ATTENTATO CONTRO RANUCCI: ECCO CHI SONO I MEMBRI DEL COMMANDO, TRA DI LORO UNA GIOVANE DONNA

Screenshot

I carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Quattro le misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso esegite dai carabinieri.

L’attentato venne compiuto la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia, vicino Roma: un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due autovetture parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale.

Il provvedimento è stato eseguito nelle province di Napoli e Avellino dai carabinieri del comando provinciale di Roma, su richiesta della direzione distrettuale antimafia della Capitale. Ad essere arrestati, su richiesta del pubblico ministero Carlo Villani, sono Pellegrino D’Avino (classe 1999), di Avellino; Antonio Passariello (classe 1973), di Avellino; Saverio Mutone (classe 1985) di Avellino; Marika De Filippis (classe 2004), di Avellino. Indagato Luca Amato (classe 2005), di San Giuseppe Vesuviano. L’ordinanza è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari Iole Moricca: D’Avino, Passariello. Mutone finiscono in carcere, mentre De Filippis ai domiciliari.

L’ordigno ad alto potenziale fu fatto esplodere davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, a Torvaianica.

Leggi anche:
ATTENTATO A RANUCCI, IL GIORNALISTA ASCOLTATO IN PROCURA

Le indagini dei nuclei investigativi di Roma e Frascati si sono concentrate sull’analisi di filmati di videosorveglianza, rilievi tecnico-scientifici e traffico telefonico. Secondo quanto ricostruito, l’ordigno era confezionato con “gelatina da cava”, un materiale esplodente obsoleto ma ad elevato potere distruttivo. Fondamentale per la chiusura del cerchio è stata l’individuazione, tramite una telecamera sulla Pontina, di una Fiat 500X noleggiata in Campania. Il tracciato del veicolo, monitorato attraverso i dati dei ripetitori telefonici, ha permesso di collegare gli spostamenti del commando al luogo dell’attentato, includendo anche le fasi di sopralluogo avvenute nei giorni precedenti.

Dagli elementi raccolti emerge che il gruppo avrebbe agito su mandato di altre persone, al momento ancora non identificate, dietro un compenso economico. Gli investigatori hanno rilevato tentativi di inquinamento probatorio. Gli indagati, infatti, avrebbero cercato microspie, distrutto schede SIM e pianificato una strategia per coprire i mandanti, non escludendo neanche di fuggire all’estero.

Contestualmente agli arresti, i carabinieri stanno effettuando perquisizioni nei confronti di altri soggetti sospettati di aver fornito l’esplosivo e il supporto logistico. Le indagini restano aperte per risalire ai mandanti dell’attentato.

Pesanti le accuse a carico degli arrestati. Secondo il Gip, “compivano atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità posizionando un ordigno esplosivo contenente cosiddetta “gelatina da cava” (composta da nitrodiglicole, dinitrotoluene, nitrato di ammonio e tetrile – tipici delle gelatine delle dinamiti industriali e di esplosivi da mina), facendolo esplodere davanti all’abitazione del giornalista televisivo Sigfrido Ranucci”.

D’Avino ha molteplici precedenti di polizia che evidenziano una pericolosità sociale su più fronti, con una preoccupante escalation di gravità negli ultimi anni. Il soggetto presenta una spiccata propensione alla violenza e alla rissa, reato per il quale risulta segnalato in più occasioni (2017 e, più recentemente, ottobre 2023). Tali precedenti delineano un’indole incline allo scontro fisico e alla partecipazione ad azioni violente di gruppo, tratto caratteriale pienamente compatibile con condotte intimidatorie fondate sull’uso della forza. Di particolare rilievo investigativo è la segnalazione recentissima (novembre 2025) per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, reato per il quale è stato destinatario del decreto di perquisizione e sequestro da parte della Procura della Repubblica di Avellino.

La circostanza, intervenuta a distanza di un solo mese dall’attentato dinamitardo, conferma il pieno e attuale inserimento di D’Avino nei circuiti della criminalità dedita ai traffici illeciti, fornendo un possibile contesto operativo per il reperimento di fondi, mezzi o contatti criminali.

Passariello ha cominciato a delinquere ininterrottamente dall’anno 1993, commettendo senza remore ogni tipologia di reato, avendo riportato condanne per gravi delitti quali violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, rapina aggravata, lesioni personali, estorsione, incendio, sfruttamento della prostituzione, evasione e resistenza a Pubblico Ufficiale.

Nel periodo più recente (2024–2026), lo stesso ha collezionato ulteriori denunce per truffa, furto e minacce, oltre a una sistematica violazione delle disposizioni del codice della Strada (guida senza patente, veicoli privi di assicurazione, reiterati sequestri), condotte che confermano una persistente e attuale volontà di ignorare le norme poste a tutela della collettività.

Circa la sua pericolosità va ricordato che dalle intercettazioni risulta che lo stesso, “su commissione” e unitamente ad Amato Luca e Mutone, abbia, in data 3 aprile scorso, incendiato dei veicoli nel comune di Roccarainola (Napoli).

TRIBUNALE DI ROMA

Mutone non ha pregresse condanne ma una sequenza di segnalazioni per stupefacenti (2005, 2006, 2008, 2017) che certifica una frequentazione ultraventennale di ambienti criminali, delineando un radicamento stabile in circuiti delinquenziali. La sua pericolosità non emerge tanto dalle condanne, quanto dalla freddezza operativa dimostrata e dal fatto che ha commesso l’atto criminale nonostante la consapevolezza espressa nelle intercettazioni (“mi vuole buttare dentro”) di poter finire in carcere.

De Filippis, sebbene priva di precedenti penali, evidenzia anch’essa una pericolosità sociale vista la sua capacità di eludere le indagini: la sua astuzia emerge chiaramente nella trasferta siciliana, durante la quale, mentre il fidanzato lasciava tracce, ella poneva in essere una mirata manovra di dissimulazione tecnologica, evitando chiamate in “chiaro” con la propria utenza telefonica per più giorni pur essendo fisicamente presente ad Aci Castello. Tale condotta – replicata in data 16 ottobre 2025, con un “silenzio comunicativo” di circa 15 ore – non può ritenersi casuale e dimostra la sua capacità di gestire in modo consapevole ed efficace le misure di occultamento adottate dal gruppo.

Articolo precedente

SEQUESTRATI CIRCA 25 CHILI DI OPPIO E QUASI 6 CHILI DI TABACCO ABUSIVI: UN ARRESTO

Articolo successivo

94° ANNIVERSARIO DELLA POSA DELLA PRIMA PIETRA A LATINA: “LEGAME PROFONDO CON LE RADICI”

Ultime da Cronaca