Sep di Pontinia
Sep di Pontinia

ALLA SEP DI PONTINIA CONFERMANO IL METODO UGOLINI: SPREMUTA D’ARANCIA E AMMENDANTE. E GLI “ODORI” NON VANNO VIA

in Cronaca

Ora sono più chiare le parole che l’amministratrice giudiziaria della Sep nominata dal Tribunale di Roma, Carmela Regina Silvestri, aveva rivolto ai cittadini durante l’assemblea organizzata dal Partito Democratico all’ex infermeria di Fossanova lo scorso materdì 23 luglio.

Silvestri
La dottoressa Silvestri, amministratrice giudiziaria della SEP

Si trattava di una sua richiesta fatta alla Regione Lazio per avere l’autorizzazione a un ricircolo dei rifiuti (accordata dalla dirigente regionale Flaminia Tosini il 12 luglio), praticamente niente più e niente meno di quello che facevano gli Ugolini, peraltro sicuri di aver eliminato così, col doppio passaggio (rifiuto spremuto nell’impianto della Sogerit – rifiuto trasferito alla Sep per essere lavorato come ammendante finale), il problema dell’ammendante fumante. Ma cosa è nello specifico un ricircolo dei rifiuti?

Da Sin a Destra: l’assessore all’ambiente Regione Lazio Valeriani, l’assessore all’agricoltura Onorati, il consigliere regionale PD La Penna, l’amministratrice SEP Silvestri e il direttore tecnico SEP Petruccianni

L’Autorizzazione al ricircolo dei rifiuti non pericolosi individuati che la dott.ssa Silvestri, amministratrice delle tre società degli Ugolini Sep, Sogerit e Adrastea, ha chiesto al settore Ambiente della Regione Lazio altro non è che un trasbordo dei rifiuti di Sogerit, il capannone che si trova di fronte alla Sep a Mazzocchio, verso l’impianto vero e proprio della medesima Sep. Anche secondo Ugolini che lo spiegava il 4 febbraio (vedi video sotto), il rifiuto in questo modo sarebbe stato più sicuro poiché veniva liberato del percolato in eccedenza – questa eccedenza lui la chiamava “spremuta d’arancia”cosicché si sarebbe potuto stare certi che l’ammendate prodotto, una volta finito in lavorazione nell’impianto Sep, fosse lindo e pinto ma sopratutto senza emissioni odorigene. Ciò che facevano un tempo alla Sep degli Ugolini, in sostanza viene riproposto anche dall’amministratrice giudiziaria, nonostante le proteste dei comitati e dei cittadini manifestate anche martedì scorso, i quali hanno figurativamente sculacciato politici e tecnici a Fossanova.

Si legge infatti nella determina dello scorso 12 luglio (vedila qui per intero), quindi prima dell’assemblea del 23 luglio, che la Direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti, retta dalla dott.ssa Flaminia Tosini, ha autorizzato la richiesta della Silvestri poiché “l’esigenza di ottenere l’autorizzazione al ricircolo in questione, deriva dall’aver rilevato che, presso un capannone nella disponibilità del limitrofo impianto della SOGERIT S.r.l., utilizzato dalla SEP S.r.l. per il deposito dell’ammendante prodotto, in realtà risultavano stipate non meglio determinati quantitativi dei predetti rifiuti non pericolosi, classificati, mediante recenti analisi di laboratorio disposte dallo stesso Amministratore Giudiziario, con codice EER 190503“, rifiuti che “le analisi effettuate non hanno evidenziato” essere “non idonei a livello grave“.
Immagine SEPOra sarebbe da comprendere se nel burocratese regionale “sotto il livello grave” ci sia comunque un livello pericoloso per naso, membra e vita dei cittadini di Mazzocchio e oltre perché, e questo forse l’amministratrice giudiziaria non lo sa essendo venuta da poco tempo e vivendo l’azienda al massimo 2/3 volte a settimana (per sua stessa ammissione), la cosa si presenta comunque grave agli occhi degli abitanti di Pontinia e Priverno, con propaggini a Sabaudia. Comunque grave non tanto per le fredde pratiche di un ufficio, ma per i cittadini che infatti “l’odore”, come lo ha definito la stessa Silvestri, lo sentono ancora ed eccome. Anzi.

C’è di più. Ciò che in Regione chiamano rifiuto “non idoneo a livello grave”, altro non è, come detto, che il risultato della spremuta d’arancia (cit. Vittorio Ugolini, indagato in Smoking Fields dalla Procura di Roma). Una definizione che lasciò basiti i manifestanti che protestavano di fronte al suo (ex?) stabilimento il 4 febbraio scorso, giorno della conferenza dei servizi da cui la sunnominata dirigente Tosini usciva in auto con un viso quantomeno sorridente. Anche se quel giorno nessuno rideva.

Flaminia Tosini in un fermo immagine delle riprese fatte da Latina Tu nel giorno della manifestazione di febbraio
Flaminia Tosini in un fermo immagine delle riprese fatte da Latina Tu nel giorno della manifestazione di febbraio. Qui, la dirigente regionale usciva dalla conferenza dei servizi che si era tenuta tra parte privata e pubblica in concomitanza della manifestazione di cittadini e attivisti

Dunque, si legge sempre nella determina del 12 luglio, “al fine di non gravare sui conti della stessa SEP S.r.l., destinando a recupero e/o smaltimento presso impianti terzi detti rifiuti non pericolosi, e consentire così la continuità aziendale, s’intende procedere al ricircolo degli stessi presso l’impianto in questione, al fine di farne ammendante“.

E i cittadini dovrebbero stare sereni in attesa che passi la nottata, la qual cosa, vista la determinazione dimostrata nella scorsa assemblea a Fossanova, non pare praticabile. Ma né l’amministratrice giudiziaria che ha almeno l’attenuante di non conoscere bene esasperazione della gente, indignazione, dolore e ambiente tumefatto, né la direzione regionale l’ha compreso bene. Tanto più che nella determina si scrive che si prevede “che la presente autorizzazione abbia efficacia fintantoché il predetto capannone non sia stato liberato completamente dai rifiuti non pericolosi in questione, e non siano state completate le operazioni di ricircolo degli stessi“. Operazioni che dureranno un bel po’ considerato che nella stessa determina la Regione dispone resoconti ogni trenta giorni: “relazionare, ogni trenta (30) giorni, gli uffici dell’Autorità competente sullo stato di avanzamento delle operazioni di svuotamento del predetto capannone, indicando i quantitativi rimossi ed avviati alle previste operazioni di ricircolo“. 

Ora bisognerà capire cosa pensano i Comitati e i cittadini, ma non serve essere un indovino per arrivarci.

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