Un furgone come tanti in Via Isonzo a Latina fermato con un ingente carico di droga: si è concluso il processo in Appello
La Corte d’Appello di Roma ha riformato al condanna di primo grado emessa a carico del 38enne, Abazi Shkelzen, fermato insieme al cugino, Subashi Gencian (50 anni), il 30 marzo 2023, mentre erano alla guida di un furgone all’interno del quale furono trovati dai Carabinieri 11 chili di cocaina.
Nel corso del fermo, i militari notarono un atteggiamento sospetto dei due e così decisero di sottoporre a perquisizione il veicolo, una Fiat Ducato. I Carabinieri rinvennero occultata in un bidone dell’immondizia, di quelli in dotazione della Abc di Latina, diversi panetti di cocaina, così da arrestare immediatamente i due cugini.
Abazi Shkelzen, assistito dagli avvocati Italo Montini e Pasquale Cardillo Cupo, ha deciso di essere giudicato con rito ordinario dal secondo collegio del Tribunale di Latina, che, a ottobre 2024, all’esito del processo di primo grado lo ha condannato alla pena di anni 7 mesi 6 di reclusione.
Oggi, 12 gennaio, è arrivata la sentenza in Corte di Appello a Roma, dove la IV Sezione, Presidente Scicchitano, ha accolto parte delle doglianze degli avvocati Montini e Cardillo Cupo, e dimezzato la pena, riducendola a 4 anni di reclusione. I difensori, pur dichiarandosi in parte soddisfatti, hanno già preannunciato ricorso in Cassazione. Per conoscere le motivazioni bisognerà attendere 90 giorni. Nel frattempo l’uomo, sempre dichiaratosi estraneo agli addebiti, è libero. Una sentenza che conferma le accuse nonostante il procuratore generale della Corte d’Appello avesse chiesto l’assoluzione per l’imputato.
L’anno scorso, invece, la pena per il cugino, Subashi Gencian (che aveva scelto il rito abbreviato), è diventata definitiva in Cassazione: 6 anni di reclusione. I due cugini albanesi (che secondo quanto emerso nel processo hanno smesso ogni tipo di rapporto), fermati entrambi un anno e mezzo fa, hanno scelto due vie giudiziarie diverse.
I PROCESSI – Subashi Gencian, era stato già giudicato col rito abbreviato, rimediando una condanna a 6 anni di reclusione lo scorso maggio. A emettere la sentenza è stato l’ex giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese.
La pena per Abazi Shkelzen è più alta della richiesta del pubblico ministero Marina Marra che si è fermata a 6 anni e 20mila euro di multa. La difesa aveva chiesto l’assoluzione o in subordine le attenuanti generiche, auspicando una condanna che non prevedesse il carcere. Nel corso della sua arringa, l’avvocato Montini aveva messo in luce un’intercettazione del cugino Gencian che scagionerebbe l’imputato odierno il quale, secondo il legale, avrebbe avuto l’unica colpa di guidare un furgone carico di droga, ma a sua completa insaputa.
Prima della sentenza, Abazi Shkelzen aveva rilasciato alcune brevi dichiarazioni spontanee rivolte al Tribunale, professando la sua innocenza e spiegando di essere terrorizzato nella prospettiva di una eventuale condanna che, poi, è arrivata realmente.
Nella passata udienza, l’uomo (con un passato come imprenditore nei locali della movida pontina), esaminato come imputato, aveva detto che al momento dell’arresto lavorava per il cugino Subashi Gencian il quale gestisce una società di import export specializzata nella commercializzazione di fiori.
Il 38enne ha ripercorso tutto quel fatidico giorno del 30 marzo dell’anno scorso, spiegando di aver preso in prestito il furgone della ditta del cugino e di aver assistito successivamente a uno strano passaggio avvenuto dopo che i due avevano lasciato insieme il parcheggio del bar tavola calda 0773. Per strada, il cugino gli avrebbe detto di accostare e in quel momento sarebbe intervenuta una terza persona, mai identificata, con cui sarebbe avvenuto lo scambio.
Uno scambio che per il 38enne sarebbe rimasto misterioso, tanto che, dopo pochi minuti, una volta fermati dai Carabinieri, in Via Isonzo, con sua sorpresa avrebbe visto cosa conteneva il carico aggiunto per strada poco prima. Il problema – come sottolineato dal pubblico ministero Valerio De Luca, nel processo di primo grado – è che entrambi si accusano a vicenda: due versioni uguali ma opposte.
LE INDAGINI – Il loro arresto, come detto, risale al pomeriggio del 30 marzo 2023, quando i Carabinieri della Stazione di Borgo Grappa Di Latina li fermarono. I due cugini albanesi, entrambi incensurati e residenti a Latina da tempo, erano praticamente degli insospettabili.
Entrambi sono stati fermati a bordo di un Doblò della Fiat, nel corso del quotidiano controllo alla circolazione stradale. Sin da subito tutti e due, così come hanno riportato i Carabinieri, si sono mostrati particolarmente agitati ed insofferenti e, per tale motivo, sono stati sottoposti a perquisizione all’esito della quale sono stati trovati in possesso di 16 panetti di cocaina, ognuno da circa 1 chilo, occultati all’interno di un secchio per la spazzatura. In tutto, circa 16 chili di droga.
Successivamente, la perquisizione domiciliare nell’abitazione degli arrestati, in Viale Kennedy (zona cimitero), ha dato esito negativo e lo stesso furgone regolarmente revisionato è risultato essere di proprietà del conducente.
Ad aprile 2023, i due uomini sono comparsi davanti all’ex giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. Sia il 50enne che il 38enne hanno negato di essere coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti, sostenendo di non essere stati a conoscenza della presenza dell’ingente carico all’interno del mezzo sul quale sono stati fermati.
Dopo la perizia disposta dall’allora Pm Claudio De Lazzaro, è stato accertato che la droga fosse pura al 74%. Ciò vuol dire che la cocaina accertata è di circa 11 chili.
