ABUSI SESSUALI ALLA SCUOLA MEDIA DI LATINA, IL PADRE DELLA RAGAZZA: “QUESTA COSA ANCORA MI AMMAZZA2”

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Abusi sessuali su una minorenne a scuola: prosegue il processo al bidello sessantenne arrestato nell’ottobre 2022

Davanti al I collegio de Tribunale di Latina presieduto dal giudice Gian Luca Soana – a latere i giudici Fabio Velardi e Francesca Coculo -, è proseguito il dibattimento del processo nei confronti del bidello accusato di abusi sessuali ai danni di una studentessa delle medie, all’epoca dei fatti, tra il 2018 e il 2019, tredicenne.

Ad aprile 2023, il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, ha deciso per il rinvio a giudizio del bidello 64enne, residente a Nettuno, accusato di aver palpeggiato e molestato una studentessa minorenne, di 13 anni, in una scuola a Latina. L’uomo, C.G. (le sue iniziali), assistito dagli avvocati Restante e Giordano, era anche oggi presente in aula.

Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal Pm Andrea D’Angeli, la ragazza, ormai anni fa, tra il 2018 e il 2019, avrebbe subito, in terza media, le attenzioni e le molestie del bidello di 64 anni, accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima. L’episodio più grave di abuso nei confronti della minorenne sarebbe avvenuto peraltro all’interno del bagno della scuola media. Un particolare confermato dalla madre della ragazza che, lo scorso ottobre, è stata interrogata come testimone: il bidello cercò di baciare la minorenne.

Una volta arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri di Latina, l’uomo era rimasto in silenzio davanti al Gip Giuseppe Cario. Il bidello, che nel frattempo è stato sospeso dalla scuola in cui lavora, era stato arrestato nella prima settimana di ottobre 2022. Le manette erano scattate la mattina del 7 ottobre, presso il plesso scolastico della scuola media del capoluogo. I militari dell’Arma di Latina lo hanno prelevato, in pieno orario scolastico, vista la misura urgente degli arresti domiciliari da applicare.

Nel corso dell’incidente probatorio, davanti al Gip Giuseppe Cario, la ragazza, oggi una adolescente di 17 anni che frequenta il liceo classico a Cisterna, aveva confermato tutto il quadro accusatorio. Ecco perché l’intero incidente probatorio è agli atti del processo. Ascoltata in modalità protetta per ovvi motivi, la giovane, difesa dall’avvocato Manchisi e assistita da una psicologa, ha ripercorso le varie fasi dell’approccio sessuale dell’uomo: dall’offerta di comprarle una merendina, fino al tentativo di baciarla e ai palpeggiamenti ricevuti suo malgrado.

Il tenore delle testimonianze dell’accusa odierne è stato piuttosto univoco. Tutti, dal padre della ragazza al vice preside dell’istituto scolastico della scuola media, fino alla psicoterapeuta che ha in cura la ragazza e alla consulente della Procura, hanno confermato più o meno il quadro accusatorio. Il vice preside ha spiegato che la mamma della minorenne, a distanza di circa due anni dall’episodio, gli aveva riferito del malessere della figlia. La ragazza gli aveva raccontato di aver subito delle attenzioni fisiche dal collaboratore scolastico. “Il bidello, secondo la mamma, – ha spiegato il docente – aveva toccato la figlia nelle parti intime e lo stesso aveva provato a baciare la figlia dentro il bagno. Al che la ragazza tentò di allontanarsi e rientrò in classe. Dopodiché, una volta che la madre mi riferì questi particolari, io l’ho detto alla dirigente scolastica e ci siamo recati dai Carabinieri di Borgo Podgora”. I militari dell’Arma spiegarono a preside e vice preside che i genitori avrebbero dovuto denunciare l’episodio, cosa che avvenne poco dopo.

