Beni culturali comunali senza concessione da 5 mesi a Terracina, PD: “Serve subito un avviso pubblico per la gestione”
“Sono trascorsi ormai cinque mesi dalla scadenza del 31 dicembre 2025 dell’ultima proroga concessa alla Fondazione “Città di Terracina” per la gestione di alcuni tra i più importanti beni culturali della città. Ad oggi non risultano approvati nuovi atti concessori né nuovi contratti di gestione”, a dichiararlo, in una nota, il capogruppo Pierpaolo Chiumera e il consigliere Daniele Cervelloni (Partito Democratico).
“Questo significa che la gestione di questi beni comunali prosegue in assenza di un titolo giuridico efficace. Una situazione che non può essere considerata ordinaria. Ricordiamo che la concessione originaria (Rep. 918/2021), scaduta nel luglio 2024, è stata prorogata più volte fino all’ultima deliberazione di Giunta (n. 124/2025), che fissava il termine definitivo al 31 dicembre 2025. Da allora non risultano ulteriori provvedimenti.
Il Codice dei beni culturali prevede che la gestione indiretta dei servizi museali avvenga tramite procedure ad evidenza pubblica, salvo casi eccezionali adeguatamente motivati. Allo stesso modo, il Codice dei contratti pubblici impone il rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e parità di trattamento nella gestione del patrimonio pubblico.
Inoltre, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiarito che una fondazione di partecipazione non può essere considerata automaticamente organismo in house, e che l’affidamento diretto richiede presupposti giuridici stringenti, che devono essere formalmente dimostrati.
Per queste ragioni abbiamo scritto al Sindaco e al Dipartimento Cultura chiedendo: chiarimenti sul titolo giuridico attualmente in base al quale prosegue la gestione dei siti culturali; l’attivazione urgente di una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione dei beni.
Il patrimonio culturale di Terracina non può essere amministrato attraverso proroghe indefinite o situazioni transitorie senza copertura formale”.
“Serve trasparenza. Serve certezza amministrativa. Serve una procedura pubblica. Perché i beni culturali della città appartengono alla comunità e devono essere gestiti nel rispetto delle regole”.
