“ASSEDIO”, CHIESTA UNA MINI PENA PER GANGEMI

/
Sergio Gangemi
Sergio Gangemi

Indagine “Assedio”, inizia l’udienza preliminare per alcuni dei coinvolti nella maxi indagine della Direzione Distrettuale Antimafia

Chiesta la condanna a 4 anni di reclusione, in continuazione con il reato di estorsione mafiosa passata in giudicato nel 2021 presso il Tribunale di Velletri, per Sergio Gangemi, giudicato col rito abbreviato a Roma. L’imprenditore vicino alle cosche ‘ndranghetiste di Reggio Calabria è difeso dagli avvocati Gianluca Agostini e Pierpaolo Dell’Anno. Trapiantato tra Latina, Aprilia e Roma, il 51enne, coinvolto in svariate indagini e processi, destinatario di corpose misure di prevenzione e sequestri, è stato coinvolto nella maxi indagine antimafia denominata “Assedio” che, a luglio 2024, ha portato agli arresti 25 persone, tra cui l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi.

Dinanzi al gip di Roma, il pubblico ministero Alessandro Picchi ha chiesto anche le condanne per altri tre soggetti coinvolti nelle maxi indagine antimafia denominata “Assedio”, il cui processo ordinario si sta svolgendo davanti al secondo collegio del Tribunale di Latina. 8 anni e 6 mesi per Gianluca Mangiapelo, assistito dagli avvocati Guerrino Maestri e sempre Luca Giudetti, e 10 anni e 8 mesi anche per Gianluca Vinci, difeso dagli avvocati Stefano Iucci e Luca Giudetti. Sono tutti e due accusati di aver fatto parte dell’associazione finalizzata allo spaccio di droga, capeggiata dal boss apriliano Patrizio Forniti, in qualità di acquirenti e pusher. Chiesta la condanna anche per un altro dei sodali: l’uomo di nazionalità indiana, Jasmail Singh.

Dopo le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno discusso le parti civili e l’unico avvocato difensore Stefano Iucci. Il prossimo 3 febbraio parleranno le alte difese, dopodiché vi sarà un altro rinvio – il 7 o il 17 febbraio – in una data in cui il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Alessandra Boffi, emetterà la sentenza.

Leggi anche:
ASSEDIO 2, PROCESSO BIS PER IL CLAN FORNITI. IN ABBREVIATO UN’ASSOLUZIONE E UNA CONDANNA

Parti civili il Comune di Aprilia, assistito dall’avvocato Massimo Sesselego, e le associazioni “Antonino Caponnetto”, “Libera” e “Reti di Giustizia-Il Sociale contro le Mafie”. Tutti sono già parti civili nel processo principale a Latina. A chiedere di essere parte civile, trovando accoglimento, anche un commerciante di Aprilia vittima di estorsione.

Una indagine che è durata anni, sin dal 2018, quando la DDA, la Dia e i Carabinieri apriliani si erano messi dapprima sulle tracce di Sergio Gangemi, per poi arrivare a scoprire che, ad Aprilia, c’era una cosca a lui contigua e retta da personaggi del peso criminale di Patrizio Forniti (da quasi un anno latitante con la moglie, anche lei indagata, Monica Montenero) e Luca De Luca. Nel processo ordinario che si svolge a Latina sono contestati reati quali l’associazione mafiosa, il concorso esterno in associazione mafioso, il voto di scambio poltico-mafioso e altri reati quali lo spaccio di droga, le estorsione, l’usura.

Sergio Gangemi, attualmente detenuto nel carcere di Frosinone, è accusato nel filone pontino di “Assedio” (l’indagine ha coinvolto anche personaggi di peso a Roma come Nicoletti e Senese) di concorso esterno in associazione mafiosa col clan apriliano di Patrizio Forniti. Lo stesso Forniti risultava essere dipendente della società Spazio Food Uno Spa (un bestione da milioni di euro di fatturato all’anno) e della Selection Cars srl, entrambe controllate da Gangemi.

Secondo gli inquirenti, il 51enne di origine calabrese muove i passi dentro e intorno al clan Forniti, una sorta di mentore di Patrizio Forniti. Gangemi si farebbe forte dei suoi legami con le cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria (De Stefano, Araniti e Martino) e dei suoi rapporti col cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti.

