“ASSEDIO”, GANGEMI CONDANNATO PER CONCORSO ESTERNO. CONDANNATI ALTRI TRE SODALI DELLA DROGA DI FORNITI

Sergio Gangemi
Sergio Gangemi

Indagine “Assedio”, conclusa l’udienza preliminare per alcuni dei coinvolti nella maxi indagine della Direzione Distrettuale Antimafia

Riconosciuto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ossia con il clan apriliano di Patrizio Forniti per l’imprenditore contiguo alla ‘ndrangheta, Sergio Gangemi. Il 52enne è stato condannato alla pena di 3 anni e 4 mesi in continuazione con la pena già inflitta per l’estorsione mafiosa ai danni di due imprenditori di Pomezia e Torvajanica commessa nel 2017 in concorso con il boss apriliano Patrizio Forniti e il fratello Giampiero Gangemi. È questa la pena più significativa, al di là delle mitezza, per Gangemi, in quanto viene riconosciuta la sua partecipazione esterna a un clan, quello di Forniti, il cui processo per stabilire l’associazione mafiosa è ancora in corso. Riconosciuti i risarcimenti alle parti civili. Si tratta del Comune di Aprilia, assistito dall’avvocato Massimo Sesselego, dell’associazione “Antonino Caponnetto”, difesa dagli avvocati Benedetta Manasseri e Felicia D’Amico, e le altre associazioni “Libera” e “Reti di Giustizia-Il Sociale contro le Mafie”. Tutti sono già parti civili nel processo principale a Latina. A chiedere di essere parte civile, trovando accoglimento, anche un commerciante di Aprilia vittima di estorsione.

Oggi, 20 febbraio, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Alessandra Boffi, ha condannato per associazione dedita al narcotraffico anche gli altri tre imputati che, nell’ambito del procedimento “Assedio”, hanno scelto il rito abbreviato: 6 anni per Jasmail Singh, 6 anni e 6 mesi per Gianluca Mangiapelo, 8 anni per Gianluca Vinci.

In ragione della sentenza, l’associazione Caponnetto ha rilasciato una nota ufficiale: “Il Gup presso il Tribunale di Roma ha condannato Sergio Gangemi per il reato di concorso esterno nell’associazione mafiosa capeggiata da Patrizio Forniti alla pena di anni 3 mesi 4 di reclusione (in continuazione con altra condanna per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso passata in giudicato nel 2021), oltre al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite, tra le quali l’Associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie A. Caponnetto con le avvocate Felicia D’Amico e Benedetta Manasseri.
Il processo principale con rito ordinario per il reato associativo è in corso di svolgimento dinanzi al Tribunale di Latina. La condanna rappresenta il primo, se pur incidentale, riconoscimento dell’esistenza dell’associazione mafiosa operante ad Aprilia e nel Basso Lazio, tuttavia risulta evidente l’esiguità della pena, non proporzionata alla gravità del reato contestato ed alla caratura criminale dell’imputato”.

Lo scorso 27 gennaio, era stata chiesta la condanna a 4 anni di reclusione, in continuazione con il reato di estorsione mafiosa passata in giudicato nel 2021 presso il Tribunale di Velletri, per Sergio Gangemi. L’imprenditore vicino alle cosche ‘ndranghetiste di Reggio Calabria è difeso dagli avvocati Gianluca Agostini e Pierpaolo Dell’Anno. Trapiantato tra Latina, Aprilia e Roma, il 52enne, coinvolto in svariate indagini e processi, destinatario di corpose misure di prevenzione e sequestri, è stato coinvolto nella maxi indagine antimafia denominata “Assedio” che, a luglio 2024, ha portato agli arresti 25 persone, tra cui l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi.

Il pubblico ministero Alessandro Picchi aveva chiesto anche le condanne per gli altri tre soggetti coinvolti nelle maxi indagine antimafia denominata “Assedio”. 8 anni e 6 mesi per Gianluca Mangiapelo, assistito dagli avvocati Guerrino Maestri e sempre Luca Giudetti, e 10 anni e 8 mesi anche per Gianluca Vinci, difeso dagli avvocati Stefano Iucci e Luca Giudetti. Sono tutti e due accusati di aver fatto parte dell’associazione finalizzata allo spaccio di droga, capeggiata dal boss apriliano Patrizio Forniti, in qualità di acquirenti e pusher. Era stata chiesta la condanna anche per un altro dei sodali: l’uomo di nazionalità indiana, Jasmail Singh.