Non poteva passare inosservata la testimonianza del padre della ragazza. L’uomo, visibilmente emozionato e toccato dalla vicenda che ha coinvolto la figlia, ha spiegato di quanto è ancora dura la ripresa di sua figlia che, dopo gli episodi avvenuti alle medie, aveva smesso di mangiare e si svegliava la notte in preda agli incubi. “Mandammo mia figlia dallo psicoterapeuta perché si svegliava la notte e piangeva, era disinteressata a tutto. Faceva equitazione a livello nazionale e ha smesso di farlo, ci siamo preoccupati. Disse alla madre del bidello, solo dopo averlo spiegato allo psicoterapeuta. Io seppi tutto a dicembre 2021: tornai a casa da lavoro e trovai mia moglie con gli occhi pieni di lacrime e mia figlia che piangeva”.

Fa fatica il padre della ragazza a raccontare quanto gli ha spiegato la figlia. Si commuove, fino alle lacrime: “Questa cosa mi ammazza“. Eppure, come gli rammenta il pubblico ministero D’Angeli, deve dire parola per parola di quanto sa. “Il bidello della scuola media l’aveva palpeggiata nelle parti intime, sul sedere e aveva tentato di baciarla in bagno, prendendole la faccia con le mani. Quando me lo ha raccontato, mia figlia era distrutta, piangeva disperata. Raccontò di vari episodi”.

I fatti successero tra ottobre e novembre 2019 quando la ragazza aveva appena 13 anni. Tuttavia, il dolore del genitore è ancora lampante. “Sono rimasto deluso, la notte non dormimmo e la mattina dopo abbiamo consultato lo psicologo. Mia moglie parlò col vice preside. Poi, mia figlia mi descrisse il bidello e mi disse che si vestiva nero. Mia figlia è tuttora in cura, ma anche ieri sera, sapendo del processo, piangeva. Ora, sta cercando di riprendersi: ha amici e un fidanzantino”.

Ad ogni modo, secondo il padre, il percorso di ripresa è ancora difficile. “Mia figlia mi disse che si sentiva che era stata colpa sua di ciò che era capitato alla scuola media col bidello e aveva paura. Per lei, dopo che mi aveva raccontato tutto quanto, tutti gli uomini sono uguali, anche se io le ho detto che non è vero: ci sono tante persone perbene. Ogni volta che si ripropone la vicenda, però, lei piange. In tutto sono due o tre gli episodi più significativi: una volta le toccò il sedere e un’altra volta provò a baciarla”.

Un racconto che non si discosta molto da ciò che è emerso dalla testimonianza della psicoterapeuta che, al momento, ha ancora in cura la ragazza. “Mi chiamò la madre, parlandomi della figlia che poi venne da me. Feci due incontri conoscitivi con la ragazza, poi è iniziato il percorso più strutturato. Mi disse che aveva malessere e non le piaceva la scuola del liceo classico di Cisterna. Faceva incubi e mi raccontava che in questi butti sogni c’era la presenza di un uomo che la sequestrava. Ho cominciato a fare domande più specifiche e alla fine mi spiegò che c’era qualcosa di riconducibile alla vecchia scuola“.

Successivamente, “a metà novembre 2021, mi raccontò che alle medie aveva vissuto un brutto periodo: sono stata chiusa in bagno e sono scappata – mi raccontò – e ora si vergognava”. Solo allora, scavando con le domande, la psicologa intuì che c’era stato un problema, tanto da suggerirle di parlarne con i genitori.

“Dopo che la ragazza ha parlato con i genitori, questi vennero a parlare da me e mi dissero che la figlia aveva raccontato del tentativo di bacio del bidello. Del bidello, in seguito, mi parlò anche la ragazza spiegandomi che nel corso degli anni delle media era diventato sempre più invadente. Mi raccontò che la prendeva su un fianco e poi scendeva con la mano toccandole il sedere“.

Una situazione di crisi totale tanto che la ragazza “si sentiva svalutata. Era spaventata e bloccata”. Una versione della psiche della teenager confermata dalla consulente della Procura: “Ci fu una escalation dei comportamenti del bidello, fino all’episodio del tentato bacio avvenuto nel bagno: la ragazza ebbe una sensazione di impotenza, in gergo si dice freezing”.

Il processo è stato rinviato al prossimo 26 gennaio quando ci sarà interrogato il bidello, accusato degli abusi sessuali.

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