I rapporti tra Forniti e Gangemi sono stati descritti dai collaboratori di giustizia, Renato Pugliese, Agostino Riccardo e Andrea Pradissitto. Gangemi, in questo caso, è accusato di aver agevolato il clan Forniti, intervenendo per frenare il clan Travali che voleva estorcere Davide Lemma, ex candidato sindaco di Latina e ed ex uomo molto vicino all’ex deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta. Secondo il collaboratore Pradissitto, ex affiliato al clan Ciarelli di Latina: “Gangemi è una persona molto portata a livello criminale nel senso che nella zona di Aprilia, Torvaianica è un personaggio importante. Chiunque sa che in queste zone deve rivolgersi a Gangemi o a Forniti per qualsiasi questione”. E ancora: “Quando sono stato detenuto al carcere di Prato, dal marzo 2021, ho incontrato un calabrese di Reggio Calabria, Nino Mordà. Avendo saputo che ero di Latina, mi chiese se conoscevo Sergio Gangemi e Fabrizio Perrozzi (nda: noto imprenditore di Cisterna coinvolto in inchieste e processi per reati finanziari). Mordà mi disse che era cugino di Sergio Gangemi e che aveva conosciuto a Milano Perrozzi”.

Nonostante confische, arresti, processi, indagini, Gangemi – secondo uno dei suoi principali prestanome, Vittorio Gavini, intercettato – sarebbe stato capace, nel 2021, di mettere a disposizione un milione di euro dalla sera alla mattina a favore di un gruppo attivo nel commercio delle calzature. Per conto del clan, il 51enne avrebbe messo a disposizione dell’imprenditore apriliano Massimiliano Stradaioli la somma di 120mila euro che però, a detta della difesa, sarebbero stati fatturati e sono tracciabili. Ad ogni modo, la DDA ne è convinta, e non già da oggi: si tratta di un personaggio che reinveste denaro attraverso commercialisti e notai di Latina, gestendo ad esempio un locale commerciale sulla Nettunense, riconducibile al pregiudicato di Nettuno, Fernando Mancini. Non solo, ad esempio, a Latina, controllerebbe il ristorante Old Wild West e a Cisterna, la Monaco Motors. È ritenuto, inoltre, finanziatore occulto dello spaccio di San Michele, oltreché a controllare di fatto altre società, come la V&GA Costruzioni srl di Marco Antolini. L’Unità di Informazione Finanziaria, tra il 1997 e il 2022, ha ricevuto circa 60 operazioni sospette a carico del gruppo Gangemi.

Contribuisce al gruppo tramite le sue indubbie capacità logistiche e organizzativa – motivano gli inquirenti – e la posizione di potere e il proprio carisma legato all’appartenenza a una storica famiglia di ‘ndrangheta, collegata a sua volta alle cosche De Stefano e Mordà, con cui avrebbe connessioni economiche: dei De Stefano, addirittura, si presuppone abbia investito una parte dei soldi nella nota estorsione mafiosa, ai danni di due imprenditori di Pomezia, che ha visto il Comune di Aprilia tentennare a costituirsi parte civile. Per tale episodio, la condanna di Gangemi a sette anni e due mesi vale una mini richiesta di condanna a 4 anni per l’imponente processo “Assedio”. Un episodio, quello dell’estorsione di Pomezia che storicamente appare sganciata dall’associazione apriliana, ma che il pm Picchi ha ritenuto essere connessa. In sostanza, Gangemi, la cui figura è stata garante della pericolosità del gruppo Forniti, viene trattato come un figura minore nel quadro accusatorio, e non già come il mentore del medesimo Patrizio Forniti.

Leggi anche:
ESTORSIONE MAFIOSA: RIDOTTA LA CONDANNA PER SERGIO GANGEMI

Articolo precedente

CORI CELEBRA L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ

Articolo successivo

MALTEMPO, ALLERTA ARANCIONE: CHIUSE LE SCUOLE A SABAUDIA E ALTRI COMUNI

Ultime da Giudiziaria