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Procura della Repubblica di Latina

ALL’OMBRA DEI RIFIUTI DI CORI, I POLITICI E IL MONDO DELLE COOP ROSSE. INDAGATO DOMENICO CAPITANI

in Cronaca

A quanto riportato da un articolo pubblicato da Latina Oggi, a firma di Graziella Di Mambro, c’è un’indagine in Procura a Latina che avrebbe coinvolto Domenico Capitani e Angelo Fanfarillo per reati quali turbativa degli incanti, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Domenico Capitani
Domenico Capitani (foto da sassarinotizie)

Capitani, come noto, è un ex assessore della Provincia, imprenditore molto conosciuto e citato anche nelle carte dell’inchiesta Mondo di mezzo, al secolo Mafia Capitale, nelle quali, riportando una intercettazione, veniva definito da Salvatore Buzzi – il leader del sodalizio romano insieme a Massimo Carminati – non proprio oxfordianamente: “Capitani è uno dei più grandi figli de ‘na m…che ho mai conosciuto…quando sono venuto a Sabaudia la prima volta…io me trovo ‘sto cazzo de Capitani che era in coda al PCI…ora è l’uomo de Fazzone“. Da marzo, per un’altra vicenda, è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata al fine del conseguimento di erogazioni pubbliche e falso ideologico in atto pubblico, accusato di aver truffato la Comunità Europea e ricevuto dalla azienda di cui era amministratore e del consorzio di produttori di kiwi di cui era presidente, rimborsi spese che non gli spettavano.

guardia-di-finanzaAngelo Fanfarillo, invece, è uscito indenne dai guai giudiziari in cui era stato coinvolto che, come scrive Graziella Di Mambro, andavano dalla corruzione di testimoni fino alla inquietante vicenda che lo vide accusato di essere stato il mandante di una aggressione violenta contro un finanziere. 
Il finanziere è il luogotenente Gaetano Reina che il 15 aprile 2014 si vide piombare addosso a Cisterna i due albanesi, Elson Ivanaj e Arbis Vjerdha. Fu ridotto male, a colpi di spranga.
I mandanti furono individuati in Angelo Fanfarillo e Giovanni Trichei i quali, nel luglio scorso, sono stati assolti per non aver commesso il tentato omicidio in concorso per cui erano accusati. I due picchiatori, al contrario, entrambi condannati a otto anni di reclusione.

Sostituto procuratore Daria Monsurrò
Sostituto procuratore Daria Monsurrò

Proprio dalle indagini a carico di Fanfarillo, sarebbe scaturito un altro fascicolo che ha portato a ipotizzare i reati di cui accennavamo all’inizio, a carico del medesimo Fanfarillo e Domenico Capitani. Ipotesi di reato che, come scritto da Latina Oggi, sono state ritenute non a prova di bomba e, per questo, la stessa Procura di Latina ne ha richiesto l’archiviazione respinta, però, dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Cario che ha ordinato con il rinvio degli atti un supplemento di indagine ai sostituti procuratori Daria Monsurrò e Valerio De Luca.

Ma quello che è più importante, al di là dell’aspetto penale, è lo spaccato che ne viene fuori, con personaggi politici e gravitanti intorno ai partiti che si ripropongono spesso nelle vicende della provincia. E sopratutto, l’immancabile boicottaggio delle indagini, dal momento che anche per questa inchiesta della Procura di Latina – come per tante altre, dal Lollogate ad Alba Pontina passando per Don’t Touch eccetera – vi sarebbe prova evidente di un inquinamento: tutti gli indagati sapevano di essere indagati, a cominciare da Domenico Capitani che bonificò il suo studio e trovò la cimice della Squadra Mobile di Latina.

