ALBA PONTINA, CLAN DI SILVIO: IANNOTTA NON PARLA

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Luciano Iannotta
Luciano Iannotta

Processo Alba Pontina: nel procedimento che contesta l’associazione mafiosa al Clan Di Silvio di Armando detto “Lallà”, oggi era attesa la testimonianza dell’imprenditore di Sonnino Luciano Iannotta, rinviato a giudizio dopo gli arresti dell’inchiesta “Dirty Glass”

Prima di Iannotta, quest’oggi, presso la Corte d’Assise del Tribunale di Latina, sono stati interrogati da difesa e accusa due testi che avevano a che vedere, rispettivamente, con l’estorsione madre di “Alba Pontina” consumata nei confronti dell’ex ristoratore di Sermoneta Scalo (Valentina Riccio), e un’altra che vide coinvolti due uomini e una donna. Ad essere stato protagonista, in quest’ultimo fatto criminoso, c’è, non indagato, il proprietario di un noto risto-pub di Latina, Youssef Islam, a cui il Pubblico Ministero De Lazzaro ha chiesto se conoscesse oltreché Pugliese, Riccardo e Costantino “Cha Cha” Di Silvio, anche Gianluca Tuma. Una domanda a cui si è opposta la difesa di Armando Lallà Di Silvio e che ha trovato l’accoglimento del collegio giudicante presieduto da Gian Luca Soana. La domanda è stata giudicata fuori contesto nonostante, come ha spiegato il Pm, servisse a ricostruire l’ambiente in cui era avvenuta la presunta richiesta di aiuto al Clan Di Silvio da parte del suddetto proprietario del locale pontino.

Ad ogni modo, al netto di un altro testimone risultato irreperibile, il momento clou sarebbe stato con Luciano Iannotta chiamato dall’avvocato difensore di Armando “Lallà” Di Silvio Oreste Palmieri.

“Sarebbe stato” perché Iannotta, l’imprenditore dai molteplici interessi e rapporti, che a breve dovrà affrontare il processo scaturito dall’inchiesta “Dirty Glass”, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Una richiesta accolta anche dal Pm e dal Collegio giudicante in quanto a Iannotta è contestato di avere concorso in una estorsione con Pugliese e Riccardo, questi ultimi due in ragione della loro appartenenza al clan mafioso dei Di Silvio: si riferiscono all’estorsione ai danni di alcuni imprenditori. Dunque – questo è il ragionamento della Corte – qualora l’imprenditore venisse sentito come testimone, gli sarebbe offerta anche la possibilità di avvalersi di non rispondere. Opportunità che Iannotta ha colto al volo, non rispondendo a nessuna domanda del collegio difensivo ed eventualmente dell’accusa.

A chiusura dell’udienza del processo (le prossime: il 23 febbraio e il 23 marzo), Armando “Lallà” Di Silvio, il boss della famiglia di Campo Boario, è intervenuto in video-collegamento da Sassari, dove è detenuto, per dire che ha bisogno di un medico. Il capo-famiglia sostiene di avere gravi problemi psichiatrici e di stare male.

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