzo Zaccheo, già due volte sindaco. Zaccheo, secondo gli investigatori, si avvalse della costante collaborazione di Agostino Marcheselli, suo capo di gabinetto nei precedenti mandati.
I finanzieri vogliono accertare e avere contezza dell’illecita interferenza di compagini criminali, come quelle riconducibili alla famiglie rom di Latina, in particolare quelle presenti al Giochetto e Campo Boario: i Di Silvio, naturalmente. Si spingono oltre i finanzieri e annotano che “in caso d successo elettorale”, Zaccheo maturerebbe nei confronti di tali compagni criminali “un debito di riconoscenza potenzialmente lesivo alla gestione impariziale della cosa pubblica e delle connesse risorse finanziarie peraltro incrementate dall’imminente arrivo dei fondi statali previsti dal PNRR“.
A risaltare alle orecchie del finanzieri che indagavano su Cisterna e in quel preciso momento su una delle società del noto imprenditore Domenico Capitani (per un periodo indagato per il reato di turbativa d’asta di due strutture edilizie insieme ad altre persone), è la conversazione tra due sue collaboratrici. È una di loro che, commentando le elezioni di Latina, dice all’altra: “Zaccheo pare si stia comprando i voti dagli zingari, 30 euro al voto…è proprio un corrotto, una persona squallida, però la gente non lo capisce…se con 4 ceci s’è riuscito a compra’ casa a Trinità dei Monti, con tutti ‘sti soldi (nda: quelli del recovery fund) se compra un paese intero”.
Secondo la ricostruzione della Finanza, che sottolineano di come nelle zone Gionchetto e Campo Boario, vi sia la forte presenza dei clan Ciarelli e Di Silvio, Zaccheo avrebbe prevalso nettamente alle elezioni 2021 proprio in quei quartieri. D’altra parte, è certo che l’ex sindaco di Latina è stato indagato per associazione per delinquere ai fini della corruzione elettorale, con il ruolo di promotore insieme ad altre persone in corso di identificazione. Una indagine che con altissima probabilità è stata archiviata, in quanto non ci saranno stati riscontri a quanto ipotizzato. Al momento, non è dato sapere con certezza.
Fatto sta che l’attenzione su Zaccheo era alta e il suo nome finisce nel registro degli indagati fortuitamente, in quanto, come detto, i finanzieri indagavano sulla base di un esposto pervenuto da un pubblico ufficiale, un tempo in servizio a Cisterna, che aveva riferito di presunte irregolarità nel Comune di Cisterna sul noto sito “Le buche” che veniva dato come assegnato ad una società riconducibile a Capitani. A chiedere che Zaccheo venga intercettato sono l’allora Procuratore Capo Giuseppe De Falco e il pubblico ministero Valentina Giammaria, titolare dell’unica indagine che è arrivata alle richieste di arresto: quella su Renio Monti e gli altri indagati.
Nel corso della campagna elettorale di Latina, gli investigatori captano altre conversazioni. In una di queste, Zaccheo, al telefono con un ex politico di centrodestra e oggi sindacalista estraneo all’indagine, Gianni Chiarato (estraneo all’indagine), commenta ciò che sta avvenendo per l’accaparramento dei voti. Proprio Zaccheo spiega all’interlocutore, in merito a due soggetti della Lega, che “stasera, sto andando a cena da loro, hanno portato tutti i capibastone”.
Il termine “capibastone” attira ancora di più l’attenzione degli investigatori, in quanto la suddetta cena tra Zaccheo e quelli della Lega si sarebbe svolta in un locale del Gionchetto, quartiere feudo dei Di Silvio. È Marcheselli, però, che parlando con Zaccheo, in riferimento ad alcune manovre di campagna elettorale compiute da un imprenditore di Latina per sponsorizzare l’elezione dell’avversario Damiano Coletta, dice: “Quello se la sta a rischia’ bella eh…c’ho un paio, c’ho tre quattro nomi te giuro, stavolta però, cioè cattivi veri eh! Perché mo’ m’hanno rotto i coglioni”. I finanzieri annotano che in quei giorni, peraltro, l’allora candidato consigliere comunale nelle liste di Damiano Coletta, Fabio D’Achille, aveva denunciato l’incendio nei pressi della sua abitazione.
L’indagine su Zaccheo si muove nel solco delle intercettazioni proprio perché gli inquirenti ritengono che, ad ottobre 2021, alcuni soggetti legati alle famiglie Rom, stanziali da temp nel Comune di Latina, avrebbero potuto interferire nel regolare svolgimento delle operazioni di voto. Contatti che, però, almeno all’ottobre 2021, non sono riscontrati tra Zaccheo, il suo entourage e soggetti dei clan rom.
Ad ogni modo tra i due, Zaccheo e Marcheselli, si parla anche di due persone – un uomo e sua moglie – da far assumere in Acqualatina e nella cooperativa Astrolabio. Una pratica, quella della raccomandazione, che è stata già evidenziata in altre indagati a carico di Zaccheo (vedi quella sulle mazzette in cui era coinvolto Galado), come ad esempio nell’ultima inchiesae su Enrico “Fratone” Tiero. Anche in quel caso, l’ex sindaco di Latina, estraneo alle indagini su Tiero, si adopera per far assumere una donna in uno dei supermercati Conad dell’imprenditore Maurizio Marasca.
“Gliela facciamo fa”, dice Zaccheo a Marcheselli riferendosi alla domanda di assunzione che l’uomo dovrebbe fare ad Acqualatina. E per quanto riguarda la moglie dell’uomo per Astrolabio: “Bisogna sistemare la moglie de coso”. Zaccheo pare avere le idee chiare: oltreché a volersi portare con sé politicamente “la parte di Tripodi”, non toglie l’occhio dal gestore pubblico-privato. “La prima cosa che gli dico: dovemo sistema’ a Fazzone e poi me deve dare l’agibilità ad Acqualatina per qualche persona”. Nel 2021, come noto, Acqualatina era ancora sotto il controllo politico del senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone, e del Partito Democratico.
È Marcheselli a spingere per il vertice tra Fazzone e Zaccheo. All’ex sindaco dice: “Chiedo a Duilio di favorire un incontro tra te e Fazzone subito dopo il mercoledì, quando si potrà fa, tu e lui…e gli dico che bisogna fa st’incontro, così annamo”.
I finanzieri annotano: “appare evidente l’opera di Zaccheo finalizzata alla sistemazione lavorativa di alcuni soggetti, verosimilmente suoi elettori”. E sulla corruzione elettorale, “non si può escludere che, con il prosieguo delle indagini, si possa addivenire anche alla identificazione di soggetti appartenenti a famiglie rom nei confronti dei quali Zaccheo abbia, in sede di campagna elettorale, promesso una qualche utilità in cambio del loro consenso”.