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Una indagine che è durata anni, sin dal 2018, quando la DDA, la Dia e i Carabinieri apriliani si erano messi dapprima sulle tracce di Sergio Gangemi, per poi arrivare a scoprire che, ad Aprilia, c’era una cosca a lui contigua e retta da personaggi del peso criminale di Patrizio Forniti (da quasi un anno latitante con la moglie, anche lei indagata, Monica Montenero) e Luca De Luca. Nel processo ordinario che si svolge a Latina sono contestati reati quali l’associazione mafiosa, il concorso esterno in associazione mafioso, il voto di scambio poltico-mafioso e altri reati quali lo spaccio di droga, le estorsione, l’usura.

Sergio Gangemi, attualmente detenuto nel carcere di Frosinone, è accusato nel filone pontino di “Assedio” (l’indagine ha coinvolto anche personaggi di peso a Roma come Nicoletti e Senese) di concorso esterno in associazione mafiosa col clan apriliano di Patrizio Forniti. Lo stesso Forniti risultava essere dipendente della società Spazio Food Uno Spa (un bestione da milioni di euro di fatturato all’anno) e della Selection Cars srl, entrambe controllate da Gangemi.

Secondo gli inquirenti, il 51enne di origine calabrese muove i passi dentro e intorno al clan Forniti, una sorta di mentore di Patrizio Forniti. Gangemi si farebbe forte dei suoi legami con le cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria (De Stefano, Araniti e Martino) e dei suoi rapporti col cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti.

I rapporti tra Forniti e Gangemi sono stati descritti dai collaboratori di giustizia, Renato Pugliese, Agostino Riccardo e Andrea Pradissitto. Gangemi, in questo caso, è accusato di aver agevolato il clan Forniti, intervenendo per frenare il clan Travali che voleva estorcere Davide Lemma, ex candidato sindaco di Latina e ed ex uomo molto vicino all’ex deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta. Secondo il collaboratore Pradissitto, ex affiliato al clan Ciarelli di Latina: “Gangemi è una persona molto portata a livello criminale nel senso che nella zona di Aprilia, Torvaianica è un personaggio importante. Chiunque sa che in queste zone deve rivolgersi a Gangemi o a Forniti per qualsiasi questione”. E ancora: “Quando sono stato detenuto al carcere di Prato, dal marzo 2021, ho incontrato un calabrese di Reggio Calabria, Nino Mordà. Avendo saputo che ero di Latina, mi chiese se conoscevo Sergio Gangemi e Fabrizio Perrozzi (nda: noto imprenditore di Cisterna coinvolto in inchieste e processi per reati finanziari). Mordà mi disse che era cugino di Sergio Gangemi e che aveva conosciuto a Milano Perrozzi”.

Nonostante confische, arresti, processi, indagini, Gangemi – secondo uno dei suoi principali prestanome, Vittorio Gavini, intercettato – sarebbe stato capace, nel 2021, di mettere a disposizione un milione di euro dalla sera alla mattina a favore di un gruppo attivo nel commercio delle calzature. Per conto del clan, il 51enne avrebbe messo a disposizione dell’imprenditore apriliano Massimiliano Stradaioli la somma di 120mila euro che però, a detta della difesa, sarebbero stati fatturati e sono tracciabili. Ad ogni modo, la DDA ne è convinta, e non già da oggi: si tratta di un personaggio che reinveste denaro attraverso commercialisti e notai di Latina, gestendo ad esempio un locale commerciale sulla Nettunense, riconducibile al pregiudicato di Nettuno, Fernando Mancini. Non solo, ad esempio, a Latina, controllerebbe il ristorante Old Wild West e a Cisterna, la Monaco Motors. È ritenuto, inoltre, finanziatore occulto dello spaccio di San Michele, oltreché a controllare di fatto altre società, come la V&GA Costruzioni srl di Marco Antolini. L’Unità di Informazione Finanziaria, tra il 1997 e il 2022, ha ricevuto circa 60 operazioni sospette a carico del gruppo Gangemi.

Contribuisce al gruppo tramite le sue indubbie capacità logistiche e organizzativa – motivano gli inquirenti – e la posizione di potere e il proprio carisma legato all’appartenenza a una storica famiglia di ‘ndrangheta, collegata a sua volta alle cosche De Stefano e Mordà, con cui avrebbe connessioni economiche: dei De Stefano, addirittura, si presuppone abbia investito una parte dei soldi nella nota estorsione mafiosa, ai danni di due imprenditori di Pomezia, che ha visto il Comune di Aprilia tentennare a costituirsi parte civile. Per tale episodio, la condanna di Gangemi a sette anni e due mesi vale una mini richiesta di condanna a 4 anni per l’imponente processo “Assedio”. Un episodio, quello dell’estorsione di Pomezia che storicamente appare sganciata dall’associazione apriliana, ma che il pm Picchi ha ritenuto essere connessa. In sostanza, Gangemi, la cui figura è stata garante della pericolosità del gruppo Forniti, viene trattato come un figura minore nel quadro accusatorio, e non già come il mentore del medesimo Patrizio Forniti.

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