PROCESSO “RISIKO”, CHIESTA LA CONFERMA DELLE CONDANNE IN APPELLO

Johnny Lauretti e Massimiliano Del Vecchio
Johnny Lauretti (con il cappello) e Massimiliano Del Vecchio

Processo “Risiko”: dopo la sentenza di primo grado, le difese ricorrono in Appello per il gruppo capeggiato dal narcos di Fondi, Massimiliano Del Vecchio

Il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, al termine della requisitoria, ha chiesto che le condanne per tutti gli imputati nel procedimento “Risiko” siano confermate, con l’eccezione della compagna del collaboratore di giustizia, a sua volta collaboratrice di giustizia, Maria Teresa Alecci, di cui ha invocato il riconoscimento delle attenuanti generiche. È stato questo l’esito dell’udienza d’Appello che si è tenuto oggi, a Roma, per il gruppo legato al narcotrafficante di Fondi, Massimiliano Del Vecchio, recluso al 41 bis.

Lo scorso 21 ottobre, il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Carlo Lasperanza, ex procuratore aggiunto di Latina, aveva chiesto che il processo di secondo grado fosse rinviato a oggi, 4 novembre, per permettere al nuovo procuratore generale di svolgere la requisitoria. Dopo la requisitoria odierna, hanno discusso le difese dei collaboratori di giustizia Johnny Lauretti e Maria Teresa Alecci.

Le altre difese discuteranno le loro arringhe nelle prossime date di 25 novembre e 9 dicembre. La sentenza finale verrà emessa il prossimo 16 dicembre. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Vita, Palmieri, Forte, Frisetti, Placanica, Orticelli, Cardillo Cupo e Palmiero.

Tutti gli imputati, legati al leader Massimiliano Del Vecchio, che negli anni ha accresciuto potere e ambizioni nella malavita pontina e oltre, avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Massimiliano Del Vecchio è anche lui giudicato in abbreviato, ma il suo processo si trova ancora in fase di definizione nel primo grado. La Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha chiesto 20 anni di reclusione

Un anno fa, il 28 ottobre 2025, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Livio Sabatini, dopo una camera di consiglio durata 9 ore, aveva pronunciato la sentenza con cui condannava il gruppo di Massimiliano Del Vecchio, il quale, come detto, è giudicato a parte dopo la cattura ad agosto 2025 e la fine della sua latitanza in Spagna.

Aveva retto il reato più grave, quello dell’associazione per delinquere. Pesanti le condanne per gli imputati: 18 anni e 3 mesi per Gianluca Del Vecchio, fratello del capo del sodalizio Massimiliano Del Vecchio; 18 anni per Alessandro Artusa, per cui è stato riqualificato il capo d’imputazione che lo dava come promotore del sodalizio, e 18 anni per Roberto Ciarelli; 10 anni e 6 mesi per Alberto Di Vito; 8 anni e 6 mesi per il collaboratore di giustizia Johnny Lauretti (ha deciso di collaborare con lo Stato in seguito al suo arresto per questa operazione) e 2 anni e 8 mesi per la compagna Maria Teresa Alecci; 11 anni e 4 mesi per Giovanni Masella; 8 anni e 6 mesi per Luciano Zizzo, per cui era caduta l’accusa dell’associazione per delinquere; 10 anni e 6 mesi per Daniel De Ninno; 13 anni e 6 mesi per Giovanni Rotunno; 6 anni e 8 mesi per Adolfo Bortone; 6 anni e 4 mesi per Claudio Pinto; infine 16 anni e 4 mesi per Luigi Buonocore, narcos e cinta di collegamento con la camorra romana di Senese e la ‘ndrangheta. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Maurizio Forte, Benedetta Orticelli, Alessia Vita, Oreste Palmieri, Pasquale Cardillo Cupo, Andrea Palmiero, Cesare Placanica e Giovanni Fiorino.