Latina Oggi riporta uno stralcio di un’informativa della Polizia inerente all’inchiesta su Capitani piuttosto esplicativa: “risulta un quadro delinquenziale all’interno del quale all’interno del quale il Capitani costituisce il perno del sistema a cui il Fanfarillo Silvio (figlio di Angelo) contribuisce, offrendo un contributo agli affari del gruppo; fra questi affari vi è la gara per l’aggiudicazione della concessione dei rifiuti urbani ambientali del Comune di Latina e per acquisire nuovi mandati nell’ambito dei programmi della Sogin (ndr: la società che si occupa del decomissioning delle centrali nucleari tra cui quella di Borgo Sabotino)”. 

adinolfi
Matteo Adinolfi

Una gara, quella dei rifiuti di Latina, appetita da più parti a Cisterna come, ad esempio, dall’imprenditore Raffaele Del Prete il quale, secondo le intercettazioni di un altro processo, denominato Touchdown, contava sulla sua vicinanza al mondo della Lega, nelle persone del deputato terracinese Francesco Zicchieri e dell’attuale parlamentare europeo della Lega il latinense Matteo Adinolfi.

Ma cosa vorrebbero Capitani e gli altri indagati nella vicende che li vedrebbe indagati dalla Procura di Latina? Promuovere Asa, l’Azienda Servizi Ambientali, che fa parte dell’“ampio sistema di società e cooperative riconducibili a Capitani”. Per spingere l’azienda, quando all’orizzonte si vedevano gustosi appalti come quello da 18 milioni di euro della gestione dei rifiuti del capoluogo pontino, sarebbe venuta in soccorso Lubiana Restaini, di cui Latina Tu ha punteggiato la figura politica e di costume, attualmente assessore alla Cultura nel Comune di Roccagorga, già vigile urbano distaccata presso la Procura di Latina nei primi anni del Duemila.

Il consigliere regionale Pino Simeone, il senatore Claudio Fazzone e l'assessore di Roccagorga Lubiana Restaini
Il consigliere regionale Pino Simeone, il senatore Claudio Fazzone e l’assessore di Roccagorga Lubiana Restaini

La dama bionda Lubiana si dà da fare per la Asa di Capitani e la Squadra Mobile definisce frenetiche le sue attività di sponsorizzazione in modo da accreditare l’azienda “presso vari esponenti politici e istituzionali al fine di favorirla nell’ambito di commesse pubbliche“. Viene persino citata in un viaggio a Milano, dove Lubiana Restaini è di casa avendo rapporti politici molto stretti con la Lega, insieme all’amministratore di Asa, Gabriele Pandolfi, uomo di fiducia di Capitani e già funzionario di partito nel PCI e, poi, nel PDS. All’epoca in cui i cosiddetti quadri partitici venivano stipendiati. Qualche era geologica fa. 

CONCORSO DI IDEE_PROGETTO VINCITORE CORIA quanto scrive Latina Oggi, riportando le carte in suo possesso, il fatto scatenante l’inchiesta, e il successivo puntiglio del gip, è l’appalto dei rifiuti al Comune di Cori. È lì che il Consorzio Cns (inserito anch’esso nelle carte di Mafia Capitale, con l’ex alto dirigente dell’area pontina Salvatore Forlenza, poi archiviato), ossia la società madre a cui faceva capo la Asa di Capitani, decide di revocare il contratto dei rifiuti di Cori ad Asa per assegnarlo alla pometina Formula Ambiente, altra sua consociata. Per rimediare a questo sgarbo operato da Cns, Capitani sarebbe stato disposto a mettere a capo dell’Asa un politico con entrature nella Lega delle Cooperative, altro colosso del potere cooperativistico rosso. Il politico, dagli atti in possesso di Latina Oggi, si sarebbe messo, per denaro, in contatto con i vertici di Cns in modo da far rientrare nel contratto dei rifiuti corese l’azienda di Capitani/Pandolfi. Soldi versati al politico sotto forma di emolumenti di carica sociale in Asa quantificati dagli investigatori in 200mila euro.

A latere di un quadro che, per ora, apparirebbe più da faccendieri che da galeotti, si inserisce anche un certo ruolo di un giornalista che, stando agli atti riportati da Latina Oggi, sarebbe stato al servizio della Restaini e, dunque, degli interessi di Capitani and Co.

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