Il procedimento penale è quello denominato Risiko e ad essere contestata è un’associazione per delinquere finalizzata a spaccio ed estorsioni che si muoveva tra Fondi (città principale), Latina e altri centri pontini.

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Dalla maxi indagine, che assommava ben tre attività investigative – le quali hanno coinvolto Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, Squadra Mobile pontina, militari dell’Arma della Compagnia di Terracina e poliziotti del Commissariato di Fondi, tutti coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina – si è arrivati il 26 novembre 2024 alla retata che aveva eseguito un’ordinanza imponente: carcere per tanti personaggi della malavita pontina che si intrecciava tra la città della Piana e il capoluogo di provincia.

Giovanni Masella in mezzo alle banconote

Un gruppo criminale capeggiato da Massimiliano Del Vecchio, che è riuscito a farla franca rendendosi latitante un attimo prima delle manette, e l’altro fondano Johnny Lauretti il quale, in seguito a questa operazione, ha deciso di dire basta e diventare collaboratore di giustizia. Come noto, Del Vecchio è stato catturato ad agosto 2025 grazie alla collaborazione tra Carabinieri del Nucleo Investigativo e Guardia Civil spagnola. A ottobre è arrivata l’estradizione, la conseguente sorveglianza speciale e il silenzio del narcos interrogato proprio in ragione dell’ordinanza “Risiko”, eseguita a suo carico solo dopo il suo ritorno forzato in Italia.

Le investigazioni hanno consentito di ricostruire l’esistenza di un’associazione armata dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Un grippo che partito da Fondi aveva assoldato anche personaggi di peso criminale nel capoluogo di provincia come Roberto Ciarelli, figlio del boss Ferdinando Ciarelli detto “Furt”, e Alessandro Artusa condannato per sentenza passata in giudicato per l’omicidio Saccone commesso a Latina alla fine degli anni novanta. Gli imputati utilizzavano il sistema criptato “Encrochat”, che è stato possibile decriptare grazie all’individuazione, in territorio francese, del server sul quale confluivano tutte le chat. Un sistema da criminalità di Serie A.

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Il 15 luglio 2025, si era celebrata la prima tappa della udienza preliminare, davanti al Gup del Tribunale di Roma, e i pubblici ministeri Francesco Gualtieri, Martina Taglione, Valerio De Luca e Alessia Natale avevano chiesto le condanne per coloro che hanno chiesto il rito abbreviato al termine di una lunga requisitoria.

L’antipasto dell’indagine che, a novembre 2024, ha portato a eseguire sedici arresti, era stata la cosiddetta operazione “Jars”. In quell’operazione, eseguita dai Carabinieri ad aprile 2024, emergeva la guerra per lo spaccio, condita da minacce, armi e attentati incendiari tra il gruppo guidato dalla coppia Alessio Ferri (legato ad Aldo Trani, cognato dei fratelli Tripodo) e Andrea Pannone (un tempo collocato nel clan Zizzo) e il sodalizio capeggiato da Massimiliano Del Vecchio, forte di legami anche con personaggi di peso criminale nel nord della provincia e oltre. Nella guerra dello spaccio fondano, il gruppo Del Vecchio è uscito vittorioso su quello Ferri-Pannone, a suon di roghi dolosi e armi da guerra.

Lo scenario era stato anticipato il 23 dicembre 2021 quando Carabinieri e Polizia arrestarono un gruppo eteregoneo di fondani e latinensi, tutti più o meno con precedenti di polizia. La Corte d’Appello ha confermato e condannato a pene persino più alte i sette uomini che tre anni fa furono arrestati a Fondi con un carico rilevante di droga. Gli imputati, così come nel primo grado, erano stati riconosciuti colpevoli di detenere la droga, successivamente la Cassazione ha rimesso in discussione quasi tutto. Ad ogni modo la pena più pesante è stata per il killer Alessandro Artusa, 60enne di Latina, nato in Sicilia, che ha subito una condanna a 8 anni e 7 mesi, più una multa da 14mila euro.

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